20 Maggio 2007 Monza (MI)

 

La Convalescenza del tapascione
di
Massimo Bertarelli
 

 

 

Sono le 7.20, parcheggio all’entrata del Parco dalla Porta di Villasanta. A quell’ora di macchine ce ne sono proprio pochine ma già qualcuno è appoggiato alle staccionate di legno a fare stretching. Spengo il motore, scendo, tolgo la maglietta che indosso sopra la mia Gamber canotta, infilo gli occhiali da sole e sono già pronto anche io. Mi avvicino alla staccionata e sistemo le mie Asics nuove fiammanti. Le avevo comperate ad inizio anno in periodo di saldi, è lo stesso modello con le quali ho corso le mie uniche due maratone finora, le avevo provate solo per scrupolo perché sapevo benissimo che non avrei avuto nessun problema. Sistemo i lacci e comincio a pensare che siamo al 20 di maggio, due mesi fa subivo il doloroso strappo al bicipite femorale destro, tra un mese farei parte di una squadra di tre pazzoidi che hanno deciso di correre la Monza-Resegone; fino a due mesi fa ero il fenomeno del trio, oggi sono quello che viene al Parco, da solo, di mattina presto, con la speranza di riuscire a correre per 14 km con le scarpette che avevo comperato apposta per la “pazzia”. Giusto 15 giorni fa sembrava tutto passato, poi un’ecografia di controllo e dolori in un nuovo punto mi avevano nuovamente bloccato, fisicamente sì, ma soprattutto cominciava a vacillare dentro di me la convinzione che ce la potevo fare, un po’ di sconforto mi stava assalendo perché io, il fenomeno del trio, era diventato quello che stava seriamente minacciando di distruggere il sogno di due cari amici.

Ma l’entusiasmo, la forza di volontà, la voglia di non mollare sono doti che hai di tuo, non si possono insegnare. E così, secondo i dettami della moderna metodica d’allenamento, sono qui a stomaco vuoto pronto a partire con una grande voglia di correre ed una grande paura di non farcela. Un’occhiata al cardio-crono, schiaccio il pulsantino, il simbolo del cuoricino lampeggia, i numeri cominciano a scorrere e con tutta calma parto. La prima parte di questo giro è semplicemente stupenda: si attraversa il viale centrale che percorre il Parco di Monza e ci si ritrova in un boschetto. E’ il posto che io ho soprannominato “il tunnel” perché la stradina in terra battuta corre tra due file di piante d’alto fusto, talmente fitte e con le alte chiome ravvicinate da far sembrare questo angolo una galleria, qui in piena estate sei sempre in ombra e sempre più al fresco che da qualsiasi altra parte. Potrei chiudere gli occhi e continuare a correre, qui è come se fossi nella cucina di casa mia, qui è dove spesso e volentieri nelle sere di fine estate m’imbatto nelle famigliole di lepri che escono ad impossessarsi di questo angolo di paradiso. Il passo è tranquillo anche se ho tutti i sensi puntati su un punto ben preciso della mia gamba destra. Nel pratone dell’Agraria saremo sì e no in cinque, io corro, uno è a passeggio col cane, due in mountain bike e lontano un altro che corre. Ho volutamente lasciato a casa l’Mp3 perché devo sentire bene il mio respiro, controllare la mia fatica e anche perché in questo paradiso c’è un disc jockey, non me ne vogliano Linus & co., che è il migliore di tutti, senza paragoni: si chiama Madre Natura. Un continuo, armonioso, melodico cinguettio, una colonna sonora che nessuna diavoleria elettronica potrà mai eguagliare. Proseguo lungo le rive di un quasi asciutto fiume Lambro, questa estate che è ormai già cominciata da un mese e la quasi assenza di precipitazioni sono le evidenti cause di una secca così marcata. Altro stupendo boschetto, giusto quattro passi su asfalto e si entra nei Giardini della Villa Reale: che pace, che tranquillità, mi guardo intorno e sembra impossibile che ci sia solo io in questo posto che tra pochissime ore accoglierà migliaia di persone, venute qui per sdraiarsi su questi verdi prati a prendere il sole, a leggere, a giocare a frisbee, a rincorrere una palla….

Passo dietro alla Villa Reale, percorro il parcheggio e si entra sui vialoni asfaltati. Ormai sono le 8 passate e la tribù dei podisti comincia a farsi notare: davanti a me scorgo tapascioni in tutte le salse, qualcuno con un passo molto più atletico e in lontananza c’è un gruppo di persone che corrono in compagnia. Piano piano mi avvicino e giusto poco prima della fontanina detta “il Parlamento” li raggiungo. Curioso che anche una semplice fontanina abbia un soprannome: il fatto è che è posizionata proprio davanti ai campi di bocce che sono stati costruiti per aggregare i vecchietti della zona, facilmente intuibile che siano sempre affollati e quindi le chiacchiere di questa bella terza età, politica, sport, il mondo, insomma tutta la vita, han fatto sì che questa fontanina prendesse il nome di un posto dove si chiacchiera parecchio. Sosta, bevutina, ancora un po’ d’asfalto e poi è di nuovo sterratino nel lungo vialetto che costeggia il rettilineo che porta alla curva parabolica del circuito di formula uno. Qui incontro un compagno di squadra che se la corre in tutta tranquillità, giusto il tempo di un “Ciao, ciao” ed io vado verso la variante Ascari e lui dall’altra parte. Poco avanti altri due Gamber con canotta sociale mi vengono incontro, uno l’ho già visto ma l’altro è un volto sconosciuto. Questo è un altro tratto stupendo, coperto dalle chiome di alti alberi e quando si arriva all’altezza del sottopasso che c’è sulla pista comincia un sentierino che io ho chiamato “lo slalom gigante” perché bisogna schivare gli alberi come se fossero paletti e rimanere attenti e concentrati a dove si mettono i piedi a causa delle varie radici che fuoriescono dal terreno. Però è troppo bello, a sinistra c’è la pista e nelle loro postazioni si stanno già sistemando i “Leoni della Cea” (oggi c’è il Ferrari Day) mentre a destra c’è il verde splendente dell’erbetta del campo di golf. E c’è un silenzio incredibile, solo cinguettii, chissà tra un paio d’ore cosa diventerà questo luogo. Sono arrivato a quasi un’ora di corsa e la gamba comincia a dialogare con me, mi dice “ehi Max, va che sono qui né, non pensare di dimenticarti di me”. E come faccio a dimenticarti? Ho sentito sai che stai facendoti sempre più presente, ma è più un fastidio che un dolore, saranno le calcificazioni post trauma che mi hanno riempito i muscoli, come mi hanno detto queste portano infiammazione, questa si attacca alla parte più debole che c’è nei dintorni e quindi mi fa male proprio dove mi sono strappato. Ma sto correndo nel salotto di casa mia, ho un dj fantastico solo per me, ho le scarpette nuove, dai, fai la brava, ancora poco più di 3 km e poi sarò tutto per te. Mentre corro lungo la rete di recinzione mi stupisco di vedere qualcuno già sul campo di golf. Non è un po’ prestino? Ho sempre considerato questo uno sport per benestanti, possibile che qualche riccastro sia già qui? Sono passate da poco le 8.30 eppure già un paio di green sono occupati ma…guardo meglio queste persone fasciate nelle loro Lacoste con il colletto doverosamente alzato, i gilerini griffati a coprire il pancino, i guanti bianchi immacolati ma…accidenti stanno spingendo a mano il loro carrellino porta-bastoni, accidenti quelli ricchi davvero hanno la macchinina elettrica, ma allora siete anche voi dei tapascioni. Golfisti sì, ma tapagolfisti! E mentre penso così mi viene da ridere, buon segno Max, vuol dire che la stupidera che da un paio di mesi si è rannicchiata tranquilla da qualche parte, sta riaffiorando. E’ un buon segno scoprirmi allegro, vuol dire che son contento di quello che sto facendo, questi 14 km stanno filando via abbastanza lisci, dai che forse quel sogno riesci a viverlo. E nell’ultimo tratto, che è poi lo stesso della nostra gara sociale, quello che ho fatto un mese fa in bici con la telecamera in mano dietro al vincitore, penso che proprio qui ho contribuito a creare qualcosa che la nostra società sportiva mai aveva avuto. Il primo film della nostra gara sociale, un ricordo che rimarrà per sempre nella storia di questa società, immagini montate in maniera stupenda da quel genio di Marco, con le smorfie di Danilo, le risate di Sabrina, tutti quelli che c’erano e quella stupenda immagine finale del gruppo riunito per la foto, sport, amicizia e aggregazione tutto in un fotogramma. E sto passando proprio davanti alla Cascina Mulini Asciutti, mi scopro emozionato perché questi ricordi sono dolcissimi, perché mancano 400 metri alla fine del mio allenamento, perché sono sulla salitella finale che mi riporta al parcheggio, sto addirittura forzando perché è finita, perché ce l’ho fatta. Eccomi qui adesso, son tutto per te, ti darò tutto lo stretching che vuoi, a casa ti regalerò 20 minuti di ghiaccio e un’ora di pausa, e ancora 20 minuti di ghiaccio e un’ora di pausa, così tutto il pomeriggio, così non ti infiammi, così mi sembrerà di non sentirti dolere, così domani mattina forse succederà quello che è successo ieri: per la prima volta in due mesi mi sono svegliato senza sentire i soliti dolori.

E comincio a sentire anche un certo languorino: chissà se adesso in casa c’è già il profumo della faraona arrosto, chissà se mia moglie mi verrà incontro chiedendomi “allora, com’è andata?”.

Bene, è andata proprio bene e domani si ricomincia, un altro giorno da vivere nella speranza che quella pazzia si avveri.

Alla prossima.mi sono svegliato senza sentire i soliti dolori.

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