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Monza 21/22 Giugno 2008
48esima Monza – Resegone di Marco Stracciari |
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Ci guardiamo negli occhi, Maurizio ed io, dopo aver tentato di correre sufficientemente bene per 25 chilometri, giusto una settimana dopo il diecimila dei Gamber. Ci guardiamo negli occhi senza che nessuno dei due pronunciasse quelle due parole, senza che nessuno dei due citasse quelle localita’ che per tutti sembrano normali; anzi, semisconosciute.
Ci guardiamo… e scoppiamo a ridere… ci diciamo di no ma dentro di noi sale la “febbre”. E sara’ Monza-Resegone.
Senza aspettative, senza tabelle, senza crono e classifiche ad attenderci. Solo fatta così, per arrivare e per assaporare, io per la quarta volta e lui per la seconda, l’emozione delle lucine e delle voci della Capanna Monza: strappando l’ennesima laurea in podismo estremo.
C’e’ da trovare il terzo e da prepararla un po’ come si deve, questa Monza-Resegone. E detta così sembra una passeggiata ma… a chi chiedere?
Fortunatamente Mario la pensa come noi: la si fa per arrivare, punto e basta. Abile e arruolato e allora sotto con qualche lungo da 25, da 30… e i chilometri macinati cominciano ad essere tanti; abbastanza per farci arrivare bene e lucidi, abbastanza per farci assaporare quella gloria riservata solo a chi ci prova e ce la fa. Tutti e tre: uniti, una squadra, uno per tutti.
Arriva il sabato della gara: un caldo mai visto quest’anno. Le previsioni hanno azzeccato e dopo una primavera che pareva autunno esplode l’afa e il nervosismo sale: perchè l’afa e’ nemica dei podisti e perchè troppe volte il clima ha condizionato negativamente questa particolare, anzi unica, gara.
Un giretto mattutino al Parco di Monza, in compagnia di Sabrina e Sara, che si cimenterà in questa per lei nuova avventura. Mi sento un po’ orgoglioso e un po’ in colpa per aver fatto conoscere a Sara questa gara che per me e’ una vera incontrollabile passione. Lei e’ tosta e so che bene o male ce la potrà fare: e’ nelle sue corde; mentre Sabrina già sa che ci aspetterà lassù, compattina alla mano, per immortalare gli arrivi e per rincuorarci dopo la nostra fatica. Fatica che sarà immane per molti.
Alla partenza, la sera all’Arengario di Monza, tanto caldo e tantissime persone: amici, conoscenti… insomma: il pre-gara scorre tra una chiacchiera e una foto finchè Sabrina e papà ci lasciano. Partono per Erve e poi, zaino in spalla, fin lassù.
Claudio sa che non avrò problemi con Maurizio e Mario e mi ricorda di pensare più alla squadra che a me stesso. Messaggio ricevuto e prima di lasciarci Victor mi da’ un cinque e mi sussurra: “have a luck!”. “Thank you so much, friend!” gli rispondo… senza sapere che ne avro’ bisogno, di “luck”, tanto bisogno.
Noi attendiamo la partenza. Mario mi sembra tranquillo come pure Maurizio e io non vedo l’ora che il mossiere agiti la sua bandierina tricolore alle 22.36, momento in cui staccheremo i talloni dal piccolo podio per allontanarci da Monza e venire inghiottiti dalla statale, dai paesi, dalla notte.
Un sommario riscaldamento e poi via. Le canotte arancioni ci rendono riconoscibili e i “forza Gamber!” si sprecano a Monza come a Villasanta, Arcore, Usmate… con a fianco la premiata ditta Bonalumi & Sironi che, in macchina, ci approvvigioneranno di tutti i “beveroni” ed integratori di cui avremo bisogno.
Per un po’ anche Gerardo ci sta dietro in bicicletta e poi Dario e Francesco in moto, la figlia di Giorgio con gli amici che ci incita e i “forza Gamber” che ancora si sprecano.
Arriviamo a Merate tenendo un’ottima media. La tattica doveva essere 4’40 al km e poi vedere come stare a Calolziocorte dove inizierà sul serio la gara.
Una buona media intorno ai 4h36 che non ci spreme ma ci garantisce un buon movimento di gamba, mentre la premiata ditta B&S e’ tempestiva ed impeccabile nei rifornimenti.
Inizia la discesa e siamo a Calco e fin qui tutto bene anche se Mario ha la tendenza ad aumentare e viene puntualmente richiamato da Maurizio. La tattica e’ quella giusta e guai sgarrare per poi pagare quando le forze serviranno davvero.
A 25km dalla partenza, pero’, avverto due piccoli segnali di cio’ che capiterà a noi e a tante altre terne: prima l’auto del trio dei favoriti posteggiato con fermi tutti e tre. Armuzzi, Calcaterra e Zenucchi gia’ con le borse aperte e lo sguardo torvo. Li guardiamo sbigottiti e, per scherzo, cerco di stemperare la tensione con una battuta: “beh, ragazzi, abbiamo guadagnato una posizione in classifica”.
Ma dopo, quello che non avrei voluto vedere. Sara, in crisi nera, che cammina con alle spalle i suoi due compagni d’avventura. Le chiedo come sta e lei, scuotendo la testa, mi avverte di una tremenda crisi che l’ha colpita cinque km dietro. Le faccio gli auguri con la speranza, di cuore, di vederla arrivare. In sei, sette… anche otto ore ma lassu’ ci deve arrivare anche se allo stato attuale delle cose sembra solo una flebile speranza.
Arriviamo al 30esimo in 2h25 e stiamo bene, penso. Ma invece Mario mi smentisce clamorosamente: “appena vedo la macchina mi fermo”.
Mi si gela il sangue… ma come? Sembrava tutto ok e in men che non si dica la nostra prestazione e’ già compromessa. Bisogna arrivare su, in cima, alla gloria e invece…
E invece cominciamo a camminare gia’ da Calolziocorte. Chiedo a Mario come sta e lui mi indica la gamba destra.
Camminiamo e cominciamo a salire. La strada e le scale senza muovere un passo di corsa con Mario che pericolosamente cerca un appiglio nei guard-rail per appoggiarsi e comincia a camminare a zig-zag. Raggiungiamo alcuni gruppetti tra i quali le ragazze della Forti e Liberi, oramai consce di essere squalificate: sono in due e non avranno classifica mentre la terza e’, suo malgrado, ospite di una lettiga.
Tentiamo, Maurizio ed io, di metterla sullo scherzo e sulla risata ma Mario non risponde e anzi si scola d’un fiato l’integratore salino che avevo portato lasciandoci di fatto senza sali.
Il duo B&S ci incita a non mollare… basta camminare e mentre Mario si sta clamorosamente riprendendo, Maurizio si appoggia al guard rail e cede di schianto.
Sta male, Maurizio, ed inizia a vomitare quantità industriali d’acqua e per la prima volta, con Mario non propriamente sanissimo e Maurizio in quelle condizioni, mi viene in mente di mollare tutto e di salire in macchina col Bona e Siro.
Sarebbe inutile violentare così il fisico, per che cosa poi? Tutti, nella nostra carriera podistica, abbiamo avuto crisi o mancamenti ma due persone così malmesse francamente non le avevo mai viste.
Basta. Ne ho abbastanza. Non sopporto l’idea di costringere due persone a violentarsi per una gara podistica, che per quanto sentita, non ci fa certo cambiare la vita.
Pero’ loro non ci stanno… e si continua.
L’obiettivo primario e’ arrivare a Erve, e mentre gli amici del Gpg, che avevamo raggiunto e superato a Cernusco, fanno la stessa cosa con noi, vediamo le luci e sentiamo le voci dell’ultimo centro abitato prima di essere assorbiti dalla montagna, dal bosco e dall’oscurità. E da chissà quali sorprese.
Raggiungiamo Erve e sorprendentemente Maurizio, subito dopo il ponticello, riprende a correre e Mario lo segue senza fiatare. Io sono l’ultimo della fila e accolgo con grande stupore questa splendida iniziativa. Si corre dove si può e dove non si può si cammina: ma veloci, con un passo che mi da’ fiducia per il prosieguo della gara. E appena si abbandona il tratto corribile per il pra’ di rat schizzo in testa al gruppetto. Li sprono e vado, mi giro e li vedo lì a 3 –5 metri da me. Sono felice a tal punto che non sento la stanchezza. Sono felice per Mario, che ha superato brillantemente la terribile crisi di Calolzio e sono felice per Maurizio, che l’ho visto addirittura correre dopo la terribile crisi.
Felicità effimera: Mario mi chiama a gran voce e mi dice di fermarmi. Maurizio non ce la fa più.
Saranno i dieci minuti più lunghi della mia “storia” in questa gara; ancor più di quando, urlante, chiedevo a Claudio di massaggiarmi la gamba dopo i tremendi crampi del 2006.
Cerchiamo di trascinarlo un po’, mentre a gran voce si sentono altri atleti chiamare aiuto, i soccorsi, il 118.. o anche un aiuto generico. Troppa gente in crisi, troppo pochi gli addetti che mai, come noi, si sarebbero aspettati un’ecatombe di tale portata. E mentre tutti cercano di aiutare tutti, in quel buio budello di rocce e fango chiuso nel bosco, Maurizio stende un braccio e vi corica la testa, chiudendo gli occhi.
Ormai e’ in preda ad un vero e proprio collasso. Mario ed io cerchiamo di rianimarlo, di convincerlo che se si ferma e’ peggio… chiedo aiuto ad un addetto del 118 il quale, guardandolo, mi rassicura e mi dice che più giù lo stanno aspettando per dei casi più gravi.
Siamo fermi e l’equilibrio e’ precario. Siamo fermi e sudati e intanto, anche se a stento, qualcuno ci supera ma a questo punto al diavolo il tempo, classifiche e tutto il resto. Non siamo qui per quello, siamo qui per divertirci anche se il divertimento ormai da molto ha lasciato il posto alle preoccupazioni: di arrivare e di stare bene.
Maurizio non sta bene, per niente, ma nonostante ciò incredibilmente rialza la testa e riprende a camminare, ad arrampicarsi e arriviamo alla forcella: la “bucheta”, come la chiamiamo noi che la conosciamo.
Ristoro e controllo. Ci fermiamo e Maurizio si ristora e si riparte. Camminando perchè ormai l’ipotesi anche solo di corricchiare non ci sfiora nemmeno. Mario davanti, Maurizio in mezzo e io dietro e Mario che lo afferra per una mano e io che lo spingo ad ogni piccolo ostacolo, ad ogni roccetta… e lui che ci chiede dove siamo e quando arriviamo.
Manca poco ormai, ne siamo consapevoli anche se in quelle situazioni anche un attimo sembra una vita ma finalmente le voci e le luci che cerchiamo di raggiungere ormai da quasi cinque ore… chi l’avrebbe mai detto?
“Maurizio, sentile… sono le voci della Capanna… guardale Maurizio, sono le luci del Rifugio… ci siamo, ci siamo!!”. Ancora un piccolo sforzo e superato il fontanino le ultime scale, testimoni ogni fine giugno dello sforzo immane che questi piccoli grandi uomini e queste piccole grandi donne affrontano per una gloria effimera… per una gloria da stronzi, mi vien quasi da pensare, ricordando Guccini e soprattutto cio’ che ho visto in questa maledetta nottata.
Arriviamo e ci mettiamo in posa (posa…) per la foto di rito e poi il beeep del controllo elettronico finale. Il tempo non conta, conta solo che siamo arrivati. Più male che bene ma siamo arrivati.
E dopo l’abbraccio a Sabrina e la posa per la foto, recupero velocemente lo zaino che contiene i nostri cambi. E forse e’ stato proprio il cambio mancato l’errore commesso: niente magliette asciutte a Calolziocorte, bagnati fradici e un colpo d’aria di troppo sul ponte di Olginate. Questa, probabilmente, e’ stata la chiave di volta e una t shirt indossata troppo tardi da Maurizio che ha determinato una sofferenza troppo grande per la posta in palio.
Ci cambiamo e scambio quattro chiacchiere, raccontando il tutto prima a Guido, che con la sua terna avevano ottime prospettive ma che una crisi, la stessa di Mario, che ha avvolto Gianni per una performance lontanissima dai loro pronostici. Poi chiacchiere con Marco: bizzarro ma encomiabile il suo modo di festeggiare il compleanno. Loro stanno bene come me e, guardandomi in giro, non sono molti che si possono permettere di chiacchierare cosi’ tranquillamente.
Mario decide di scendere con un gruppone, mentre Maurizio, finalmente, dorme dentro il rifugio.
Io e Sabrina lo raggiungiamo: io mi addormento con la testa appoggiata su un tavolone in legno e quando mi sveglio scorgo dalle finestre le prime luci dell’alba e soprattutto il sorriso sofferente ma felice di Sara. Ce l’ha fatta, anche se fuori tempo massimo ma questo e’ un dettaglio… le avevo promesso di imitarle Bruno Pizzul appena arrivata ma non ne avevo ne’ la forza ne’ lo spirito.
“Tutto molto bello!”, diceva il Brunone nazionale dopo una bella giocata: non me la sono sentita di ripetere questa sua tipica frase.
Di bello, nella notte più attesa, c’e’ stato davvero poco!