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domenica mi son fatto un bel….Culatello!! di Massimo Bertarelli |
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Venerdì mattina in ufficio comincio a sentire un pizzicorino nel
naso. Neanche il tempo di pensare “ahia” e parte la raffica di starnuti.
Ci litigo venerdì e sabato, uno strano effetto collaterale
dell’Aspirina mi fa passare la notte prima della gara sveglio e cosi non ho
neanche bisogno che la sveglia puntata sulle 4.45 si metta a suonare: a quell’ora
ho già finito la colazione.
Salgo in macchina e parto, da Monza fino a Casalpusterlengo tutto
liscio…poi arriva il muro. Di nebbia. Corsia più a destra, 60 km all’ora, radio
a palla ed arrivo a Soragna.
Percorrere strade sconosciute con il buio e la nebbia non è il
massimo della vita e quando, all’ingresso di Soragna, mi accorgo che sto andando
per campi realizzo che forse ho saltato un incrocio. Poi trovo la piazza
principale, parcheggio la macchina, prendo la mia borsa e vado incontro agli
amici che già mi aspettano alla partenza dei bus navetta.
Certo che chi non è appassionato di questo sport a quest’ora avrà
già pensato: “dimmi un po’, ma chi te lo fa fare?”.
Questa non è una domenica qualsiasi, grazie alle nuove tecnologie
informatiche sono diventato amico “virtuale” di persone che oggi, in carne ed
ossa, saranno presenti a questa corsa e la voglia d’incontrarle è così forte che
non sarà certo un raffreddore o una notte in bianco o una levataccia a fermarmi.
Alle 7 ho già elargito alla tortella Dani il primo scherzetto,
saliamo sull’ultimo bus navetta che alla partenza è talmente stipato da meritare
una menzione sul “Guinness dei Primati”, mezz’oretta di viaggio e violenti
lamenti delle sospensioni soprattutto in curva ed arriviamo nell’elegante
Salsomaggiore.
Quattro passi e c’imbattiamo nell’unica e devastante pecca
organizzativa: una bellissima serie di sale finemente affrescate ci attende, per
entrare c’è una porticina che sarà larga si e no 2 metri (e da quella porta c’è
anche chi deve uscire) un passo dopo la porta a sinistra c’è il bancone ritiro
pettorali. La calca è inumana, io e la Dani coraggiosamente ci buttiamo dentro
mentre suo marito Billy fischietta, guarda altrove e si limita ad
intelligentemente osservare che a destra c’è un altro enorme bancone dedicato a
pubblicità di gare. Dopo 15 minuti abbondanti di botte e spintoni la Dani riesce
a raggiungere il bancone e tirandosi su in punta di piedi riesce a farsi vedere
dagli addetti, eroicamente recupera i 3 pettorali ed a quel punto mi trasformo
in wrestrer per aiutarla ad uscire. Grazie al cielo il ritiro pacco gara è molto
meglio organizzato, poi è ora di cambiarsi e ci si perde di vista.
L’appuntamento podnettiano è alla grande fontana, un po’ alla volta arriviamo
tutti, finalmente ci si guarda negli occhi e ci si abbraccia, mi esibisco anche
in un paio di baciamano con inchino degni d’altra epoca, si comincia a ridere e
scherzare e poi tutti nel gruppone dei 2500 partenti. Noi faremo quasi tutti la
Corsa del Culatello anche perché ci attende alla fine una mangiata collettiva in
trattoria a Soragna. Alla partenza sono con Andrea, un po’ di chiacchiere e
quando raggiungiamo Cinza e Franco io mi avvicino cantando “eh la vita l’è bela,
l’è bela, basta avere un’ombrela”, resisto al richiamo “dai Max falla con noi” e
parto per quello che era previsto fosse non una gara ma un bel allenamento in
preparazione dell’imminente maratona di Treviso.
Come spesso succede i programmi durano ben poco, visto che poco
più in la del 2^ Km una voce molto famigliare alla mie spalle esclama “scommetti
che adesso fa finta di non riconoscermi?” e segue un pizzicotto su una delle
manigliotte dell’amore.
E’ Claudia che arriva con l’amico Mauro, il mio allenamento
solitario termina li.
Il mio programma era tentare di andare ad un passo sui 5’30”/km,
5’20” a voler fare il galletto, quei due esaltati con tanto di Gps vanno a poco
più di 5’, però in compagnia si sta bene e vado con loro. Cosi recuperiamo in
sequenza il pacer delle 4h15’, poi quello delle 4h, e vicino al passaggio dei 21
km quello delle 3h45’ non è tanto distante.
Però la mia ormai consolidata abitudine fiaspatoria di fermarmi
ai ristori mi fa perdere la compagnia al 20mo, li riprendo ed al ristoro del
25mo (quello dove mi propinano uno stomachevole bicchiere pieno d’integratore
bollente) li riperdo. Mi aggiusto una stringa e quando riparto una strana
sensazione di debolezza alla gamba destra mi costringe a confrontarmi con alcuni
fantasmi del mio recente passato. Chi? Le “sirene tentatrici”, quelle voci
perfidamente suadenti che tanto peso ebbero nel ritiro di Reggio Emilia e che
anche qui cominciano a rimbombarmi in testa. “Max, che fai?, Vedi che non ne hai
più? Manca ancora tanto, lascia perdere, fermati” dicono le vigliacche e siccome
chi corre sa bene che ruolo importantissimo hanno il cervello e la psiche non si
stupirà di certo nel sentirmi dire che le gambe di colpo diventano legnose, il
passo rallenta e mi sento improvvisamente stanco. Claudia e Mauro non li vedo
più, cerco d’individuarli tra i podisti che ho davanti e cosi facendo noto
l’inconfondibile e famigliare canotta Gamber. E’ il mitico Paolino Solfrizzo che
alterna tratti di corsa a tratti di passo, ma non perché sia scoppiato, solo che
quest’inverno se l’è presa un pochino comoda (lo si nota da alcune rotondità),
ma è qui per correre la maratona e tranquilli che alla fine dell’anno si sarà
fatto decine di maratone ed ultra non certo camminando. Ed allora saranno i
colori sociali, sarà che il sole sta diventando sempre più tiepido, sarà che io
queste sirene devo imparare a non sentirle che non mollo, ma poco a poco riesco
a raggiungere Paolo. Stiamo insieme sugli interminabili rettilinei che portano a
Soragna, facciamo quello che possiamo entrambi ma è importante essere in
compagnia, come cambiano le cose nella vita se penso che solo una settimana fa,
al termine della durissima tapasciata di Missaglia, con lui e Gio Villa abbiamo
percorso insieme ed a buon ritmo il tratto finale che ci fece esclamare: “va che
bel trio con il passo giusto per la Monza Resegone”.
In prossimità di Soragna Paolo mi dice: “vai Massimo, io ne ho
ancora per un bel po’, rallento”, allora lo saluto e comincio la mia personale
sfida con le “sirene”. Cartello di Soragna, c’è un ponticello, come scendo
riconosco il viale dove ho parcheggiato la macchina e penso che ormai manca
veramente poco, saranno 200 metri e sono in Piazza. Finisco di pensare cosi,
alzo la testa e mi trovo davanti un volontario che con la bandierina rossa
indica che bisogna girare a sinistra. Giro e li c’è il ristoro ed il cartello
dei 30 km. Il Gps di Claudia aveva sempre rilevato che i chilometri non erano
posizionati correttamente, sempre un bel po’ prima dell’effettivo ed allora
penso che presto si gira e si entra nel centro storico. Ed aumento il passo.
Invece del centro storico mi ritrovo a percorrere una specie di circonvallazione
esterna alle mura, non conto neanche più quanti ne sto passando anche perché non
è quello che m’interessa, in fondo all’ennesimo rettilineo si svolta a destra e
mi compare il bellissimo arco che introduce nel centro storico, lo stesso arco
che questa mattina mi era sbucato davanti improvvisamente dalla nebbia. Allora
ci sono mi dico, solo che fatta in macchina era sembrato niente, di corsa non è
poi cosi corto quel pezzo. Poi finalmente sento la voce dello speaker, davanti a
me ci son le segnalazioni “destra maratona, sinistra Culatello” aumento ancora e
mi rendo conto che ne ho ancora, che le “sirene” si sono ammutolite, accelero
ancora e come metto piede sul tappeto rosso la mia mano destra si stringe a
pugno e Rosy fotografa l’inequivocabile gesto “tiè, ce l’ho fatta!”. Peccato, se
avessi alzato la testa e l’avessi vista le avrei sicuramente regalato “l’aeroplanino”.
Alla fine i chilometri esatti sono 31 e nonostante i bastoni tra le ruote sono
riuscito a tenere la media migliore che avevo ipotizzato. Ed allora sono sorrisi
e baci, una bella medaglia al collo, tante foto e mi metto in un angolo
soleggiato ad aspettare nell’ordine Andrea, Cinzia e Franco che arrivano tra i
miei incitamenti ed i miei gavettoni.
E poi sarà un magnifico pomeriggio in trattoria dove tra
culatello e salumi vari, primi asciutti ed in brodo le amicizie virtuali si
consolidano in fantastiche realtà, dove come sempre in questi casi vorresti che
il tempo si fermasse ed invece quel fetente fa apposta a correre di più, perché
grazie a questo sport che costa davvero fatica, tanta volontà ed alcune volte
una bella dose d’incoscienza, ho avuto come mai nella mia vita la fortuna di
conoscere cosi tante persone fantastiche.
Alla prossima.