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24 Maggio 2008 Monza -MI-
A Monza, di sera, |
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L’ultima volta che avevo indossato il pettorale in una gara di 10km era stato un anno fa. Mi mancavano queste garette veloci, dare un’occhiata un paio di mesi fa al sito di questa gara, scoprire il percorso e decidere che l’avrei corsa, mi portò via si e no qualche secondo. Dopo tanti mesi trascorsi a preparare maratone, culminati con le due magnifiche gare di Treviso e Sommacampagna, mi pareva strano che il mio fisico non così più tanto atletico (ma lo è mai stato?) non si fosse ancora fatto avanti per reclamare un pochino d’attenzione. E così mercoledì mattina l’artrosi sguaina lo spadone, appoggia la benda nera sull’occhio, issa sul pennone più alto la terribile bandiera piratesca e decide di abbordare la mia
sempre più sottile ed indifesa cartilagine del ginocchio destro il quale aveva visto soccombere, anni fa, alcuni dei suoi bastioni più fortificati: il tendine rotuleo era stato staccato per ricomporre il legamento crociato anteriore ed anche i menischi erano crollati sotto l’azione del bisturi. Ed è quindi logico pensare che a pochi giorni da una gara sia il riposo a dettare i ritmi di una battaglia che sembra persa in partenza. Certo, come no. La sera di mercoledì mi trascino la gamba in un allenamento di 10km al Parco concluso in oltre 52’, venerdì sera replico e, anche se con meno problemi, i minuti son comunque più di 50. Ma sarà la passione, sarà una buona dose d’incoscienza o sarà il gran desiderio di correre in
quella che dal lontano 1979 è la mia città, che mi sveglio sabato con una voglia matta che venga presto sera. E le solite incombenze casalinghe volano via, alle 13.30 in Via Vittorio Emanuele ci sono solo io a dirigermi verso l’Arengario per ritirare il pettorale. Mi guardo intorno, noto che l’organizzazione è già in piena attività, lo sguardo mi cade sulle transenne che già sono appoggiate ai bordi dei marciapiedi: sono del tipo con i piedini in verticale, è il primo segnale che le cose sono state fatte con molto criterio. Il palco degli spettacoli è già montato e gli altoparlanti rompono il silenzio del centro cittadino diffondendo la musica di Number One. Tutti gli stand sono già al loro posto, mi fermo qualche minuto a
leggere l’elenco degli iscritti, sono 373, scambio qualche impressione mentre ricevo la mia busta, do ancora un’occhiata in giro e torno verso casa. Lo so perché mi conosco, anche se cerco di far finta di niente, sento che mi sto già emozionando. Ed il perché è semplice: alcune delle strade che percorrerò in gara sono le stesse che fanno parte di un tragitto che mi ha fatto scoprire Danilo, il Panda. Alcune volte insieme e tante volte da solo, hanno fatto parte di un percorso da utilizzare come defaticante nei mesi invernali, quando alle 19.30 il centro di Monza è ormai quasi deserto, ma le vetrine dei negozi ancora aperti illuminano il passo ed i pochi e frettolosi passanti ti guardano perplessi. A me e Danilo
quel percorso piace tantissimo, se non fosse che lui sta preparandosi a vivere il suo sogno da quattrocentista l’avrei avuto vicino a me in questa corsa, almeno per un paio di km e poi chi lo vedeva più? E così intorno alle 20 io e mia moglie Laura ci stiamo dirigendo senza fretta verso la partenza, c’è anche tempo per adocchiare qualche vetrina. Gironzoliamo per gli stand, incontro Renzo Barbugian e proprio vicino al gonfiabile d’arrivo ci accolgono il sorriso e l’obiettivo della digitale di Roby. C’è proprio tutto: il deposito borse in più tende a numerazione progressiva, le tende spogliatoio per le atlete ed i maschietti, la macchina con il display cronometrico, lo speaker, tanti e velocissimi compagni di squadra e
finalmente non piove più. Decido di fare un riscaldamento lentissimo lungo quella che sarà la prima parte di gara, controllo bene se sono meno scivolosi i lastroni o le piastrelline e soprattutto verifico la tenuta del ginocchio su un tracciato che mi vedrà costretto a guardare bene dove metterò i piedi. Poi torno indietro, supero il traguardo, incontro Stefano e passiamo un pochino di tempo insieme, poi l’ultima controllatina alle stringhe e poco prima della partenza mi infilo in mezzo al gruppo. Si parte. Per una volta riesco a vedere gli atleti che scappano via subito veloci, tengo la destra del percorso perché da quella parte c’è mia moglie, la vedo, le invio un bacio, ci scambiamo un cinque al volo e dopo
3/400 metri riesco ad uscire dall’imbuto creato da quelli che pur essendo lenti non disdegnano mai di mettersi davanti e lancio la mia gara. E’ un percorso di 5km da ripetere 2 volte, il tracciato è bellissimo, è si nervoso e pieno di curve, ma è perfettamente transennato e protetto: il centro di Monza stasera è tutto nostro, neanche un auto a disturbare e ciliegina sulla torta veramente tanta gente a tifare. Si passa per l’area dove al sabato c’è il mercato, quelle mattonelle le ho calpestate tantissime volte gironzolando tra le bancarelle, è il punto che ti permette di vedere quanti ne hai davanti e quanti ti seguono. E poi è ancora il lungo Lambro, il ponticello per attraversarlo, la salitella che sbuca nella bellissima ed
affollata Piazza del Duomo, altra via dello shopping, e dove c’è la fontana di fronte alla Rinascente si svolta in Via Manzoni e si percorre un lungo rettilineo, poi Via Appiani, il cartello del quarto ed insieme nono km, picchiata verso il centro, un po’ di zig zag per sbucare in quel cantiere a cielo aperto che una volta era la Piazza Trento e Trieste, Piazza Carducci…finisce il primo giro. Mi rendo conto d’averlo corso quasi in stato di trance, mi scappa l’occhio sul crono, nella penombra mi sembra di leggere 22 o 23, sto andando benissimo, anche se gli addetti si sbracciano per porgerci le bottigliette d’acqua tiro dritto, Laura è ancora lì nello stesso punto, le faccio segno con il pollice levato che va tutto bene, si
ricomincia il giro. Ma la natura vuole partecipare anche lei a questa bella festa, appena passato il cartello dei 6 km comincia a sgocciolare, il selciato, le mattonelle ed i lastroni incominciano ad inumidirsi e mentre i miei “intimi pirati” sferrano un blando attacco mi vedo costretto a porre più attenzione a dove correre ed inevitabilmente, un pochino, il ritmo cala. Sulla salitella di Piazza Duomo mi scappa via un paio di volte l’appoggio del piede destro, ma non è niente di preoccupante, lungo la Via Manzoni ci raggruppiamo in 4 o 5 ed andiamo dello stesso passo, nell’ultimo chilometro c’è chi allunga e si avvantaggia, chi invece viene ripreso, si entra in Piazza Trento e Trieste, mancano 200 metri, svolta a
destra e lì davanti c’è l’arrivo, mi sento felice ed
emozionato ed allora giro la visiera del cappellino all’indietro, mando un bacio
verso il cielo e taglio il traguardo urlando: “Ma che bella!!”.
E finalmente, dopo tanto tempo, torna a farmi compagnia una cara amica, la mia
stupidera.
Mi ritrovo di fronte allo speaker che, qualche metro dopo il traguardo, elenca i
nomi dei podisti che stanno arrivando. Mi avvicino e (non chiedetemi da dove mi
esce, non lo so neanche io) gli dico: “non potresti annunciare il mio pettorale,
così ritrovo prima mia moglie”. Mi guarda,
sorride, butta l’occhio su quell’enorme foglio formato A4 che ci fa da pettorale e dice nel microfono: “ho qui vicino a me un atleta che vorrebbe ritrovare quanto prima sua moglie, è il numero 181, Massimo Bertarelli….” poi mi fa l’occhiolino e si mette a ridere, io con lui e qualche podista intorno a noi pure. Ma Laura sta già arrivando, supera le transenne e mi chiede come va il ginocchio, mi racconta di come hanno vinto bene Bourifa e l’Andreucci, di quanto andavano forte i Gamber. Delego lei alla riconsegna del chip, in una tenda spogliatoio trovo incredibilmente una sedia libera ed è bello sentire come tutti, nessuno escluso, siano entusiasti di questa corsa. Solo uno fa un apprezzamento che, pochi minuti
dopo, avrò modo io ed anche lui di sperimentare quanto sia totalmente infondato. Dice: “beh, per 10 Euro ci daranno soltanto una maglietta, mi pare un po’ pochino.” Abbiamo al collo una simpatica medaglia ricordo e nel pacco gara ci faranno trovare la t-shirt (con possibilità di scegliere la taglia), il pettorale per la non competitiva della domenica, una bottiglia di Cerasuolo delle tenute agricole di Jarno Trulli, prodotti alimentari (salamini sfiziosi, piadine farcite, biscotti, succo di frutta, bevande al cioccolato) freschi e non fondi di magazzino, bustina di integratori alimentari e una di crema per massaggi, oltre alla pubblicazione celebrativa della corsa ed una rivista. Niente male, direi. Ed in perfetto orario
con mia moglie siamo sotto il palco per applaudire con
sincera ammirazione i vincitori, saremo i destinatari dell’ultimo scatto di Roby
e l’ombrello aperto si muoverà al ritmo delle prime canzoni della cover band che
fa si che questa festa duri ancora per un po’.
Grazie a chi ha ideato questo evento. Grazie a chi l’ha così sapientemente
organizzato. Grazie alla mia cartilagine che ancora non ha intenzione di
arrendersi.
Alla prossima.