Giorgia, Gianluca e Antonio

23 Giugno 2007 Monza (MI)

 

La nostra Monza Resegone

di Antonio Calvanese 

 
 

 

Ho provato a raccogliere le idee e le molteplici immagini che ormai da quel Sabato notte mi porto dentro e che a fatica riesco a dimenticare (ma non voglio dimenticare...)

Cominciamo con il dire che la nostra corsa si è fermata ad Erve ma che, avendo percorso in ricognizione la settimana prima il sentiero che da Erve appunto porta sino alla capanna degli Alpini sul Resegone, ci siamo autoconvinti che in fin dei conti abbiamo fatto una Monza Resegone quasi completa, solo... a tappe!

Devo anche ricordare che il trio della brigata ha subito una defezione proprio all’ultimo momento e che questo episodio ha contribuito ad aumentare la carica emotiva della nostra corsa.

Ecco, forse la prima cosa che distingue la Monza Resegone da tutte le altre corse che sin qui io ho fatto, è propro la sua dimensione dove un impegno di squadra collettivo non ti permette mai di concentrarti su di te, ma ti consente invece di ragionare e lavorare in una dimensione fatta da altre due persone, la tua squadra appunto.

Ma torniamo alla corsa: perso definitivamente il Max, mica bruscolini..., il mitico  network dei Gamber ci ha offre la possibilità di arruolare una mascotte, la Giorgia, già vincitrice della gara sociale, ma mai impegnata sulla lunga distanza. 

Però è giovane e quindi da’ fiducia, comunque, ed il buon Gianluca la adotta immediatamente, senza indugi, anche perchè sul sentiero del Resegone, nella ricognizione, sale veloce come lui, e questo per il Cavadenti vale più di qualunque altra credenziale!

Il terzetto si ricompone così, la settimana della corsa, giorno più giorno meno e ci ritroviamo la sera del sorteggio per la partenza in mezzo alla fossa dei leoni: quelli che la M/R l’hanno già fatta, anzi la fanno da sempre, anzi ...chi sono questi tre sbarbatelli ( beh a parte quello coi capelli bianchi) che si mischiano tra di noi? Li sentivo ringhiare, gurdarmi con un fiero disprezzo. Cerco solidarietà in Gianluca, ma lui sta salutando tutti, conosce tutti, parla con tutti: questo fatto sarà il tromentone dei primi kilometri, la sera magica.

Già, la sera della partenza... Che strano effetto scendere in piazza a Monza in braghette, con la gente che ti guarda, con Giorgia che ha una gran voglia di tornare a casa, con Gianluca che saluta tutti, ma proprio tutti...e ci sono veramente tante facce conosciute: quelli cattivi della sera dell’estrazione, e gli amici, come Roby, Marco con moglie pronto per la maratona di S. Pietroburgo, e Danilo:il Panda che pensavo in estinzione e che invece è qui anche lui per ricordarmi che sono un po’ matto a fare ‘sta cosa.

Comunque si parte, siamo tra i primi perchè lo status di trio misto ha i suoi vantaggi, e così cominciamo a corricchiare in mezze alla folla che incita, saluta e con Gianluca che non se ne lascia scappare uno. “... Ciao, dammi il cinque, grazie, sì siamo il numero 10, i migliori., salve, grazie, ciao..” e così via non si ferma mai!!

Finalmente ci concentriamo, proviamo a verificare la velocità, stiamo bene, fa caldo ma con misura, e poi i rifornimenti volanti con mio figlio Claudio e il moroso della Giorgia Fabrizio, sono graditi e costanti.

E quando cala la sera, il ritmo ormai costante della corsa ci accompagna tra macchine che si diradano ed il silenzio della notte che avanza, ma lentamente, un po’ come noi.

Gianluca ha finito di salutare tutti e la Giorgia tira un po’ troppo ed io mi chiedo da dove esce tutta questa gente che ci saluta, ci incoraggia e non ci lascia mai soli. E poi, come degli angeli custodi ci passano vicino quelli che corrono veramente, fanno pochissimo rumore e nel buio si vedono appena. Ma la cosa che mi colpisce, che mi da’ una scossa emotiva indescrivibile, è la loro voce, un sussurro direi. Abbiamo il nostro nome stampato sulla maglietta, dietro, e così loro ci chiamano per nome e ci incoraggiano, ci salutano ci fanno sentire parte del gruppo del loro gruppo.

E li riconosco, finalmente, sono gli stessi che mi sembravano così cattivi la sera della estrazione, che mi sembravano così lontani  e forse presuntuosi. Invece eccoli qui, sono i nostri amici e ci aiutano a tirare avanti, senza mollare.

Intanto i km scorrono e noi tre siamo abbastanza sereni, anche se forse Gianluca ha ragione quando dice a Giorgia di non esagerare, ma ora siamo arrivati ad Airluno, la prima tappa per stabilire il tempo massimo, 2’45’’ e noi siamo sotto le 2’ e 15’’! Bene, andiamo così, la prossima tappa è il ponte di Calolzio.

Arriviamo quasi in solitudine sul ponte, e la sensazione è magnifica: ci siamo e sento che ce la possiamo fare. Passa uno dei tanti che Gianluca conosce, ci facciamo reciproco augurio  ”..dai, che fra poco si cammina..” “..meno male, non vedo l’ora!”

Inizia la salita, l’ultimo ristoro di Calolzio vedo che Giorgia non si ferma, ma insiste e tiene una bottiglietta in mano

Cominciamo le scalinate che si alternano a brevi tratti sulla strada in salita, il tutto in un crescendo di dislivello che comincia  a farsi sentire.

Ormai non si parla più, stringiamo i denti ed avanziamo. L’aria diventa più fresca e la gente sempre più vicina e calda. Improvvisamente, su di una scalinata ripidissima Gianluca quasi sbatte addosso ad uno spettatore che..no, è incredibile, ma sì è proprio quel matto di Mirko, che qui vede da vicino la sofferenza, la forza ed incita tutti come un  matto: e vai, che siamo ormai sul pezzo finale per Erve.

Quando le scalinate sono finite e proviamo ad accennare una corsetta la Giorgia si ferma, piegata su se stessa prova a respirare profondamente:non ce la fa, ha la nausea e le gira la testa.

Da una casetta lungo lo strada dove stanno preparando il barbecue, siamo ormai in piena notte, arriva una sedia ed anche l’ambulanza si ferma per prestare soccorso.Giorgia sta proprio male, ed io mi siedo su di un muretto, stanco, preoccupato e con la testa abbassata provo a riprendere fiato. 

Mentre misurano la pressione a Giorgia, Gianluca indossa un kee-way prestato da Fabrizio, le altre squadre arrivano, sempre più numerose e sempre più lontane le vedo avvicinarsi ad Erve. Sento una mano che mi passa tra i capelli e mi dice poche parole di conforto, e così capisco che è finita.

Ora Giorgia si è rialzata, cammina a fatica verso l’ambulanza, ma niente, sta proprio male e prova a liberarsi di tutta quella maledetta acqua che ha bevuto e che la fa soffrire.

Ci riesce, e come per incanto rialza la testa e dice”..andiamo, adesso mi sento meglio!”  “allora la

squadra 10 che fa?..Si riparte, la squadra numero 10 è ancora in corsa!..” Proviamo a camminare veloci, Gianluca accenna anche un allungo in salita perchè questo gli riesce sempre bene.

Abbiamo acceso le nostre favolose lampade ed il fascino della montagna sopra di noi, quelle luci che a gruppi si muovono come animate e fluttuanti danno una scossa a tutti. Adesso è un po’ tardi, gli altri sono passati davanti, ma siamo ancora in tempo utile per arrivare al ponticello vicino agli asinelli.

Giorgia si ferma, è pallidissima, ma non è la luce delle lampadine, sta ancora male.

A questo punto l’ambulanza che stava seguendoci, si ferma, la controlla e così decidiamo che è finita veramente:la caricano e la portano ad Erve. Passa anche Mario con il suo gruppo, ci guarda, chiede come è la situazione e dice: “basta, fermatevi!”

Mentre salgo verso Erve, questione di pochi minuti ormai, cammino veloce ma il freddo mi morde i muscoli stanchi e la testa è piena di pensieri, sensazioni miste tra il fallimento e l’orgoglio, perchè in fondo la squadra si è comportata bene, ce l’abbiamo messa tutta.

Da qui in poi è una sequenza di immagini, con persone che corrono, che parlano, che camminano che festeggiano, che guardano questi eroi che stanno per affrontare la salita finale, immagini che sono parte ormai intima della mia persona.

Ma io no, non salgo più, non corro più e non vedo l’ora di tornare a casa.

Eppure, ancora questa atmosfera non mi vuole lasciare e mi riprende. Incontro cosi i volontari che ad Erve sono presenti numerosi e che mi aiutano a ritrovare Gianluca e la Giorgia che, dentro l’ambulanza, si sta riprendendo avvolta nelle coperte ed al calduccio della vettura, alimentato anche da un loquacissimo infermiere che sembra non voler finire mai di parlare.

Sono le 4 passate quando finalmente tutti e tre saliamo in macchina e seguiti dal fedele Fabrizio in moto torniamo a casa.In silenzio con gli occhi stanchi,ma anche con la convizione che questa è stata solo una prima prova, la corsa noi la vogliamo rifare!

Spero di avervi trasferito almeno una piccola parte delle tante emozioni che ho provato e di aver giustificato così la lettura della mia cronaca.

Io ringrazio i miei due compagni di squadra per avermi dato la possibilità di provarci, ringrazio il Signore che mi ha fatto sentire così bene insieme a tanta gente che, pur non conoscendo, mi ha dato tanto calore che ancora sento vicino a me.

E ringrazio Max, che anche se con una grande sofferenza dentro di sè, ha permesso un po’ a tutti noi di vivere la realtà di un gruppo di amici che corrono per stare bene insieme e per divertirsi imsieme.

Ora, è inevitabile, ci riposeremo per un po’, ma subito dopo ricominceremo con la preparazione.A cosa? Ma alla Monza Resegone numero 48! E sono convinto che il prossimo anno la Brigata sarà ancora più numerosa!

Ciao a tutti,

Tapasocio, Antonio

 

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