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di Davide Orrera
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E’ proprio così, quando litighi con una persona cara e, dopo,
parlando, chiarisci, ti riappacifichi e ti rendi conto di quanto le doti di
quella persona, che dai per scontate perché le hai sempre a disposizione, ti
sono mancate.
Allora capisci che, a torto o a ragione, anche tu ci hai messo del tuo per far
peggiorare le cose e fai ammenda con te stesso, oltre che con l’altro soggetto,
perché il rapporto che ti lega a lui e’ prezioso e a mente fredda nulla faresti
per turbarlo.
Così, con questo spirito, ho vissuto la prima gara ufficiale dopo circa 2 anni,
ma facciamo un passo indietro.
La mia ultima apparizione con un pettorale risale a gennaio 2007, prima prova
del Brianzolo di corsa campestre la quale, a sua volta, era la prima gara dopo
circa 5 mesi di stop dovuti allo studio per diventare allenatore.
Dopo di
allora, l’infortunio al piede proprio mentre allenavo, (3 mesi fermo),
situazioni familiari e di lavoro che mal si conciliavano con il regolare
svolgimento di un’attività sportiva pianificata e, risolto il tutto, il mio
essere risucchiato nella spirale del “pantofolismo”.
Per carità, non mi sono mai fermato, ho sempre corricchiato, nuotato (l’estate
scorsa ho anche fatto un corso avanzato di nuoto), però di mettermi a seguir
tabelle per inseguire l’obbiettivo di un risultato, non mi stimolava proprio.
Dopo aver, positivamente, grazie a Dio, risolto tutte le mie magagne, da qualche
mese ho deciso di ributtarmi nella mischia, ripartendo da zero, come se la mia
attività precedente non fosse mai esistita e così, tra un medio e una seduta di
ripetute, fatti senza pretese, giusto per riprenderci la mano, ho voluto
riprovare lo stimolo della competizione.
La Corsa delle Cascine cadeva a fagiolo: vicino casa, distanza non proibitiva ed
ambiente conosciuto: tutti i presupposti ideali per un rientro comunque "soft".
Arrivo alla sera sul luogo della gara (avevo già preso il pettorale nel
pomeriggio) e mi rendo conto che già solo a livello visivo devo riprenderci la
mano: le divise sgargianti degli altri concorrenti che si scaldano, l'odore di
olio per il riscaldamento, la voce dello speaker (Tino), tutte cose che per me
erano routine, invece ora mi sembra di essere un bambino nel paese dei balocchi.
Mi sento però, un po' un imbucato ad una festa, vedo molta più gente sconosciuta
rispetto a quella che conosco e, a differenza di prima, faccio molta fatica a
trovare qualcuno con cui scambiare due battute, ma forse lo sconosciuto sono io.
La parte mezza piena del bicchiere sta nel fatto che riesco a svolgere un
riscaldamento decente.
Tutti sulla linea di partenza. Mi schiero nelle ultime file e dopo aver,
finalmente, scherzato con qualcuno sul fatto che non si partiva più, arriva lo
sparo.
Subito ho problemi con il cronografo, forse è un segno del destino, cosi lo
lascio perdere e decido di "seguire il mio cuore". Prendo un ritmo regolare,
giusto per quelle che sono le mie capacità attuali e mi accodo ad un gruppetto
nel quale si notano un lungagnone del Montestella e una ragazza mora con capelli
corti. Piove a gocce fini ma intense e per me è manna: amo correre con la
pioggia ,in gara però perché in allenamento mi rompo. Al primo passaggio nella
cascina, in un impeto di esaltazione, mi viene da cantare a squarciagola l'inno
dell'Inter, scatenando un intenso applauso da parte dei ragazzini addetti allo
spugnaggio.
Alla fine del primo giro rinvengono da dietro due tipi della Polisportiva
Oggiono e quasi inconsciamente mi ritrovo attaccato a loro lasciando dietro il
gruppetto con cui ero prima.
Sento i miei passi e il mio respiro finalmente coordinati, come dei ballerini in
un passo a due. Sono fradicio e me la sto godendo tutta! Uno dei due tipi si
stacca, secondo passaggio nella cascina ed io che canto ancora "siamo noi, i
campioni dell'Italia siamo noi", coro al quale si uniscono i ragazzi delle
spugne, ormai diventati i miei piccoli ultrà.
Al terzo giro mi succede quella cosa con cui devo spesso fare i conti quando
giro a ritmi veloci (anche se dire veloci per me ora è una parola grossa): vado
come in asfissia, è come se l'aria mi si fermasse in gola e non arrivasse giù
nei polmoni, penso che dovrò controllarla questa cosa, per ora (ho passato l'8
km) devo andare al passo; lo faccio per 20 passi, vengo ripreso dal tipo del
Montestella e dalla ragazza che erano con me nel primo giro, sono rimasti soli
staccando il gruppetto col quale eravamo all'inizio e mi accodo a loro.
Ultimo passaggio in cascina, stavolta non ho il fiato per cantare nulla ma sono
i ragazzi che, forse vedendomi in difficoltà, intonano "non mollare mai", altro
coro clichet della Torcida Nerazzurra. E chi molla penso io, e penso anche a
come abbia potuto rinunciare a tutto questo fino adesso. Gli ultimi 600 metri li
faccio in asfissia, i miei due compagni d'avventura mi staccano, anch'io però ne
recupero due, che hanno probabilmente dato tutto troppo presto, e cosi, in preda
ad una incontrollata esaltazione, faccio gli ultimi 300 metri in apnea, però "a
palla", quasi riprendo la ragazza, poi rallento: sarò all'antica ma la
passerella la cedo al gentil sesso. Io comunque mi sono goduto la mia festa, non
so che tempo ho fatto ma non mi interessa ora, va bene così.
Dopo essermi asciugato e cambiato, mentre vado verso casa, penso che d'ora in
poi a queste "feste" non rinuncerò più per quanto mi e' possibile.
Ho fatto pace con le gare, ed ora le amo più di prima.