24 Giugno 2007 Monza -MI-

 

La Monza-Resegone e i miei vent'anni

 di Lorenzo Beretta  (2 ottobre2007)

 
 

 

Sono Beretta Lorenzo e con i miei venti anni ho corso la 47^ Monza-Resegone, sono stato quindi uno dei concorrenti più giovani che abbia mai preso parte alla competizione brianzola. Il mio sogno personale della Monza-Resegone ha preso vita ben prima che iniziasse il 2007, infatti, già lo scorso anno mi era stato chiesto di fare da “riserva” ad una delle terne che poi hanno partecipato e portato a termine la corsa; in verità, due di quei tre, sono quelli che poi mi hanno fatto compagnia quest’anno. Io, che corro solo da tre anni, mi sono sentito immensamente felice della richiesta perchè essendo un brianzolo “doc”, la  Monza-Resegone non era una sconosciuta, anzi, è una sorta di dea del podista che con il suo faticoso fascino incanta e spaventa quasi chi ne sente parlare. Ritornando alla richiesta devo dire che nonostante il fascino della gara, nonostante la gioia provata, ho dovuto rifiutare perchè fino ad allora mi ero spinto non oltre le mezze, pur adorando i “lunghi”.

In quella occasione però mi sono ripromesso, ed ho promesso, che l’anno successivo (ossia quest’anno) avrei partecipato se fossi stato in grado di correre per intero una maratona, altra dea del podista, e mi fossi preparato in modo adeguato, perciò sotto...

Con queste premesse è iniziato l’anno e anche se febbraio sembra molto lontano da giugno, è proprio in quel mese che ho cominciato una preparazione iniziale a base di “tapasciate”, allenamenti infrasettimanali, e anche sfide in salita (es. Cornizzolo o Monte S.Genesio) tra me e i miei compagni d’avventura.

È arrivato così il momento della prova ultima, vale a dire la maratona, che con i suoi 42.195 m, è una sfida in cui ogni corridore di lunghe distanze vuole cimentarsi. La scelta per me & Co. è ricaduta sulla Maratona di Brescia il giorno 29 aprile... alla partenza di mattina presto c’erano già 28° C e al traguardo, tagliato dopo poco più di 3h13’, si toccavano punte di 31° C. Insomma una vera e propria graticola di San Lorenzo. Il mio tempo all’arrivo, che forse non è esaltante per i più forti, per me è stata un’iniezione di fiducia e di euforia perchè ero riuscito a chiudere la mia prima maratona in un tempo tutto sommato decente. Come ho detto anche i miei compagni “esperti”, Lucio e Gabriele, hanno partecipato ma sfortunatamente entrambi hanno sofferto il caldo e sono stati piuttosto male, infatti, Lucio è stato costretto al ritiro al ventunesimo km, mentre Gabriele ha sofferto di nausea e crampi. Comunque non ci siamo disperati e io ho infine accettato l’onore ed onere di partecipare alla Monza-Resegone.

Ci siamo iscritti come Gruppo Podistico Villasantese sq.A, e dalle prime indiscrezioni sui nomi dei partecipanti ci siamo resi conto che, quella appena disputata, sarebbe stata una sfilata di atleti di alto rango. Nel frattempo anche mio papà Bruno ha deciso di partecipare insieme ai suoi amici Fabrizio e Valentino. Il tempo della partenza si avvicinava e quando si parlava con un amico o un parente dell’intenzione di correre la Monza-Resegone, questo pensava che fosse uno scherzo o molto più semplicemente diagnosticava una qualche forma di pazzia grave. Persino mia mamma mi sconsigliava l’impresa ma dopo le prime titubanze si è dimostrata una valida sostenitrice o meglio la più accanita, ahhhh cuore di mamma!!!

Giunge così il giorno dell’estrazione dell’ordine di partenza, nella sala della Società Alpinisti Monzesi che organizza l’evento, le persone si affollano aspettando con trepidazione il risultato dell’estrazione sperando magari di essere tra i primi al via. Il risultato? Pettorale 141 su 152 cioè tradotto in numeri significa partenza dall’Arengario di Monza alle ore 22.41. Ci siamo però ricordati delle bibliche parole “gli ultimi saranno i primi” e complice anche il pettorale 118 di mio papà (mal comune mezzo gaudio) non ci siamo certo demoralizzati ma abbiamo visto l’occasione come sprone perchè se volevamo raggiungere chi partiva prima avremmo dovuto correre di più.

23 giugno 2007 ore 20.30: la tensione è alle stelle mentre nella serata che si preannuncia fresca e perfetta per correre si attraversano le due ali di folla che assiepano il viale che dal ponte dei leoni conduce all’Arengario. Arrivati qui si ritirano i pettorali e si compie la punzonatura, infine, come in un estremo gesto scaramantico, si indossano pantaloncini e maglietta.

Ore 21.31: parte la prima terna di concorrenti. La Monza-Resegone è cominciata a tutti gli effetti, da adesso, ogni trenta secondi partiranno i concorrenti chi più agguerrito chi meno, chi solo per divertirsi chi per vincere oppure chi vuole dimostrare di essere capace di un’impresa magica.

Tutto trascorre come da copione e alle ore 22.30 circa parte mio papà, mentre urlo per incitarlo mi rendo conto che fra poco sarebbe toccato a me e ai miei compagni salire sulla pedana e prendere il via.

Ci siamo, sono le 22.41 del 23 giugno 2007, un secco via dato dal cronometrista e ripetuto dal sindaco di Monza ci fa scattare come gazzelle di fronte ai leoni. Quello che si prova al momento della partenza non c’è modo di descriverlo: un caleidoscopio di emozioni, di sensazioni piacevoli, di orgoglio che scorre insieme al sangue nelle tue vene. Si percorrono le prime centinaia di metri tra due ali di tifosi che non tifano per nessuno, ma che tifano per tutti che si assiepano lungo le transenne cercando di batterti un cinque così da infonderti un poco del coraggio e della spavalderia necessaria per portare a termine la gara.

Si passa per il centro di Monza e poi via diretti a Villasanta dove conoscenti vari ci urlano incoraggiamenti e qualche scherzoso insulto: “bravi, bravi state andando perfettamente” oppure “forza trii sgàla bròc”. Sembra una banalità ma io mi sentivo un po’ come il loro eroe per i pochi momenti in cui ti guardavano sorridendoti.

La gara prosegue: Arcore, Usmate, Carnate, Osnago, Merate dove finalmente sorpasso il “vecchio” (ossia mio papà) e chi più ne ha più ne metta. Mentre corro, mille pensieri si affollano nella mia testa e mi rendo conto che sto correndo negli stessi paesi che tocca il treno che ogni giorno al ritorno dall’università mi riporta a casa, insomma il treno che da Milano porta a Lecco via Carnate. Devo ringraziare particolarmente mia mamma e i miei compagni di allenamento Giorgio e Silvano perchè ci hanno seguito lungo il tragitto portandoci beveraggi vari nonchè i temutissimi riscontri cronometrici.

Come ho già detto siamo stati una delle ultime terne a partire quindi non ci sono mancate le occasioni di fare sorpassi così come le spiacevoli scene di qualche concorrente steso al ciglio della strada per via dei crampi, vero flagello del podista. Giungiamo dopo 32 Km a Calolziocorte e qui si comincia a fare sul serio: quella che prima era stata quasi una sgambata fra amici ora comincia a prendere i toni di un’odissea moderna fatta di salite e di sguardi affaticati, di respiri affannosi e sudore. Arriviamo a Erve, un paesino davvero fantastico e, nonostante l’ora tarda, tutto il paese attende il passaggio della Monza-Resegone tra urla festose e lancio di coriandoli: sì, proprio coriandoli, cose da non credere. Infatti se vi è mai capitato di correre a Milano o di guardare una competizione lì svolta (vedi la Maratona di Milano), se ti va bene ti becchi qualche colpo di clacson altrimenti...

Ma quella di Erve non è altro che la quiete prima della tempesta inizia il sentiero irto, scosceso, sterrato e completamento al buio che conduce alla Capanna degli Alpinisti Monzesi. È un vero e proprio calvario, si passa da 580m a 1220m arrampicandosi con mani e piedi e facendosi luce con le torce. Quelli che affermano che la Monza-Resegone inizia solo a questo punto hanno ragione: il mio amico Gabriele ha una crisi, gli vengono i crampi ma riesce a riprendersi e anche se sfiancato prosegue come un toro che vede il drappo rosso.

Personalmente devo dire che sono stato benissimo, forse il fisico magro, forse la preparazione ottima o forse l’adrenalina fatto sta che mi sono divertito molto sul famigerato sentiero del “prà di ratt”.

“Trasumanar significar per verba non si poria” sono questa le parole usate da Dante per descrivere l’emozione che prova vedendo il Paradiso, bhè forse le mie visioni erano più terrene e modeste ma vi giuro che faccio fatica a descrivere ciò che ho provato quando ho visto la Capanna degli Alpinisti Monzesi ammiccare sorniona fra le luci del traguardo. Uno sguardo veloce ai compagneros e vamonos verso la meta non dimenticandoci però del classico arrivo “in cordata”. Fermo il cronometro, 4h05’52”, bellissimo!!! Ma non tutto è bene ciò che finisce bene, infatti Gabriele che aveva sofferto le pene dell’inferno crolla ed è costretto a ricorrere all’aiuto dei medici: fortunatamente tutto si risolve così ci scambiamo i complimenti, salutiamo gli altri concorrenti e dopo che anche mio papà termina ci apprestiamo alla discesa quando ormai manca poco all’alba.

L’avventura però non è ancora conclusa infatti il giorno delle premiazioni allo stadio vecchio di Monza  è stata un’altra festa: siamo arrivati ventiduesimi assoluti, mica noccioline per uno che si cimenta per la prima volta nell’ardua impresa, e poi ciliegina sulla torta ricevo il premio come partecipante più giovane. Dopo qualche giorno ricevo la notizia che sul sito “YouTube” c’è un video dove anche io sono ripreso e contemporaneamente ricevo anche la richiesta di scrivere due parole su ciò che è significato per la Monza-Resegone.

Concludendo, volevo ringraziare i miei compagni d’avventura Lucio e Gabry, i miei rifornitori ufficiali and last but not least (ultimi ma non ultimi) tutti coloro che hanno reso possibile lo svolgimento di quella che senza mezzi termini è una delle più belle e significative gare notturne in assoluto.

 Torna alla Home