9 Marzo 2008 Parco di Monza -MI-
 

 

Aspettando Treviso

di Massimo Bertarelli 


Il ponte delle catene

 

La sveglia suona alle 7.30 e quasi mi viene un coccolone. Ma da quanto tempo non me la prendevo così comoda la domenica mattina? E chi se lo ricorda…ma ricordo bene, come metto giù i piedi dal letto, quello che mi aspetta. E’ un allenamento che desideravo tantissimo fare, è un allenamento che mi fa’ davvero paura. La distanza è impegnativa, 30 km non sono mai uno scherzo, ma sono consapevole che le gambe ed il fiato ci sono, ma oggi è un allenamento speciale, sarò da solo, io contro la mia testa. La forza di volontà che so di avere contro le mie “sirene tentatrici”, quelle malefiche e perfide vocine che mi hanno sinceramente stancato.

E tutto è previsto nei minimi particolari: le scarpe che userò in maratona, nuove, morbidissime, già testate in un desmila, calze nuove e pantaloncini da gara. E nel pomeriggio di sabato ho inserito nel MP3 una vagonata di nuove canzoni che con gli intoccabili Pink Floyd, Red Hot, Eagles e Saliva saranno la colonna sonora delle mie quasi 3 ore di corsa.

Niente macchina ma una bella passeggiata da casa mia: attraverso la ferrovia e sono dentro la mia seconda casa, il Parco di Monza. E secondo voi è possibile che in un posto che frequenti da quasi 30 anni non mi capiterà di incontrare qualcuno che conosco?

Sono ancora sul Ponte delle Catene che armeggio con il crono che sento un potente “Massimoooooo”: è Stefano, il boss di Gianluca, che sorridendo passa di corsa. “Che fai qui?” gli dico. “Ci sto provando” mi risponde, “adesso ci proverò anche io” rispondo e dopo qualche secondo di concentrazione parte il crono insieme ai miei primi passi e la prima canzone del MP3 mi detta il ritmo.

Ho le idee molto chiare su quello che andrò a fare: ritmo maratona a 5’30”, parola d’ordine non sgarrare. Avevo chiesto ad un bel po’ d’amici se qualcuno aveva piacere a venire a farmi compagnia, a piedi, in bici, sui roller, armati di randello nel caso sforassi il tempo…per il randello erano tutti disponibili (‘ste carogne) ma alla fine, tra gare e problemi di salute, nessuno aderisce all’invito.

Mi aspettano 3 giri del mitico “Panetta”, un desmila che potrei correre ad occhi chiusi, che so già che non mi stancherà perché la magia del mio Parco è come una droga, quando l’hai provata non puoi proprio farne a meno. Ad avercene tante di droghe così!!!

Come metto piede sul Viale Cavriga mi passa di fianco il gotha podistico dei Gamber, mi salutano, mi chiamano per nome, s’informano su cosa sto facendo, mi fanno gli auguri per Treviso e mi scaldano il cuore. A loro non starei dietro neanche quando fanno il defaticante eppure, pur essendo un Gamber da poco tempo, mi fanno sentire accettato e benvoluto, uno di loro, e vederli andare via cosi leggeri è una gioia. Incrocio più avanti nuovamente Stefano e tranquillamente mi accingo a completare il primo giro, non prima di aver incrociato la mitica Giovanna, una ragazza che da anni vedo spesso al Parco (che chissà come si chiama davvero?) e che ha una particolarità: corre sempre alla stessa maniera, sguardo fisso per terra, mai una volta che abbia alzato gli occhi, un’autentica Sfinge. Con Antonio e Gianluca ci siamo però ripromessi che prima o poi ci piazziamo davanti, le urliamo ciao e vediamo se anche quella volta non alza la testa. Fine del primo giro, 54 minuti, leggerissimo anticipo, ma è colpa di “Starting Over” dei Saliva che parte proprio in quell’ultimo km, però sento che la tensione finalmente si allenta, sto rispettando la tabella, e mi sento più sereno. Difatti mi lascio cullare dalle belle melodie che mi risuonano nelle orecchie e la strada scorre sotto le scarpette. Sul Viale Mirabello vedo venirmi incontro una magliettina arancione, è ancora lontana ma io quella sagoma la conosco, qualche passo più avanti ed indovina chi c’è? Danilo, il “Panda” che col piffero che la domenica mattina se ne sta a letto a sognare i campionati di Bressanone, è li che sta tirando come un matto, lo apostrofo con un gentilissimo “vaffa”, ci diamo un bel cinque volante e lui a correre dietro ai sogni da quattrocentista ed io a tener duro per i miei sogni da maratoneta. Giusto un paio di km e ti vedo arrivare, in dolce compagnia, Alberto il Presidente dei Gamber e vai con un altro cinque al volo. E finisce il secondo giro, questa volta il vaffa lo riservo per me perché sono in anticipo di 4 minuti, “troppi Max, più piano” mi dico.

Ce la farò a rispettare i buoni propositi? Si, certo, fino all’ingresso di Porta Monza, dove Alberto s’affianca. Sta tornando a casa e mi fa compagnia e cosi partono le chiacchiere, chi lo guarda più il crono, corro e parlo e lo capisco bene che il ritmo non è quello lento che volevo fare, ma tant’è. Stiamo insieme per 4 km poi ci salutiamo, io ho da affrontare l’ultimo tratto del mio allenamento. Non sono un fenomeno e neanche bugiardo, la fatica comincia a farsi sentire, eccome, ma è normale ed è giusto che sia cosi, la cosa stupenda è che nemmeno per un attimo mi sono risuonate dentro quelle “vocine”, ed è per quello che oggi sono qui, è la mia personale vittoria contro me stesso che tanto aspettavo.

E poco prima del Ponte delle Catene, poco prima degli ultimi 400 metri il destino o forse solamente la funzione shuffle del MP3 fa partire “Vivere” di Andrea Bocelli. Comincio a non capire più niente, la soddisfazione si mescola all’emozione. Come si può rimanere indifferenti quando al termine di un allenamento duro, di una vittoriosa battaglia contro il tuo passato ti risuona nelle orecchie “vivere, nessuno ce l’ha insegnato, vivere, non si può vivere senza passato, vivere è bello anche se non l’hai chiesto mai….” Ed oggi non conta niente che quei 4 minuti di vantaggio siano rimasti fino alla fine, contava farlo così bene, contava…vivere.

Alla prossima.

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