11 Maggio 2008 sommacampagna -VR-

9^ Maratona Internazionale del Custoza
 

 ORE 8.30, A LEZIONE DI……MARATONA

di Massimo Bertarelli 

 

Sono le 4.46 e la sveglia dovrebbe suonare fra 4 minuti, ma oggi è giorno di maratona, sono ormai famose le mie notti in bianco eppure….stanotte ho dormito bene, tranquillo, ma è inevitabile che la sveglia mentale anticipi di qualche minuto quella digitale. Mi stiro un pochino, metto le gambe giù dal letto, nell’oscurità allungo il piede destro alla ricerca della ciabatta, non la trovo, mi allungo un po’ di più e mi parte un improvviso e lancinante crampo al polpaccio. Con una mano mi tiro su la gamba, con quell’altra mi tappo la bocca per strozzare un urlaccio che sta per uscire, svegliare così mia moglie non mi sembra carino. Mi alzo e zoppicando vado in bagno, davanti allo specchio mi scappa da ridere, porca vacca Max, mi dico, se il buongiorno si vede dal mattino….Ed invece sarà un gran

 bel giorno. Puntuale (come stabilito) alle 5.30 sono sotto casa di Roby Mandellik, qualche minuto e davanti alla sede dei Gamber raccogliamo Giò Villa, pochi minuti ancora e la Panterona Sabry si accomoda di fianco a me. La macchina è piena, per tre quarti siamo Brigatisti e per tre quarti Gamber, alle 6 siamo già in autostrada, direzione Sommacampagna. Dopo un’ora e mezza ho anche il pettorale in mano e per l’ennesima volta mi rendo conto che quando il destino vuole sa sempre stupirmi. Il mio pettorale è il numero 689, pensate un po’: questa per me sarà la sesta volta che sarò alla partenza di una maratona, sono nato l’8 di Agosto, e per il Custoza è la nona edizione. Incredibile vero? Ed è incredibile la sincera genuinità che fa rima con magnifica organizzazione che all’interno del

parco e nella corte di Villa Venier è già in piena attività: mi fermo per qualche minuto a guardare e scambiare due parole con i simpaticissimi addetti alla preparazione del pranzo che, in dialetto, mi illustrano cosa stanno già preparando. Mi cambio negli spogliatoi del centro sportivo che è a due passi dalla partenza, mi accodo per passare la punzonatura e prima che la gara cominci incontro Luca (per gli amici della community il nostro Wind) che, cappellaccio rosso da cow boy in testa, è pronto a regalarmi la sua compagnia ed anche una bella ed inaspettata emozione. Dovete sapere che il soggetto è del 1983, potrebbe tranquillamente essere il mio figlio minore visto che quello vero è del 1981, ed ha l’abitudine di presentarsi alle gare con un marchingegno incredibile.

 Dentro un marsupio ha collocato l’Ipod ed una specie di amplificatore ed il tutto è collegato con due mini casse acustiche che si è posizionato sui fianchi, praticamente corre una maratona con una zavorra di mezzo chilo attaccata in vita, si potrebbe dire uno “stereo-podista”. Beata gioventù. La gara parte, siamo in poco più di 700, si esce dallo stretto cancello d’ingresso della villa e le forti emozioni cominciano subito. Vedo che Luca armeggia con l’Ipod e mi dice: “Dai Max, attacchiamo la musica, dimmi un po’ se questa la riconosci…” e parte una canzone che conosco benissimo. Ai più il nome non dirà niente, la band si chiama Oxidiana (se volete sapere la loro storia ed ascoltarli ciccate qui www.myspace.com/oxidiana), a me dice tantissimo perché il bassista è mio figlio. E per

 i primi 5km mio figlio ed i suoi amici saranno la colonna sonora dei tanti podisti che vedendoci passare, e soprattutto “sentendoci” arrivare con la musica a tutto volume, si girano stupiti ed incuriositi. Davvero un grande regalo Luca, quando incideranno il loro primo cd una delle prime copie con dedica sarà sicuramente la tua. La giornata è partita davvero bene, anche il meteo vuole darci una grande mano, uno strato di nuvole ed una leggera brezza ci terranno lontano il tanto temuto caldo per un bel po’. Ed è davvero stupendo questo tracciato. Fuori da Sommacampagna dolci saliscendi e tanti vigneti a perdita d’occhio, e cosi via fino a Custoza, i su e giù si susseguono fino a Valeggio mentre la musica sparata dalle casse di Luca è una compagnia incredibile ma che ci permette di

 scambiare spesso e volentieri chiacchiere e battute. E le distrazioni non mancano, Roby sul retro dello scooterone ci regala un po’ di foto, ma la banda Podisti. Net oggi è nutritissima, il Diretur speakerava già all’alba alla partenza, ed a un certo punto ci troviamo Morselli in mezzo alla strada che fa riprese video e dopo un po’ ci sorpassa in moto sempre filmando, io ho ancora il fiato per una mini intervista al volo. Da Valeggio ci buttiamo in discesa verso Borghetto, era il passaggio che aspettavo con gioia, troppo caratteristico quel Borgo, a quell’ora di mattina tranquillissimo e come sempre bellissimo. Fuori da Borghetto ci attendono 12 km di ciclabile lungo le rive del Mincio, è la parte che ti invita a tenere buoni ritmi, ma so bene che è anche il tratto che bisogna gestire bene, non

 bisogna farsi prendere dall’entusiasmo in questa parte di gara. Avevo studiato la planimetria della gara a memoria, sapevo che la parte più dura arrivava al termine della ciclabile e quando vedo che il passaggio alla mezza è in linea addirittura con una proiezione finale di 3h45’, capisco che è arrivato il momento di dover inevitabilmente tirare un po’ il freno, con quel ritmo l’avrei pagata dura più avanti. Luca è sempre con me e la cosa che mi stupisce di più è vedere che Giò è sempre un 200 metri davanti, lui che si era beccato il primo vaffa di giornata quando ci aveva annunciato la sua intenzione di chiudere in 3h30’. Io non sono partito per fare il tempo, avevo una gran voglia di correre questo Custoza al quale avevo dovuto rinunciare l’anno scorso, sapevo che il percorso era bello

 ma così bello non me l’aspettavo. Ed è normale che nella mia testa da ragioniere alcuni conteggi partano in automatico, ho già capito che se anche scoppio questa è una maratona che posso chiudere sub 4h, ed a quel punto decido che il crono non lo guarderò più. Finisce il lungo Mincio e subito ci attende una bella rampa che porta a Salionze e proprio in quel tratto raggiungo Giò, vedo che è in difficoltà, lo incito a seguirmi e non mollare ma nel lasso di tempo di un amen perdo lui ed anche Luca si stacca. Una mia cara amica di Roma mi aveva scritto una bellissima mail giusto qualche giorno fa per farmi gli auguri per questa mia nuova avventura, ed un passaggio mi aveva colpito. Mi aveva scritto: “Max, mi piace tantissimo quando corri solo per te e non sei in giro ad accompagnare

 qualcuno….” E quelle parole mi vengono inevitabilmente in mente quando al 28°km comincia la mia maratona in solitaria. La parte più dura inizia proprio qui, verso il 30°km Luca si fa una ripetuta per venirmi a prendere, ma pagherà questo inutile sforzo e poco dopo lo perdo questa volta definitivamente. La Cima Coppi della gara arriva intorno al 33^ km, questa salita è davvero lunga e tosta e ben sapendo che ce ne saranno ancora decido saggiamente di non forzare e vado su camminando a passo veloce. Ed è la scelta giusta perché chi continua a correre comunque arriva in cima insieme a me e quei podisti alla fine mi arriveranno tutti dietro. In modo forse inconsciamente masochistico aspettavo un giorno così: a Treviso avevo finalmente vinto la battaglia contro le mie paranoie

 mentali ma ero stato aiutato da due fantastici amici, stavolta mi ritrovo solo a terminare una maratona con il tratto più duro proprio alla fine. E qui non ci sono pacer da seguire, con soli 700 partecipanti ti ritrovi vicino pochissimi runners e per lunghi tratti corri veramente da solo . Quale migliore palestra per temprare la volontà e per scoprire finalmente cosa vali? Ai ristori mi fermo sempre, bevo passeggiando e mangio tanta uvetta, ho tempo anche per allacciare meglio le scarpe, non mi interessa se sto perdendo tempo, ho capito che arrivare in fondo a questa gara per me avrà un valore incredibile. Ed è bellissimo il passaggio dentro una villa con un enorme spiazzo nel mezzo ed appena fuori, dopo il ristoro, un lunghissimo viale alberato su sterrato mi fa tanto immaginare di essere nel

mio amatissimo Parco di Monza. E scopro che non ho bisogno di cercare tante motivazioni dentro me stesso, non mi incito mentalmente neanche nei tratti più duri, sono solo concentrato sullo sforzo e la consapevolezza di essermi allenato bene e la tranquillità mentale ammortizzano alla grande la fatica fisica. E vicino al cartello dei 40km c’è anche il cartello stradale di Sommacampagna, so che da lì saranno due km in discesa, sento i polpacci duri come marmo ma ormai è finita. E nell’ultimo tratto in fondo alla discesa finale scorgo l’inconfondibile sagoma di Alberto, un arzillo runner classe 1943 che tante volte ho incontrato ultimamente, che so bene quanto valga più di me, e vedermelo di colpo lì davanti mi crea un certo scompiglio. Al cartello dei 200 metri finali c’è Roby accovacciato per terra

a scattare le sue bellissime foto ed ho ancora la forza per mandargli un bacio, poi mi accosto ad Alberto e gli dico:”qui c’è qualcosa che non va, come fai ad essere qui?” Mi sorride, lo incito a starmi vicino ma quando supero la porta d’ingresso di Villa Venier non capisco più niente e senza volerlo compio una scorrettezza sportiva, non è da fare, sul rettilineo finale, lasciarsi alle spalle un podista per il quale nutro un grande rispetto. Scusami Alberto. Mi rendo conto di aver portato a termine una maratona davvero tosta, io non sono un fenomeno e mi considero sempre e comunque un tapascione, c’è un po’ di gente dietro alle transenne che mi applaude, il Diretur Fabio mi vede arrivare ed urla nel microfono: “ecco Max Bertarelli, è sotto le 4 ore, incredibileeeeeeeee”, a quel punto

 vedo davanti a me il display e c’è scritto 3.53 e qualcosa, è davvero incredibile Fabio, non pensavo assolutamente di fare un tempo del genere ed allora mi sciolgo, prima stringo i pugni per la soddisfazione e poi taglio il traguardo con un commosso bacio verso il cielo. E’ finita, ho la medaglia al collo, il real time è 3h52’ e rotti, per qualche minuto non so se ridere o piangere, non farò nessuna delle due cose, penserò a ritirare il meritatissimo e pesante pacco gara, mi concederò una doccia calda e sarò pronto a gustarmi un divertentissimo e mangereccio dopo gara in compagnia di amici vecchi e nuovi, intermezzi “piccantemente goliardici” furbamente immortalati da Roby, ed un tranquillissimo ritorno a casa con la compagnia delle chiacchiere di Giò che non hanno per nulla infastidito la ronfatina di Roby.

Una gara da fare, credetemi, per pochi euro vi mettono a disposizione un percorso meraviglioso e vi trattano da re. E se volete mettere alla prova le vostre convinzioni, volete vincere le vostre paure o volete provare a vedere quanto valete sia di gambe che di testa non fatela mancare nella vostra agenda. L’anno prossimo sarà la decima edizione, il buon Simone Lamacchi che ho avuto il piacere di conoscere ( e nei cui occhi ho letto tanta fatica ma anche tanta e meritata soddisfazione) saprà inventarsi qualcosa per cui sarà un peccato non esserci.

Buone corse a tutti, alla prossima.

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