23 Settembre 2007 Parma

 

A Parma la Brigata Tapasciona
festeggia il compleanno
di Massimo Bertarelli 

Servizio fotografico su Podisti.Net

 
 

 

Sono le 19, la vasca si è completamente riempita d’acqua calda. Verso una scatola di sale e mi concedo una mezz’oretta di puro relax. E penso: da che parte comincio a raccontare di questa fantastica giornata vissuta a Parma? Dal mio ritorno dopo tantissimo tempo a coprire un chilometraggio importante? Dalla festa del primo compleanno della Brigata Tapasciona? Dallo scherzo ad Antonio durato 6 mesi? Quando esco dalla vasca sono rilassatissimo e con le idee belle chiare. Si comincia, ovviamente, dall’inizio.

Alle 6.25 sono sotto casa di Alberto, ed uno. Dopo un paio di minuti raccogliamo Danilo. E due. Poi di volata a Melzo a prendere Daniele. La macchina è piena, destinazione Melegnano, l’avventura comincia. Qualche banco di nebbia ci fa temere il peggio, ma sono passeggeri e non creano problemi. Ho il mio famoso cellulare dei Flinstones acceso, suona parecchie volte, non sono attrezzato con auricolari e diavolerie simili così lascio che sia Daniele a rispondere alle varie telefonate di Antonio e Fabio anche loro in viaggio. Arriviamo a Parma che sono appena passate le 8, c’infiliamo nel parcheggio convenzionato (enorme e per 3 euro tutto il giorno), la segnalazione di posti liberi al primo piano è totalmente falsa e così ci tocca uscire e rimetterci in coda. Scarico i miei tre compagni di viaggio che si recano a ritirare il pettorale e la bottiglia di Lambrusco a mo’ di pacco gara, il secondo piano è quasi vuoto, parcheggio e aspetto l’arrivo del mio pettorale. Lo attacco sulla mia canotta nuova fiammante in maniera oscena come al solito e solo grazie a Danilo riesco ad uscirne in maniera egregia. Tutti pronti? Andiamo. Quando arriviamo in zona partenza non manca molto, c’è il tempo solo per qualche chiacchiera veloce, poi ci accodiamo al gruppone come nostra abitudine e dopo quasi due minuti dallo sparo passiamo sul tappeto rilevatore e comincia la gara. Ho scelto i 30 km della Duchessa (mi dicono effettivi 31650 metri) perché ho una gran voglia di tornare a fare distanze un po’ lunghe. Il mio infortunio di Vigevano con tutto quello che ne è conseguito sono ormai ricordi lontani, dagli inizi di agosto, tutte le domeniche, non ho mai fatto meno di 21 km, durante la settimana ho ricominciato ad uscire regolarmente un paio di volte e la voglia di tornare a correre quanto prima una maratona è fortissima. E’ bella questa città, non vi ero mai stato, si respira un’aria molto più tranquilla e rilassata della metropoli meneghina a me ben nota. Ed è anche la prima volta che mi cimento su un percorso da ripetere tre volte: dicono che sia mentalmente pesante, sarà che per me è una novità ma sinceramente ho sentito solo un po’ di disaffezione alla ripetitività quando ormai ero alla fine. Forse era solo stanchezza. Tutto il primo giro lo corro insieme a Fabio, il ritmo non è male e le chiacchiere ci fanno tanta compagnia. Nel primo giro non mi guardo tanto intorno, so che avrò tempo per farlo ed arriviamo così al primo passaggio sul traguardo e per la prima volta guardo il crono. Avevo un’idea e l’avevo dichiarata agli amici: mi sarebbe piaciuto tentare di rimanere vicino ad una media di 5’30”/km, questo voleva dire un passaggio in 58’, sono in vantaggio di quasi 5 minuti. Non è facile descrivere cosa si prova in certi momenti: ti vengono in mente i sacrifici che hai fatto per curarti, le tante e belle gare alle quali hai dovuto rinunciare, a quel cambiamento che è avvenuto dentro di me dove lo spirito agonistico ha lasciato posto alla voglia di correre sereno, in allegria e compagnia. E ti domandi “ma cosa sta succedendo?” e non sei felice perché stai facendo un tempo che neanche t’aspettavi, sei strafelice perché lo stai facendo senza neanche pensarci. E sono in compagnia. E mi sto divertendo. Ad un certo punto da dietro arriva Gianluca, uno dei miei due soci della Monza-Resegone mai corsa, s’infila tra me e Fabio, sgomita, chiede permesso e ride. Ovviamente ci dice che adesso che ci ha presi rallenterà perché sta andando fin troppo forte e dopo un paio di minuti quando comincia a distaccarci dico a Fabio: “Ma tu avevi creduto che lo facesse davvero?” Gianluca è poco più di uno scricciolino, pesa poco e niente ed è molto più giovane di me e vederlo li davanti mi viene in mente quella gara che avremmo dovuto fare insieme in giugno. Ho un po’ di nostalgia, e quasi senza rendermene conto distacco Fabio senza neanche salutarlo e parto alla rincorsa di Gian. Ci vuole un po’ per prenderlo ma da quel punto e fino alla fine saremo insieme e ci faremo compagnia, oggi per due terzi la squadra del Resegone ha cominciato la rincorsa verso l’anno prossimo. E’ bella questa corsa di Parma, un bel tracciato, ben presidiato e transennato, spugnaggi efficienti, ristori ben forniti di liquidi a volontà e soprattutto biscotti, frutta e le mitiche banane che mi salvarono alla maratona di Firenze e che per me sono diventate un portafortuna ed il miglior integratore. Con Gianluca si corre sul serio eppure abbiamo tempo e modo di scambiarci pareri e commenti e ci rendiamo conto che stiamo andando veramente troppo forte quando in prossimità del secondo passaggio sul traguardo vediamo davanti a noi le sagome di Danilo e Daniele che erano partiti per la mezza con intenzioni bellicose. Io e Gian ci guardiamo, realizziamo che il ritmo che abbiamo tenuto è fantastico e per darci una calmata da quel punto in avanti ad ogni ristoro ci fermiamo, beviamo e mangiamo con calma e poi ripartiamo. E ci diciamo un mucchio di volte: “Adesso si rallenta, ok?”. “Io sono un po’ stanco e tu?” eppure il ritmo cala solo un pochino. L’ultimo attraversamento nel parco lo patiamo un pochino, la fatica ormai si sta facendo sentire, sembra che dal parco non si esca mai ed invece usciamo da lì per la terza volta, affrontiamo gli ultimi due km facendo un po’ di elastico, ma sul tappeto rosso finale siamo spalla a spalla, ci diamo la mano e chiudiamo con un real time di 2h46’45” che equivale ad una media di 5’15”/km. Da non credere... e per tutti e due. Che bello ritrovarsi con una medaglia al collo, avere ancora la forza e la voglia di saccheggiare il ricco ristoro finale, ritirare la cauzione del chip e ritornare alla macchina per cambiarmi stanco ma con una felicità che non esplode in scene di entusiasmo, ma che mi accompagna leggera leggera nel sottofondo dei miei pensieri. Ed adesso che la gara è finita, che il cuore ha fatto la sua parte agonistica, devo rilassarlo un attimino perché avrà ancora tanto da lavorare a livello emotivo. Oggi ci siamo ritrovati in 12 dei 14 che compongono la Brigata Tapasciona, oggi festeggiamo il nostro primo compleanno. Siamo in ritardo di due mesi, ma non fa niente, l’importante era farlo dopo averlo pensato e sognato tantissime volte, ma mai così bello come viverlo realmente. La nostra mascottina Dani ha pensato lei all’organizzazione di tutto: ha trovato la trattoria, ha concordato il menu ed il prezzo, ha gestito le adesioni e le rinunce ed ha fatto un lavoro fantastico. E’ bella e caratteristica la trattoria, a tavola con l’aggiunta di altri amici siamo in 19 ed io mi accomodo ad un capo della tavolata non per mania di protagonismo ma perché così li ho tutti davanti. Il nostro Roby Fotosuperquick (che anche oggi ci ha deliziato con le sue stupende foto) è un po’ che mi dice: “Max, a te la corsa ha proprio cambiato la vita, vero?”. Ha ragione Roby, mamma mia se ha ragione. Ho davanti a me tanti amici, amici veri, che sono persone che fino a pochissimi mesi fa neanche sapevo che fossero al mondo. E adesso sono lì che ridono e scherzano allegri e sereni, che hanno avuto il piacere di costruire e cementare insieme questo fantastico gruppo, che mi chiamano “Presidente” e levano in alto i bichieri in mio onore e credetemi, trattenere l’emozione in certi casi non è mica semplice. E a nulla serve che continui a ripetergli che ‘sta storia del Presidente mi ha rotto, che ho deciso di dare le irrevocabili dimissioni, manco mi ascoltano. E allora mi spetta adempiere ad un compito che la carica m’impone, ma è un piacere, una gioia immensa che nasce mesi fa quando con Antonio e Gianluca decidemmo di fare le magliette per la Monza Resegone e visto che c’eravamo di farle per tutti i Brigatisti. E la cosa è rimasta un segreto per tanti mesi e oggi, finalmente, posso aprire la borsa dove ci sono tutte le magliette confezionate come grosse caramelle, a fatica ricordo il discorso che da una settimana dico e ridico e rifaccio nella mia mente e poi mi metto in disparte a vedere le espressioni di stupore e gioia nel ritrovarsi tra le mani una maglietta tecnica con stampato sulla schiena il nostro logo ed il loro nome o soprannome. La Dani addirittura vola in bagno a cambiarsi e torna sorridente come una bambina che ha appena ricevuto in regalo una stupenda bambola. Finita qui, direte voi? Ma in che film! Siamo o no la Brigata, siamo o no quelli degli scherzi e delle genialate, tanto normali non lo siamo (io poi sono un caso disperato) e così la giornata si conclude con lo scherzo ad Antonio iniziato ben 6 mesi fa. Finalmente viene a sapere che è iscritto con me e Gianluca alla Maratona di Venezia del prossimo 28 ottobre, all’inizio quasi non ci fa caso, io calco la dose, gli altri (le serpi lo sapevano quasi tutti) tengono botta e quando si ritrova davanti la busta che contiene il suo pettorale sapientemente creato con uno dei suoi fantastici fotomontaggi da Marco Scianca e la scheda di registrazione non sa più se insultarci od essere strafelice.

E tutta la nostra felicità la potete ritrovare nelle foto di Roby ed in quella bellissima fatta nella vietta appena fuori dalla trattoria dove indossiamo tutti la nostra maglietta all’incontrario.

E poi si ritorna a casa e da domani la solita vita ci attende. Auto o metropolitane, ufficio, lavoro, la vita di tutti i giorni. Ma da domani una cosa in più ci farà compagnia: il ricordo di un’altra stupenda giornata stampata nel cuore.

Alla prossima.

 Torna alla Home