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Gerola Alta (SO) 20 luglio 2008 Giro dei Laghi del Bitto IL mio primo ritiro
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In settimana più volte ho cercato di convincere Marco a fare una tapasciata in montagna domenica 20 luglio. Io, reduce dall’Ecomaratona del Ventasso, che ho terminato e che amo, avrei voluto passare la domenica successiva facendo qualcosa spensieratamente. Ero indecisa tra la maratona nella Val di Scalve o il lungo a Sedrina, in entrambi i casi avrei percorso km senza pensare al cronometro o quant’altro potesse richiedere una competitiva. Ma Marco era risoluto e, poiché si era allenato parecchio in montagna, desiderava fare una skyrace e provare se stesso in questa impresa da lui mai provata. Alla fine mi ha convinto, giocando sul fatto che si sarebbero visti posti molti belli. Il mercoledì
antecedente la gara, lui era stato lì, in veste di camminatore, a visitare alcuni tratti della Val Gerola e ne era tornato entusiasta. Mi ha fatto vedere le foto ed i miei occhi si erano riempiti di ampie vallate verdi e laghetti: un posto incantevole. Mi iscrivo, nonostante i miei dubbi che non erano per il fatto che non ce l’avrei fatta (ho fatto anche di peggio in ferrata), ma temevo che ci fossero cancelli, cosa che mi avrebbe messo ansia. Sabato siamo partiti e, dopo un pranzo nei pressi di Morbegno, siamo arrivati a destinazione. La sera siamo andati a ritirare i pettorali ed il pacco gara ed abbiamo conosciuto due simpatici ragazzi: Fabio e Francesca. Facevano parte dell’organizzazione e abbiamo subito fatto amicizia.
Fabio mi ha comunicato che c’era un cancello: bisognava raggiungere il Rifugio Salmurano in 2h45’, ma mi ha rassicurato dicendo: “abbiamo lasciato un ampio margine…ce la farai sicuramente!”, ignaro delle mie capacità. Torniamo in albergo e, dopo aver mangiato, saliamo in camera. La notte riesco a dormire e faccio molti sogni, tra cui uno mi rimane maggiormente impresso: una mia amica che non vedo da tempo, una grande festa in riva ad un lago e lei cade accidentalmente nel lago. Mi spavento perché la vedo precipitare giù, ma dopo qualche minuto ritorna a galla e sorride.
La mattina lo racconto a Marco e gli faccio notare che lungo il percorso ci saranno dei laghi…speriamo bene!
La giornata promette bene, c’è il sole e l’aria è secca. Arrivati al ritrovo inizio a vedere uno scenario che già immaginavo: tutti i partecipanti magri e con polpacci da paura. Io faccio una battuta a Marco dicendo: mi dovrebbero dare il “premio stazza”, dato che sono la più robusta di tutti. Dopo la benedizione del parroco (non mi avevano mai benedetto prima di una gara….) si parte. Siamo partiti da Gerola Alta (1050 m). Abbiamo percorso circa 1 km in discesa ed insieme a me, ci sono solamente 2 donne e 2 uomini, il resto dei partecipanti non si vede già più. Nel momento in cui inizia la salita, io inizio a camminare, come mi ero prefissata. Salita cammino e discesa “rotolo” (come avevo fatto al Ventasso).
In salita mi ritrovo sola con un uomo, che noto fare i miei stessi movimenti, cioè se corricchio lo fa anche lui e se cammino, cammina pure lui. Iniziamo la salita insieme e la gente ai lati del percorso lo salutano: “ciao Graziano!”. Inizio a pensare e mi chiedo: ma come mai se lui è del posto va così piano? Questo dubbio mi passa quando leggo sul suo giubbino antivento: servizio scopa. Faccio una battuta e gli dico: Che bello! Almeno sono sicura che non rimango sola. Procediamo camminando e, dopo una mezz’ora, riesco ad aumentare il passo e raggiungere una ragazza davanti a me e superarla. Il mio angelo custode rimane con lei, divenuta ultima. Ma non appena arriviamo al ristoro lei mi supera ancora ed io
torno a stare con Graziano. Inizia la salita per me più dura, quella che ci porterà a 2050 m. Una salita in mezzo al verde, senza dubbio molto bella, ma assai faticosa. Guardo l’orologio e Graziano mi rassicura dicendo che se non mi fermo posso farcela ad arrivare al cancello in tempo. Mi dà un po’ d’acqua e mi esorta a continuare. Nel frattempo vedo davanti a me l’altro uomo e le altre due donne, che c’erano con me all’inizio della gara. Arrancano anche loro e questo mi consola. Finalmente arriviamo al P.so Forcellino (9,7 km-2050 m) e con grande sollievo vedo che inizia la discesa. E’ composta da sassi grandi e piccoli ma io mi lancio e comincio a correre come una matta. Supero il penultimo ed arrivata in prossimità
del lago Pescegallo (1.856 m – 10,2 km) vedo anche le altre due ragazze. Non so se nel guardare le ragazze o nel guardare il bel lago, ma di sicuro ho avuto un momento di distrazione, che mi è stato fatale. All’improvviso ho percorso qualche metro di discesa con il mio corpo. Ho sentito un dolore incredibile sotto al seno sinistro, proprio dove c’è il cuore ed ho cacciato un urlo soffocato. Mentre ero per terra ho guardato dietro per cercare Graziano, ma in discesa era rimasto con l’ultimo. Davanti a me ho visto che un signore si stava avvicinando. Erano persone che stavano ammirando il lago e facendo trekking. Io lentamente mi sono rialzata, sentendo dolori ovunque, anche se il più forte era quello sotto il petto.
Rassicurato il signore con un mio sorriso ho iniziato a corricchiare per raggiungere il ristoro che era a soli 150 m. Giunta lì ho bevuto ed atteso Graziano, che appena arrivato, mi ha aiutato a sciacquare le ferite. Mi usciva un po’ di sangue dal braccio destro e dalla mano sinistra, ma erano semplici escoriazioni, nulla di che. Quello che più mi preoccupava era il dolore in prossimità del cuore che mi impediva di respirare bene. Graziano mi ha chiesto se volevo fermarmi. Mi ricordo di avergli detto: “Ma sei fuori??” allora mi ha esortato a ripartire, dato che il cancello era prossimo e noi avevamo solo una ventina di minuti ed un’altra salita, meno dura sicuramente di quella precedente, ma io respiravo ancora peggio di come
respiro solitamente quando arranco. In discesa correvo con la mano al petto perché mi faceva molto male. Ed eccoci all’ultima salita, breve ma per me lunghissima. Mentre salivamo vedevo il rifugio. Graziano ad un certo punto mi ha fatto notare che mancavano solo 3 minuti e lì mi sono arresa. Gli ho detto: “vai pure, non ce la faccio”. Quando sono arrivata al Rifugio mi è venuto incontro un signore che mi detto: “Graziano mi ha detto di fermarti, sei fuori di 6 minuti e fai fatica a respirare”. Con il magone gli dico che ho intenzione di continuare, anche piano piano, giusto per vedere cosa c’è dopo, ma lui mi esorta a dargli il pettorale se la mia intenzione è quella. Delusa (di me), amareggiata e nervosa, decido di
fermarmi. Ho il magone ma non voglio piangere. Intanto il dolore è sempre più forte e sento la mano destra gonfia e dolorante. Una ragazza della croce rossa mi dà il suo giubbino perché sento freddo e mi invita a sdraiarmi sul tavolo di legno caldo. Ma appena tento di sdraiarmi urlo dal male che sento al petto ed inizio a piangere, ma non per il dolore bensì per il nervoso che ho dentro. Non esiste che io debba ritirarmi! Non mi sono ritirata alla 100 km e mi ritiro ad una 19 km!!!! Sono triste, avvilita e penso quando lo dirò a Marco e mio papà, che non saranno fieri di me come le altre volte. La coppia di signori al rifugio mi invitano a scendere con loro in seggiovia. Sulla seggiovia, da sola, esplodo in un pianto quasi
isterico, sapendo che nessuno può vedermi o sentirmi. Giunti a Gerola, mi catapultano nella tenda del medico. Mi fanno sdraiare (che male!!!) ed iniziano a cercare Marco (giunto al termine della gara con un ottimo 3h01’), che arriverà quando sarò sul lettino dentro l’ambulanza. Lo vedo per un attimo ed ho le lacrime agli occhi. In ambulanza c’è il dottore accanto a me, al quale gli dico: “non mi sono mai ritirata ad una gara” e lui: “c’è sempre una prima volta”. Poi aggiungo: “non sono mai stata su un’ambulanza”, e lui: “c’è sempre una prima volta”….e che cavolo!!! Tutto oggi devo provare???? Per fortuna le radiografie non mostrano nessuna frattura. Ho una brutta contusione alla costola sotto il seno sx ed una alla
mano destra, che già oggi, martedì, non ho più. Ora, a parte lividi e botte (sembra che qualcuno mi abbia menato) il dolore più fastidioso è quello al costato. Ma io sto già pensando a domenica, quando andremo al rifugio Falc. Alla fine posso dire che la gara è bella (almeno fino all’11° km) ed organizzata benissimo. Ringrazio tutti quelli che mi hanno assistito, tutti gentilissimi e disponibili. Ringrazio Graziano, che ha avuto pazienza ed è stato molto gentile. Ringrazio Fabio e Francesca. Ringrazio Marco, che mi sta regalando le sue amorevoli cure.