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21/22 Giugno 2008 48^ Monza - Resegone |
Scrivere qualche pensiero sulla Monza Resegone, una settimana dopo la gara, è
solo la parte finale di una prova di vita che mi ha appagato, sul piano umano e
su quello sportivo.
Lo scorso anno ci
eravamo fermati prima di Erve, e sin dalla mattina successiva tutti e tre
sapevamo che ci avremmo riprovato, perchè ce lo meritavamo.
E così eccoci
dinuovo all'Arengario di Monza, pronti, tesi e determinati.
Dentro di noi
diversi sentimenti e per quel mi riguarda la convinzione che rappresentavo il
punto critico, forse la vera incognita.
Giorgia e Gianluca
erano pronti, io con fatica durante la lung apreparazione avevo tenuto il loro
passo...a distanza ragionevole, ma all'arrivo, ai tanti arrivi che avevamo
sperimentato negli ultimi mesi, eravamo arrivati tutti e tre.
Inizia la corsa e
sento subito la differenza dallo scorso anno: emozione fortissima, ma testa
concentrata a capire se riuscivo a mantenere il ritmo che ci eravamo dati come
obiettivo.
Passa forse meno di
un'ora e mezza e sento che qualcosa non gira a dovere: faccio fatica ad
assorbire la salita per Merate, faccio fatica a non pensare al caldo, faccio
fatica.
Il resto lo hanno
scritto un po' tutti: gambe molli, stomaco in confusione. Sulla salita per Erve
i crampi che mi schiantano per terra convincono Gianluca che è finita: "...ci
fermiamo qui!"
Io urlo qualcosa di
poco elegante e Giorgia meccanicamente obbedisce e mi toglie la scarpa per fare
maggior pressione sul piede e cacciare indietro il crampo.
Si riparte, passano
i controlli, uno per uno. Gianluca prova ancora, al ponticello a chiedermi cosa
voglio fare, ma credo che il mio sguardo sia più che esplicito. E così si inizia
a salire, la salita vera, quella che pensi di conoscere, ma che non ricordi mai
abbastanza.
Dopo è una sequenza
di dolore, fatica, forza che non c'è ma che trovo e passo per passo vengo
inghiottito dal buio di una montagna che saluto tutte le mattine con un cenno
d'intesa, ma che stasera sembra non conoscermi, nessuno sconto: la devo
conquistare per intero.
Passo davanti ad
altri che soffrono, vengo superato da altri che sembrano leggeri come piume. Ma
non smetto di procedere. A sinistra, di là c'è San Carlo, ...avanti manca poco,
...adesso spiana...ancora questa pietra e sei quasi arrivato...io mi fermo...no
non posso: ci sono loro che mi stanno aspettando, che credono in me.
Eccoli,..."..Sì ci
sono! Arrivo!" Gianluca che ha le idee chiare e sa che manca un soffio per non
sforare il tempo massimo, mi aggancia e mi tira su, abbozzo persino un sorriso
alla macchina fotografica che immortala il passaggio a tre per l'arrivo.
Ci sono, ci siamo,
è finita! Sono uno di loro, ho fatto la Monza Resegone! Abbraccio, mi
abbracciano, sento il caldo,il freddo, sento la montagna che mi guarda sorgnona..."
bravo, era ora!..."
Oggi, una settimana
dopo, sento ancora l'emozione dell'arrivo, il sapore della fatica che sconfitta,
mi lascia definitivamente.
Vedo ancora la luce
degli occhi di Giorgia che chiude il suo conto personale con la montagna e
Gianluca che da vero coach, soddisfatto ed orgoglioso del suo lavoro, ci stringe
la mano.
Saluto con affetto
tutti quelli che mi hanno incoraggiato prima, durante e dopo la sfida, e capisco
che adesso ho finito.
Gianluca e Giorgia
meritano sicuramente molto di più, ma il "nonno" non molla, e anche se la sfida
che Gianluca sta preparando per il prossimo anno appare impossibile, io ci
voglio provare.
Infine devo
ringraziare l'organizzazione che, senza clamori, è riuscita a darmi così tanto,
medaglia e coppa incluse, in un misto di valori di vita, di sport e di umanità
che non credo abbiano pari, almeno non così ben amalgamati.