21/22 Giugno 2008 48^ Monza - Resegone
Monza Resegone: buona la seconda! 
di Antonio Calvanese


nella prima foto a sx: Antonio, Ginluca Bissoni e Giorgia Beretta

Scrivere qualche pensiero sulla Monza Resegone, una settimana dopo la gara, è solo la parte finale di una prova di vita che mi ha appagato, sul piano umano e su quello sportivo.
Lo scorso anno ci eravamo fermati prima di Erve, e sin dalla mattina successiva tutti e tre sapevamo che ci avremmo riprovato, perchè ce lo meritavamo.
E così eccoci dinuovo all'Arengario di Monza, pronti, tesi e determinati.
Dentro di noi diversi sentimenti e per quel mi riguarda la convinzione che rappresentavo il punto critico, forse la vera incognita.
Giorgia e Gianluca erano pronti, io con fatica durante la lung apreparazione avevo tenuto il loro passo...a distanza ragionevole, ma all'arrivo, ai tanti arrivi che avevamo sperimentato negli ultimi mesi, eravamo arrivati tutti e tre.
Inizia la corsa e sento subito la differenza dallo scorso anno: emozione fortissima, ma testa concentrata a capire se riuscivo a mantenere il ritmo che ci eravamo dati come obiettivo.
Passa forse meno di un'ora e mezza e sento che qualcosa non gira a dovere: faccio fatica ad assorbire la salita per Merate, faccio fatica a non pensare al caldo, faccio fatica.
Il resto lo hanno scritto un po' tutti: gambe molli, stomaco in confusione. Sulla salita per Erve i crampi che mi schiantano per terra convincono Gianluca che è finita: "...ci fermiamo qui!"
Io urlo qualcosa di poco elegante e Giorgia meccanicamente obbedisce e mi toglie la scarpa per fare maggior pressione sul piede e cacciare indietro il crampo.
Si riparte, passano i controlli, uno per uno. Gianluca prova ancora, al ponticello a chiedermi cosa voglio fare, ma credo che il mio sguardo sia più che esplicito. E così si inizia a salire, la salita vera, quella che pensi di conoscere, ma che non ricordi mai abbastanza.
Dopo è una sequenza di dolore, fatica, forza che non c'è ma che trovo e passo per passo vengo inghiottito dal buio di una montagna che saluto tutte le mattine con un cenno d'intesa, ma che stasera sembra non conoscermi, nessuno sconto: la devo conquistare per intero.
Passo davanti ad altri che soffrono, vengo superato da altri che sembrano leggeri come piume. Ma non smetto di procedere. A sinistra, di là c'è San Carlo, ...avanti manca poco, ...adesso spiana...ancora questa pietra e sei quasi arrivato...io mi fermo...no non posso: ci sono loro che mi stanno aspettando, che credono in me.
Eccoli,..."..Sì ci sono! Arrivo!" Gianluca che ha le idee chiare e sa che manca un soffio per non sforare il tempo massimo, mi aggancia e mi tira su, abbozzo persino un sorriso alla macchina fotografica che immortala il passaggio a tre per l'arrivo.

Ci sono, ci siamo, è finita! Sono uno di loro, ho fatto la Monza Resegone! Abbraccio, mi abbracciano, sento il caldo,il freddo, sento la montagna che mi guarda sorgnona..." bravo, era ora!..."

Oggi, una settimana dopo, sento ancora l'emozione dell'arrivo, il sapore della fatica che sconfitta, mi lascia definitivamente.

Vedo ancora la luce degli occhi di Giorgia che chiude il suo conto personale con la montagna e Gianluca che da vero coach, soddisfatto ed orgoglioso del suo lavoro, ci stringe la mano.

Saluto con affetto tutti quelli che mi hanno incoraggiato prima, durante e dopo la sfida, e capisco che adesso ho finito.

Gianluca e Giorgia meritano sicuramente molto di più, ma il "nonno" non molla, e anche se la sfida che Gianluca sta preparando per il prossimo anno appare impossibile, io ci voglio provare.

Infine devo ringraziare l'organizzazione che, senza clamori, è riuscita a darmi così tanto, medaglia e coppa incluse, in un misto di valori di vita, di sport e di umanità che non credo abbiano pari, almeno non così ben amalgamati.

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