11 febbraio 2007  Santa Margherita Ligure -GE-

 

2^ Mezza Maratona delle Due Perle

Una meravigliosa corsa insieme a quel “ ragazzo che come me……”

di Massimo Bertarelli 

 

....amava i Beatles e i Rolling Stones. Vi siete messi a canticchiare vero? E chi non la conosce questa che è una delle più belle canzoni italiane di sempre.
Correva l’anno 1966 quando venne scritta, Gianni Morandi a 22 anni era ormai già diventato un idolo di tutte le ragazzine italiane, io all’epoca ero un ragazzo di 12 anni che imparava a memoria le sue canzoni.
E come in una sequenza di avvenimenti gestita dal caso o seguendo un piano preordinato dal destino io e Gianni un giorno ci saremmo incontrati.La prima volta accadde proprio qui, a Santa Margherita Ligure, l’anno scorso. Prima di questa gara avevo corso solo due mezze maratone, ero proprio all’inizio della mia avventura podistica, e dopo un mese e mezzo di infortunio ricominciai a correre ai primi di Gennaio con un entusiasmo ed una voglia incredibili. Vedere la pubblicità di questa gara alla sua prima edizione ed iscrivermi con una certa incoscienza nel giro di qualche minuto
era l’inizio di quel percorso che mi avrebbe portato a conoscere uno degli idoli della mia gioventù.
E cosi nel tardo pomeriggio del sabato prima della gara, io e mia moglie passiamo davanti alla chiesa principale di Santa Margherita, vediamo che è aperta e decidiamo di entrare per visitarla. Lei si avvicina ad una delle cappellette laterali per accendere un cero in ricordo dei nostri cari che non ci sono più, io mi avvio per vedere da vicino l’altare. Siamo soli in questa chiesa, nel silenzio e nella pace tipica di questi posti sento aprirsi una delle porticine d’ingresso e dei passi si avvicinano verso di me. Mi giro e Gianni è li, a pochi metri da me nel suo cappotto blu, e con le mani giunte si sta dirigendo verso l’altare. Mi sposto per farlo passare, la mia timidezza neanche mi fa pensare solo di sorridergli, figurarsi ad importunarlo e cosi raggiungo mia moglie che girata di spalle non si è
accorta di niente. La prendo sottobraccio e le sussurro: “Vieni un po’ con
me, che cosa ti avevo detto?”.Dovete sapere che una delle armi su cui avevo fatto conto nel caso mi avesse fatto storie per questa vacanzina era sapere che Gianni Morandi sarebbe stato della gara e, dato che per lui mia moglie ha una cotta da più di 40 anni, ero sicuro che in caso di necessità sarebbe stato il tipico asso nella manica. Non ce ne fu bisogno perché l’idea le piacque immediatamente, però l’avvisai che anche lui risultava iscritto alla competizione e chissà mai
che l’avrebbe potuto incontrare. Chiaramente lei, conoscendomi, mi aveva apostrofato con “si, certo, come no, figurati se c’è davvero, inventane una
più credibile” e via discorrendo.Cosi la scorto verso quella persona girata di spalle, la conduco lateralmente a dov’è lui in modo che, senza disturbarlo, possa però vederlo in volto. Beh, credetemi, nel braccio di mia moglie ho sentito un tremito, inequivocabile segno di emozione. Si gira, mi guarda, mi sorride ed io
“allora ci credi adesso?”. Usciamo dalla chiesa e mentre siamo ancora sul sagrato poco dopo esce anche lui. Nel giro di qualche secondo: “ma è Gianni…ciao Gianni….” ed in men che non si dica viene circondato da un mare di persone (soprattutto donne) che lo vogliono vedere da vicino, gli stringono la mano, gli domandano qualcosa e lui sorridente e disponibile si lascia circondare da quella marea di affetto. Finita li, penserete voi.
Macchè. La mattina della gara esco con mia moglie che si apposta sul lungomare a guardare un panorama da cartolina: io vedo che dalla parte verso Portofino non c’è tanta gente e mi dirigo di li per il riscaldamento. Arrivato quasi in fondo al paese vedo sbucare da una curva indovinate chi? Esatto, proprio Gianni con il suo codazzo di amici che si stanno dirigendo verso la partenza. Conosco, perché mi ero informato, i suoi tempi di gara, so benissimo che lui partirà nelle prime file e che per me sarà impossibile pensare di raggiungerlo in corsa. Però potrò dire che ho fatto il riscaldamento con lui, cosi mi giro e mi accodo al gruppetto. Non avete idea di cosa succede quando arriviamo nei pressi della partenza. Gianni viene letteralmente circondato da una folla incredibile, tutti che lo vogliono salutare, lo vogliono toccare, gli chiedono di fare una foto insieme e lui sta al gioco. La fortuna vuole che mia moglie sia proprio li vicino, mi butta la macchina fotografica, riesce a posizionarsi proprio dietro di lui e nonostante la ressa riesco a farle una fotografia dove ha un sorriso cosi radioso come mai le avevo visto.
Troppo bella questa gara per non tornarci. Però quest’anno non sono più solo, come ho lanciato l’idea tutta la Brigata Tapasciona risponde presente.
Alla fine arriviamo tutti qua con le famiglie, con altri amici che si sono voluti unire a noi, manca solo la nostra Panterona perché infortunata.Questa volta per il riscaldamento sono in compagnia di Maurizio detto “Billy”, un atleta vero da 1h24’ in questa gara per niente piatta. Ma come in un deja vu la storia si ripete. Guarda caso non molto lontano da dov’ero io l’anno scorso Gianni ed il suo gruppetto ci passano vicino contromano. So già quello che succederà quando lui tra qualche decina di secondi arriverà in zona partenza, io ho vicino a me un atleta che è un nuovo amico e sto bene con lui, ma so anche che quest’anno, con i tempi che via via sono riuscito a raggiungere su questa distanza, il Gianni, in gara, forse ce la faccio a prenderlo prima della fine.Il problema però è sempre quello: lui è davanti alla partenza (dopotutto, anche se per cortesia, ha il pettorale numero 1), io invece passo qualche centinaio di metri ad imitare Giorgio Rocca tra i pali stretti dello slalom. Poi l’imbuto si allarga e quando arrivo al cartello del primo km controllo quanto ci ho messo. Si certo, se mi fossi ricordato di far partire il cronometro! Dai, oggi il tempo è sui 20 km e, con il sole sulla fronte, via verso Portofino. Che meraviglia questa gara. Non una macchina, solo il rumore delle nostre scarpette sull’asfalto accompagnato da un leggerissimo infrangersi delle onde sulla scogliera. A destra i boschi, a sinistra il
mare e la vista può spaziare fino alle Cinque Terre. L’ho già fatta, me la ricordo a memoria, ma non posso fare a meno di farmi rapire ancora da questo incanto. E cosi quasi sognante affronto il primo gran premio della montagna per arrivare alla chiesetta di Portofino, poi la picchiata verso il mare, la curva tra le transenne dove una piccola folla festante ci applaude e ci incita e di nuovo su per tornare al GPM dall’altra parte. E’ li che comincio a sentire davanti a me l’inequivocabile suono di persone che applaudono, che urlano e penso che forse è perché non molto lontano da me ci sia Gianni. Su quel tratto di percorso per tornare fino alla deliziosa baia di Paraggi abbiamo incontrato solo qualche turista a passeggio e se c’è del tifo vuol dire che c’è lui. Allora allungo il passo e la mia previsione si avvera, proprio poco prima di Paraggi lo raggiungo e mi aggrego al suo gruppetto. Mentre tiro il fiato sento un suo amico che lo avvisa dei tempi: io volevo correre vicino ai 5’ al mille, loro parlano di tempi al km più bassi, se penso al fatto che sono partito dietro vuol dire che sono abbondantemente al
di sotto delle mie previsioni e decido cosi di godermela un po’. Qualche km e siamo a Santa Margherita, la ci saranno decine di fotografi e telecamere, una folla festante ad aspettarci, e quando mi ricapita più un’occasione del genere? Gianni è a centro strada, vicino a lui un suo amico e il terzo della fila sono io, spesso e volentieri divento il secondo e da li non mi schiodo più. Che fosse una persona alla mano l’avevo capito, ma visto e sentito da vicino lo apprezzi ancora di più. Data la particolarità del tracciato, mentre noi stiamo tornando a Santa Margherita ancora tantissimi runners stanno correndo nell’altro senso: tutti che lo salutano, lo incitano, vogliono un “5”, una ininterrotta colonna sonora che ci accompagna. Qualcuno gli chiede: “ Eh, Gianni, bello essere famosi, vero?”. Sapete cosa risponde? “ E no amico, hai idea di quanto è pesante correre cosi?”. Ha ragione Gianni, in fin dei conti lui è un grande appassionato di questo sport, non è qui per firmare autografi, sta correndo una gara, sta cercando di concentrarsi sulla sua prestazione, non deve essere per niente facile
cercare di estraniarsi a quello che lo circonda. Il primo passaggio a Santa Margherita è una libidine violenta: sarò entrato anche io in qualche migliaio di foto, corro come se fossi su una nuvola da tanto che mi sto esaltando in questa mia nuova fesseria, ovviamente manco mi accorgo che c’è il ristoro e a furia di fare lo scemo a sorridere a tutto e tutti a momenti mi ribalto scivolando sull’acqua che aveva intriso, in curva, il selciato.Adesso però il gruppo è un po’ più affiatato, sempre con un buon passo costante, ed avendo terminato il mio personale show mi dedico qualche minuto all’osservazione di Gianni. Vederlo correre non è certo il massimo: ha una postura decisamente inclinata in avanti, la testa un po’ incassata nelle spalle e quella tipica “ciondolatura” che è stata tante volte la fonte per i suoi imitatori. Ed è proprio vero che ha le mani decisamente grandi. Anche l’espressione del volto non è la stessa di come siamo abituati a vederlo, è decisamente sofferente tanto che Billy mi dirà: “quando l’ho incrociato aveva l’espressione di uno “impiccato”, proprio al limite”. Però
consideriamo che a dicembre Gianni compirà 63 anni, accidenti se non li dimostra per niente. E sarà perché ormai siamo insieme da tanti chilometri, che prendo il coraggio di entrare anche io nelle loro battute e quando Gianni ci fa capire di pensare con un po’ di preoccupazione ai 2 GPM che ancora ci attendono a Portofino gli dico: “dai Gianni, tanto li hai già fatti anche l’anno scorso”. “ Eh si, mi risponde, ma anche un’ora fa”. Poco dopo il passaggio di Paraggi mi perdo un attimo una battuta di un suo amico al quale Gianni risponde canticchiando “non son degno di teee” e mentre gli altri ridono penso che sia arrivato il momento di riprendere la mia gara, li saluto con la mano e a poco a poco guadagno un po’ di vantaggio. Ma li sento sempre vicini, gli incitamenti e gli applausi continuano a farmi compagnia, scollino alla chiesetta, mi fiondo verso la piazzetta a mare, stavolta di gente ce n’è molta di più, regalo “5” a tutti quelli che me lo chiedono e dopo qualche secondo un autentico boato rimbomba nei carugetti. Mi fermo un attimo al ristoro, sistemo una stringa che il “voluminoso” chip stava
facendo slacciare, bevo due bicchieri d’acqua e riparto. Non volevo fare “la gara”, quella cercherò di farla il mese prossimo a Vigevano, però mi sento
bene, so che posso staccare un buon tempo anche se per me questo è solo un ottimo allenamento e corro, quindi, rilassato cercando solamente di restare
davanti al gruppetto di Gianni. L’anno scorso mi arrivò davanti di pochi minuti, oggi voglio provare a non farmi raggiungere. Quando sento che si
avvicinano aumento un pochino il ritmo, poi il “Covo dell’Est” mi lancia nella leggera discesina finale verso il traguardo. Però quanta gente a Santa
Margherita, per un attimo rivedo nella mia mente la meravigliosa folla di Firenze, è andata veramente bene, ho fatto una bella gara ed arrivo sorridente senza sprint finale, non ce n’è bisogno, e lanciando il mio consueto bacio verso il cielo proprio negli ultimi metri.
E 15 secondi dopo Santa Margherita esplode di entusiasmo per l’arrivo di Gianni. Riuscissi io a finire tra 10 anni una mezza in 1h41’, che sogno sarebbe.
Forse vi sarete domandati: “ma come, il narratore delle gesta della Brigata gli ha regalato solo due righette?”. Questa volta non sono riuscito a trasformare le stupende sensazioni provate in questi due giorni in un racconto che non mi sembrasse banale. Non ce l’ho fatta, forse perché è stata una gioia troppo intima.
E’ vero che questo è uno sport “singolo”, perché sei tu da solo a combattere contro il cronometro, contro un avversario o nel caso di noi tapascioni
contro se stessi, in corsa siamo veramente soli con il nostro cuore, le nostre gambe, i nostri polmoni, la nostra forza di volontà. Eppure mi sono reso conto, e può sembrare assurdo, quanto invece sia stupendamente aggregante il podismo, questo nostro fantastico fine settimana di gruppo ne è stata la prova. Io da qualche tempo mi sono scoperto l’uomo che avrei voluto essere per tutta la vita: se questo sport, se questi amici riescono a
fare miracoli del genere potete capire perché non sempre si riescano a trovare le parole giuste.
Alla prossima.

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