28 Settembre 2008 Malcesine -TN-
 

 Lake Garda Marathon

Una maratona, tre giorni di felicità

di Massimo Bertarelli 


Foto: Morselli, Lopez, Gamba

 

Questa maratona nasce al rientro del ponte del 2 giugno, una mini vacanza vicino a Malcesine alla scoperta di posti mai visitati e per i quali è amore a prima vista. Nel viaggio di ritorno mia moglie Laura mi chiede se ho visto quel depliant dove pubblicizzano una maratona da quelle parti a settembre: le dico che secondo me si confonde con la mezza di novembre a Riva del Garda, lei insiste e come arrivo a casa trovo il sito della gara, vengo subito attirato dal link “video”. Rimango a bocca aperta davanti a quella stupenda presentazione e dopo due minuti ho già perfezionato l’iscrizione. Poi guarderò il regolamento, poi troverò l’albergo, poi comincerò a sognare di correre su un tracciato fantastico e totalmente chiuso al traffico… poi mi sveglierò pensando che la devo anche preparare.

Già, ho davanti i mesi più caldi dell’anno ma so anche che le ferie d’agosto le passerò a casa. Ho un magnifico campo d’allenamento che si chiama Parco di Monza quindi che voglio di più, che mi manca? Qualcuno che mi dica cosa devo fare. I motori di ricerca mi portano al sito della maratona di Carpi dove trovo una tabellina di Orlando Pizzolato basata su 4 uscite settimanali per 15 settimane. Trasferisco il tutto su excel, sostituisco le sigle con i miei tempi al km e mercoledì 18 giugno comincia quest’avventura.

E sabato scorso di buon’ora si parte destinazione Limone. Quando arriviamo, il centro maratona è aperto da poco, ma è già in piena attività. Carinissimo il ponticello d’entrata, tutto ben organizzato, pochi secondi e ho in mano il mio pettorale e quello di Andrea, pacchi gara con maglietta tecnica, calze, cappellino e ho anche finalmente consegnato in buone mani quella coppa della Monza Resegone che da tre mesi faceva gran bella figura sulla mensola in sala: nel pomeriggio sarà ritirata da uno dei legittimi proprietari, il simpaticissimo Mauro Firmani che oltretutto è un pacer eccezionale. Il giorno dopo taglierà il traguardo di Malcesine in perfetto orario accolto da meritatissimi applausi.

Poi io, e soprattutto Laura cominciamo a scaldare la digitalina per la prima serie di tante belle foto. La gara mi sparisce dalla testa e da quel momento sarà una felice giornata all’insegna del turismo. Ci dirigiamo verso Arco, visita del centro storico di questa bellissima cittadina, pranzo a base di strozzapreti, risotto con funghi di bosco, strudel e torta di carote (eh sì, cara Dani, un quartino di rosso c’è scappato né?) in un locale ricavato in un palazzo d’epoca, stupenda ambientazione, ottima cucina, prezzi davvero giusti. E poi si va verso Tenno, visita del borgo e di un incredibile e verdissimo laghetto, dove non possiamo esimerci di fare la passeggiata che lo costeggia interamente, un’oretta avvolti dal silenzio di una superba natura. E poi la chicca della giornata, il borgo antico di Canale: non sono così bravo da descriverlo, andate a guardare le foto e capirete. Se mai capitate da queste parti non perdetevi questi luoghi, sarebbe davvero un peccato. E poi senza quasi rendermene conto termino la ricognizione sul percorso di gara dirigendomi da Arco verso Malcesine dove ci attende un albergo tranquillissimo, confortevole e logisticamente molto comodo.

Notte insonne pre-maratona? Un pochino, ma è solo colpa di un perfido mal di denti arrivatomi come un fulmine a ciel sereno venerdi mattina, così stupido da attaccare la gengiva in un punto dove ci sono solo denti finti e devitalizzati, ma lui non lo sa che sono in uno stato psico-fisico mostruoso tanto da fregarmene e riuscire a dormirci su. O saranno state le aspirine?

Ma alle 6 sono già praticamente vestito, dopo mezz’ora arriva Andrea, nella sacca dell’organizzazione metto le poche cose che mi serviranno, nel cuore metto il bacio di mia moglie, il messaggio di auguri di Daniele e quelli emozionanti di mio figlio e della Dani e dopo una breve passeggiata sul lungolago saliamo sul traghetto che in perfetto orario parte verso Limone. La compagnia aumenta, trovo Paolino Solfrizzo che ancora mi guarda storto per il mio scherzo di mercoledì scorso. Sapevo fin da giugno che anche lui si era iscritto, abbiamo fatto insieme tutta la preparazione infrasettimanale di luglio ed io zitto, mica glielo dico fin quando mercoledì, durante l’ultimo desmila d’allenamento, lo faccio parlare, mi faccio raccontare tutto di questa gara, gli faccio domande come se non sapessi niente e quando lui finisce mi dice: “E tu Max, cosa fai questa domenica? Vai alla Milano-Pavia?”. “Guarda Paolo, se non ti crea problemi, domenica se prendi il traghetto delle 7.30 a Malcesine facciamo il viaggio insieme”. Stavamo correndo, si ferma, mi guarda e dice: “Solo perché sei più anziano non ti insulto pesantemente” ed invece m’insulterà, eccome se me ne

 dice. Appena scesi dal battello incontro e saluto Mauro, ci cambiamo ed in canotta da gara coperta da una maglietta (io, Andrea senza) cominciamo a ipotizzare come trascorrere le quasi due ore che ci separano dalla partenza ma solo perché pensiamo che se c’è un regolamento di gara ci sarà un motivo. “Consegna tassativa delle sacche entro le otto” sentenziava, i camion partono che sono le nove, a saperlo la giacca della tuta la tenevamo indosso ancora un po’. Così come c’era scritto che non era possibile farsi seguire da mezzi vari come le bici, e invece…Alle 9.30 si parte, giusto un attimo d’intensa emozione m’attanaglia come al solito, ma dopo pochi passi di corsa tra due ali di calorosissimo pubblico c’infiliamo nella prima galleria e me l’aspettavo che sarebbero cominciati urla, fischi, boati, i keniani sono già a tutta, i tapascioni le occasioni per far cagnara non se le lasciano scappare. Stupendo il colpo d’occhio lungo il percorso, bello il tempo. Con Andrea e Paolo arriviamo a Riva al 10° km quasi in scioltezza, per Paolo però il ritmo è troppo alto e allora ci lascia. Noi lo sostituiamo immediatamente con Vania, bellissima e silenziosissima podista: silenziosa a causa dell’Ipod e, se non bastasse quello, la scritta posteriore sulla maglietta, “FO’ DI PE’”, è un invito ben chiaro a non disturbare. Però lei non sembra

 infastidita dalla nostra insistente compagnia, anche perché ha un passo come il nostro, giusto per pareggiare i conti ci vorrebbe un’altra podista che si materializza di lì a poco. Si chiama Sabrina, è del G.P.V. Villafranca, è una simpaticissima, loquace e tostissima “nobile di maratona”. Noi tre cominciamo a raccontarci di tutto, al passaggio della mezza ad Arco ne ho già sparata qualcuna delle mie di troppo poi di colpo cala il silenzio, Sabrina si mette davanti a tirare e c’informa: “Ragazzi, di questo passo la chiudiamo in 3h40’”. Io dietro, determinato e tranquillo come non mai, ne ho, ne ho tanto, ci credo davvero alla grande, per tre mesi mi sono preparato per limare il personale di Treviso, oggi lo percepisco nettamente che più che una limatura sarà una vera e propria spallata ed allora via, si va. Ma arriva il ristoro del 25° km. Con la coda dell’occhio non vedo più Andrea e non percepisco nemmeno il suo respiro, mi giro un pochino e niente, non c’è, mi fermo e mi volto. E’ almeno duecento metri più indietro, con le braccia alzate mi sta facendo un gesto inequivocabile: “Vai, vai”. Dicono che nella vita, per avere successo, si debba essere cinici,

 determinati, egoisti e questo in fin dei conti è uno sport dove si è soli con le proprie forze e capacità e parrebbe essere l’essenza di certe qualità. Molti altri avrebbero pensato a quei tre mesi di tanto sudore e fatica, avrebbero pensato che quella preparazione come mai fatta prima d’ora stava per regalare un crono di cui andare fieri, avrebbero pensato a se stessi. Io sono fatto di un’altra pasta. Andrea si era svegliato alle 4 di mattina, aveva preso la sua Panda e da Derovere era venuto qui perché gli avevo strappato la promessa di accompagnarmi in questa gara a migliorare il mio personale, Andrea era quello che a Treviso, avendomi visto un po’ in difficoltà al 38° km, si era fermato per scortarmi e sostenermi fino al traguardo, Andrea è un amico. Sento che mi sta rimproverando, non vuole che stia lì con lui, ma non l’ascolto, siamo partiti insieme ed arriviamo insieme. Il ritmo rallenta sempre più, la sua difficoltà si materializza con un fastidio alla gamba sinistra, di più non ne ha, ma ci sono io con lui. I ristori diventano vere e proprie soste, ad un certo punto i cartelli chilometrici sembrano un punto d’arrivo ed allora pausa, camminata e poi si riparte

nuovamente. Io lo so bene che un uomo che solo un mesetto fa ha superato difficoltà enormi nella sua avventura in solitaria da Derovere a Roma in fondo a questa gara ci arriva e, se può servire a qualcosa, mi vede sorridere. Certo, sorridere. Alla mia destra ho un panorama fantastico, la brezza che si è alzata fa sì che quelle gallerie dell’altra sponda, quelle che abbiamo percorso all’inizio sembrino lì a portata di mano, Malcesine non è così poi lontana e dentro di me sento il cuore tanto caldo. Caldo perché mi ricordo quasi uno a uno tutti gli allenamenti di questi mesi ed i lunghissimi corsi al Parco con Laura a seguirmi in bicicletta. Caldo perché ho la consapevolezza che tutto quel lavoro ha pagato, adesso so di avere certi tempi nelle gambe e nella testa, quella è una grande soddisfazione che mi appaga totalmente. Ma ci sono sentimenti che fanno passare queste soddisfazioni in secondo piano, sono niente in confronto ai valori importanti, quelli che restano nel tempo. E la mia gara adesso è questa, è portare Andrea alla fine, è prenderci per mano e percorrere il tappeto rosso finale tirando fuori tutto quello che resta, è emozionarci a vedere il display indicante che, nonostante gli ultimi 17 km così difficili, siamo ancora sotto le 4 ore. E’ felicità, felicità vera. Dell’assurda riconsegna sacche ne hanno già parlato altri.

Andrea si lava e si ristora da noi in albergo, avvia la sua Panda e ritorna a casa, la sera gli tocca fare il cuoco a casa di suo fratello, ma lo fa con piacere. Dopo essermi riposato un pochino abbraccio Laura e ripercorriamo il lungolago, mentre le racconto le belle sensazioni di questa gara, mi concedo un esagerato cono di gelato e dopo un’abbondante cena allietata da musica dal vivo di sottofondo mi addormento subito dopo aver letto questo sms: “1 a 0, Dinho di testa, evvaiiiiiiii”. Anche questa è vera felicità.

Non è finita, i giorni sono tre, manca l’ultimo, è quello della sorpresa per mia moglie, se l’è meritata alla stragrande perché è grazie a lei che ho partecipato a questa bellissima maratona ed allora devo tirare fuori il meglio dal cappello del genietto. Lasciato l’albergo ci dirigiamo verso Peschiera, visita della cittadina, ottima ed economica pizza in un localino caratteristico del centro storico e dopo un breve trasferimento, alle 14 in punto si materializza la sorpresa. Entriamo all’Aquaria, il centro benessere delle Terme di Sirmione, dove tra lettini ad un metro dal lago, piscine termali, lettini effervescenti ed idromassaggi di ogni genere, passano in un niente 5 ore di assoluto relax.

A volte capita di non fare poi tanta fatica per trovare la felicità, basta guardare la riconoscenza negli occhi di un amico, basta osservare gli occhi emozionati di tua moglie, basta mettersi a sorridere di gusto come è successo a me pochi minuti fa quando mi è venuto in mente il motto del mio “padrino di maratona”, il mitico Sciancato: “Non fare oggi il Personal Best che puoi fare domani”. Beh, come allievo non sono niente male, vero? Ed il mio domani è già all’orizzonte, si chiama Maratona di Firenze ma quella sarà, spero, un’altra grande pagina del mio essere uomo e podista.

Alla prossima.

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