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Casalbeltrame -NO- 21 Gennaio 2007
11^ Mezza Maratona di San Gaudenzio |
“Allora raga, ascoltate, per Gennaio direi di fare la nostra augurale uscita del primo dell’anno, il 6 c’è una tapasciata a Desio, il 14 si va senza pensarci su due volte a Monticello e che ne dite di farci una mezza di allenamento il 21 a Novara?”
Sinceramente pensavo che mi avrebbero mandato a quel paese, solo qualche giorno prima un “caro” amico mi aveva scritto: “non ti starai mica stracciarizzando?” ed invece pim pum pam tutti a fare a gara a chi si iscrive per primo. Saremo anche la Brigata Tapasciona, ma la voglia di correre insieme e di divertirci è ormai quasi una droga e, quando c’è da darsi da fare, caspita se corriamo. Infatti a Desio, a Monticello e oggi a Casalbeltrame la pattuglia degli irriducibili era composta dal Tapa Cognato, dal Tapa Socio, dal Lamber e da quel furbetto del Cavadenti. Ed ovviamente dallo stordito che sta scrivendo, con appollaiato sulle spalle il “Panda” Danilo.
Proprio a Desio, nel giorno della Befana, il riconoscimento è una calza rossa piena di dolciumi accompagnata da un simpatico oggettino che diventerà l’involontario pretesto per la mia prima stupidata dell’anno.
E’ uno di quei copricapo della Disney per bambini, con il paraorecchi e la forma dei personaggi dei cartoni.
La sera stessa con il Tapa Cognato e famiglie ci concediamo una botta di vita di quelle da urlo, shopping (che palle!) e pizza in un centro commerciale. Nel dopo cena Daniele se ne esce con: “sai cosa pensavo? Se quel coso di stamattina lo mettiamo su domenica a Monticello?”. Che bella soddisfazione, va’ come l’ho tirato su bene, uno come me poteva trovarsi tra i piedi uno di quei cognati pantofolai, noiosi e monotoni? Però prima di arrivare ai miei livelli ce ne vuole ancora. Di botto gli rispondo: “macchè, sai cosa facciamo? Ci presentiamo con quell’arnese in testa al ritiro pettorali di Novara: sai che sballo? Pensa solo se c’è il Mandellik: foto e pacchi di commenti sotto le foto. E vai che cominciamo bene l’anno.” Ed ovviamente nel più perfetto “stile rimba” che ci contraddistingue la parola d’ordine è: silenzio con gli altri, sai che risate a vedere la faccia che faranno?
E cosi, dopo un venerdi passato a discutere sull’orario di partenza e tentare inutilmente di convincere Mandellik a venire ad immortalarci, questa mattina alle 7.30, nella piazzetta sotto casa mia, ci raduniamo e si parte.
Poche centinaia di metri per recuperare il “Panda” e via che si va. Solo un anno fa di questi tempi andavamo in giro per la Lombardia solo io ed Antonio:oggi macchina stracolma, 4 Gamber più il Di.Po. furbetto.
All’arrivo a Castelbeltrame giriamo un po’ prima di trovare parcheggio (dopotutto con 1000 iscritti che arrivano con centinaia di auto in un paesino è normale un po’ di sovraffollamento); appena scesi dalla macchina prendiamo le borse, io e Daniele con un cenno d’intesa apriamo le nostre e io mi infilo sulla testa l’elefantino, lui la tigre. Non passano tre secondi che gli altri, tra il divertito e lo sbigottito, incominciano a dire a voce alta: “noi questi mica li conosciamo, non sono con noi!”. Non c’è uno che non si giri a guardarci, c’è chi vedendoci da lontano ci addita agli altri ma il pensiero che la stiamo facendo grossa ci viene quando persino un cane si gira a guardarci. E scuote la testa. L’ingresso nel Palazzetto è da antologia, perché oltre che a guardarci stupiti c’è anche chi si scansa. Pensiamo bene di toglierlo, ritiro busta con pettorale per me super veloce perché ci pensa Antonio, ci ritagliamo uno spazio sulle gradinate e ci cambiamo. Nel mentre un complessino formato da ragazzi piuttosto giovani incomincia a sciorinare un fantastico repertorio rock che ci costringe a far contorsioni mentre ci vestiamo perché stare fermi sulle note di “Cocaine”, per persone della nostra età, è impossibile.
Addirittura io e Antonio usciamo dal palazzetto ballando, un misero tentativo di riscaldamento (io) mentre gli altri si riscaldano chiaccherando, ci salutiamo e con il Panda sulle spalle mi porto un po’ avanti nel gruppo e si parte con gli auguri dell’onnipresente Omodeo.
Il percorso non può certo essere estremamente panoramico, carini gli attraversamenti nei paesini che hanno un minimo di centro storico, di sicuro avremmo fatto certamente a meno del periplo dell’outlet di Vicolungo, perché mentre stiamo correndo noi è in arrivo la folla dei malati dello shopping: tutto regolare, noi da una parte della strada, loro dall’altra ma i gas di scarico, quelli, li abbiamo tutti nel naso.
Ad un certo punto mi sembra di riconoscere un “collega”, mi avvicino e mi presento al “Verde Pisello” Paolo Fossati. Corriamo insieme per un bel pezzo discorrendo amabilmente di tutto, mentre il Panda ce l’ho sempre attaccato alle costole ma noto che incomincia a scalpitare. Beata gioventù (oh, ha vent’anni meno di me!), ieri si è fatto la prima prova del Campionato Brianzolo di corsa campestre a Besana Brianza, stiamo andando tranquillamente sotto i 5’ al mille e bleffa dicendomi che ha mal di gambe.
Quello invece viene a me per davvero poco dopo il passaggio del 15° km: come se qualcuno avesse acceso un interruttore in contemporanea il bicipite femorale ed il polpaccio destri cominciano a fare male, ma male forte. Ovviamente rallento, cerco di cambiare la falcata ma niente, purtroppo il dolore è persistente e non se ne vuole andare. Al 18° km, per la prima volta da quando corro, penso che sia il caso di fermarmi: la stagione è lunga, non ha senso farsi male proprio alla prima volta, ma la volontà è più forte del dolore. Sarà perché vedo passarmi davanti un mucchio di runners che sembrano tanti Baldini, sarà che sto pensando che comunque al traguardo ci dovrei arrivare camminando, sarà che quando mi affianca una signora non più giovane e vola via come Paula Radcliffe dentro di me mi urlo un sonoro: “ma chi se ne frega, adesso ci arrivi fino in fondo, poi si vedrà”. Benedetto il ristoro del 19° km, mi fermo qualche secondo, bevo un buon the caldo e riparto. Riesco un po’ a riprendermi, qualcuno di quelli che sembrava Baldini lo ripiglio e con la gamba che si lamenta di brutto taglio il traguardo ancora sotto 1h45’. Buono, molto buono, soprattutto sono contento per non aver mollato. E come ormai è la nostra tapascionica consuetudine mi fermo li vicino ad aspettare l’arrivo dei Brigatisti. Sorpresa delle sorprese il primo a spuntare in fondo al rettilineo è Daniele: questo vuol dire che si è curato bene dopo la disfatta di Monza, gli allenamenti stanno cominciando a sortire buoni effetti ed arriva sotto 1h55’. Poi è la volta di Fabio accolto anche lui da un gran “5 alto” collettivo. Strano, penso, ma Gianluca, il furbetto che dice che non corre mai, che non si allena mai e che invece nelle tapasciate ti fa fare una fatica dell’accidenti per stargli dietro, dov’è? Mi informa Daniele che è rimasto con Antonio che è entrato un po’ in crisi intorno al 16° km ( lui si che deve ancora curarsi bene ed allenarsi meglio) e difatti li vediamo arrivare insieme. Ma mentre uno è decisamente affaticato, il furbetto manco è sudato e lo sguardo che mi lancia appena passato il traguardo la dice lunga su quello che avrebbe sicuramente potuto fare oggi. Ma è un gran bravo ragazzo ed un caro amico, e soprattutto è diventato un altro volontario “pro aiuto Antonio in difficoltà”. Antonio, datti una mossa, qui stiamo diventando un’ associazione.
E dopo un generoso ristoro (ottimo il vin brulè), ci cambiamo continuando a ballare perché i ragazzi del complessino si sono scaldati alla grande e quando riattaccano in sequenza “Cocaine” e “I can’t get no” io sono sull’ultimo gradone delle tribune che mezzo biotto sventolo l’asciugamano.
Facciamo ancora qualche foto con Fabio e vedendo che il pasta party al quale volevamo partecipare va un po’ troppo per le lunghe riprendiamo la macchina e si torna a casa dopo aver percorso circa 50 km di risate, sfottò, battute e con Antonio che dimostra di aver tanto di quel fiato che se lo usava in corsa forse era meglio.
La prima dell’anno con il chip è andata, per me Antonio e Gianluca è stata la prima di tante tappe d’avvicinamento a quello che sarà il nostro grande sogno lungo 42 km di questi primi mesi dell’anno. No, non è la maratona di Milano, è qualcosa di molto più bello, molto più affascinante, molto più difficile e per questo troppo esaltante. Qualcuno che conosciamo la definisce non una corsa, bensì il “mito”: noi questo sogno proveremo a viverlo ed a coronarlo se una notte di fine Giugno, tutti e tre insieme raggiungeremo ai 1.220 metri di altezza la Capanna Alpinisti Monzesi. Dov’è? Sul Monte Resegone.
Fateci gli auguri, ci serviranno.
Alla prossima
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