E’ domenica mattina, saranno si e no le 6 e sono già lavato e vestito da tempo, la sala colazioni dell’albergo aprirà tra un bel po’ ed allora, per ingannare il tempo, decido di rispondere ad un sms ricevuto la sera prima. “Cara Dani, ieri giornata meravigliosa, ed oggi? Sperem….” Passano due minuti e quell’amorevole pazzoide mi risponde “ sarà fantastica”. Quella maghetta ci aveva preso in pieno.
Devo riprovarci.
Corro
le mie prime tre maratone, Milano, Firenze e Venezia, tre storie
diverse, tre grandissime emozioni. Poi a dicembre sono a Reggio Emilia,
alla fine di un anno podisticamente zeppo di negatività, salta la testa,
non arrivano più input alle gambe e saltano anche quelle, un bruttissimo
ritiro al 35^ km. Dopo una settimana, assorbita la legnata, comincio a
prendere in giro gli amici definendomi un ex maratoneta, spergiurando
che per mesi e mesi non ne avrei più corsa una, ma nel mio cuore ed in
testa era già fortissima la voglia di riprovarci e di farlo presto,
dovevo scoprire velocemente se Reggio era stato un caso o davvero mi ero
trasformato cosi rapidamente in un “ex”. Quando capisco che a Roma non
c’è nessuno che voglia venire a farmi compagnia la scelta di Treviso
diventa automatica: tantissimi amici della Community di Podisti la
correranno ed a quel punto comincio a prendere in giro anche loro. Si
scatenano in un pressing asfissiante fatto di post d’inviti a venire, io
continuo a dare risposte negative da “ex”, ma mi ero già iscritto.
L’avvicinamento.
L’unica cosa che mi spaventava davvero un po’ era sapere di dover preparare una maratona da correre alla fine di Marzo non potendo contare sull’aiuto infrasettimanale del Parco di Monza per gli allenamenti, per il fatto di dovermi allenare gioco forza sui marciapiedi di Monza e Villasanta dalle 19 in poi, non sapendo che tipo d’inverno ci avrebbe destinato la natura. Ai primi di Gennaio decido di ascoltare i consigli di chi “ne capisce” e mi concedo 15 giorni di potenziamento muscolare in palestra, poi parte la preparazione vera e propria, artigianale e fai da te come al solito, ma il tutto con calma e senza forzature e soprattutto con una ritrovata serenità e quel disincanto nel vivere le cose che saranno la vera arma vincente. Quando a metà Febbraio corro la stupenda mezza di Santa Margherita in 1h40’ capisco che sono sulla strada giusta, le mezze di Piacenza e Lecco me lo confermano alla grande, il lungo di 30 km in solitaria nel Parco di Monza ad un ritmo più veloce di quello che volevo fare mi fa capire che sono davvero pronto, con testa e fisico in condizioni ottimali. Ed allora decido cosa farò a Treviso: si parte con i pacer delle 4 ore e si va con loro fino alla fine.
La
“passione Pasquale”.
Venerdì Santo, giorno di ferie, alla mattina svolgo un po’ di faccende
domestiche ed a mezzogiorno esco per concedermi l’ultimo allenamento
serio, un 21 km a ritmo maratona al Parco. Sento che qualcosa non va,
decido di staccare prima, spengo il crono e leggo che segna 1h06, mi
dico che in fin dei conti va bene cosi e torno a casa. Tolgo l’orologio
e sul display c’è scritto 1h20, in effetti mi sembrava di aver fatto un
po’ più di strada, metto la mano sulla fronte……febbre, come da anni non
mi capitava più. A Pasqua la febbre lascia il posto ad un fortissimo mal
di gola, due giorni e salta fuori anche il raffreddore, giovedì mattina
mi sveglio con l’occhio destro devastato da un’infezione, mia moglie
comincia seriamente a preoccuparsi soprattutto perché vede che io
continuo a riderci su e ripeto: “tranquilla, sabato mattina non avrò più
niente, è matematico.” Azzeccato in pieno.
La “
scappatella”.
Come
concordato Claudia arriva a casa mia alle 11, parcheggia l’auto nel mio
box, carichiamo le borse nella mia e si parte. La Milano-Venezia è
incredibilmente poco trafficata e ci ritroviamo un po’ prima di Vicenza
pensando che, visto come vanno le cose, c’è tutto il tempo per un panino
in Autogrill. “Ma a te piace l’idea di andare in autogrill?” mi dice.
“Beh, veramente, non sono uno che viaggia molto, insomma….” “Cosa ne
dici di uscire e buttarci nella prima trattoria di campagna che
incontriamo?”. Secondo voi sono cose da farsi ripetere due volte?
Passiamo Vicenza, aspettiamo la prima uscita di paese, usciamo
dall’autostrada e lasciamo fare al destino. “Boh, destra o sinistra?”
“dai andiamo di qua” “ma lo sai dove stiamo andando?” “assolutamente no,
ma ho visto quel campanile là in fondo, ci sarà un paese” ed arriviamo
così a Montegalda. Appena in paese “sbattiamo” contro una bella
costruzione, l’insegna titola “Trattoria 3 scalini”, “che facciamo?...ma
si dai mi sembra carino”, parcheggio ed entriamo. Carina eccome la
trattoria, ambiente famigliare, entro subito in simpatia con il titolare
e la lista dei primi. “Claudia, moderazione, ricorda cosa c’è domani”.
Lo sa bene ed infatti ordina spaghetti con il baccalà!! Io mi mangerei
tutto, la scelta è davvero imbarazzante, ma voglio onorare la terra che
ci ospita ed allora saranno “bigoli” al sugo d’anatra. Da bravi atleti
per il secondo insalata e verdure miste ma gli atleti svaporano di colpo
quando il diavolo tentatore prende le sembianze del carrello dei dolci.
Lunghi attimi di silenzio, mi giro e le dico “chi dei due dice per
primo…”ma chissenefrega della maratona”!!” Lei, subito. Ed arrivano cosi
sul tavolo biscottini e bicchierino di passito e circa 500 kcalorie
sotto forma di un fantastico tiramisù. Il conto non è per niente una
sgradevole sorpresa se considerate che nel prezzo era compresa anche una
generosissima scollatura della cameriera.
La
sera delle vigilia.
Il
pomeriggio scorre tra il ritiro pettorali all’expo (molto ordinato e
preciso anche se inevitabilmente un po’ lungo), spietato tacchinamento
con tanto di foto ad una delle finaliste del concorso “Miss Treviso
Marathon”, giretto alla scoperta del centro città insieme a due
autentiche “sagome” di Roma, e la sera siamo più di 15 a ritrovarci
davanti al ristorante. E’ l’occasione che aspettavo per guardare negli
occhi ed abbracciare un caro amico dopo quasi due anni di conoscenza
virtuale grazie ad internet, ed una volta a tavola voglio davanti a me
Andrea, un amico che sta vivendo un momento davvero difficile ed al
quale avevo promesso che sarebbe stato un week end di sola festa. Appena
ci servono gli antipasti vedo arrivare il proprietario con in mano il
cordless che dice” scusate, il signor Massimo Bertarelli?”. Credetemi,
mi sento gelare il sangue, penso immediatamente che sia successo
qualcosa a casa e rispondo preoccupato senza neanche quasi capire con
chi sto parlando. Ed invece è uno dei momenti che mi porterò incastonato
nel cuore per sempre. E’ Franco, per noi della Community il nostro
Franco39, che ci teneva tantissimo a farci di persona gli auguri per la
gara. Che fantastiche persone che sono i podisti.
La
gara.
A cena
avevo fatto un po’ fatica a convincerli, Claudia ed Andrea sono molto
più giovani e forti di me. Alla fine stabiliamo, e suggelliamo con una
stretta di mano davanti a testimoni, il piano di gara. Primi 10 km con i
pacer delle 4 ore, poi andiamo via e vediamo cosa succede. Non era
esattamente in linea con i miei programmi, ma la voglia di correre in
compagnia con degli amici è troppo forte, e forse proprio perché lo sono
acconsentono alla mia richiesta di partire anche loro un po’ tranquilli.
Che sarà giornata di record lo capisco fin dalla notte. Dopo aver
riaccompagnato in albergo Claudia, Carlo e Marco mi ritrovo nella mia
larghissima “singola” a disfare bagagli e pacchi gara, leggere le
istruzioni dell’organizzazione, decidere la maglietta da indossare (la
scelta cade sulla canotta del pacco gara, veramente molto, molto,
bella), predisporre tutto per essere pronto a schizzare a prendere il
treno navetta in orario e, complice il passaggio all’ora legale mi
pigiamizzo che è già l’una passata da un pezzo. Prima delle altre
maratone non tanto, ma un pochino di sonno ero riuscito a concedermelo.
A Treviso schianto tutti i record, non riesco a dormire nemmeno per 1
minuto! Neanche i noiosi programmi televisivi notturni sono così
soporiferi per aiutarmi un po’, e come scrivevo all’inizio alle 6 ero
già prontissimo da un bel po’. Treno navetta puntualissimo e stracolmo,
mi faccio il viaggio in piedi chiacchierando con Andrea. Allo start noi
che abbiamo scelto di partire da Vittorio Veneto siamo più di 2500, mi
sento veramente emozionato e per i primi 5/6 chilometri non sono molto
di compagnia, poi la tensione si allenta, lo stupidotto che vive dentro
me si sveglia e mentre il sole è sempre più caldo io mi scaldo insieme a
lui. Ho sempre considerato correre in compagnia una delle magie di
questo sport, ma mai era stato così bello. Sempre insieme, vicini,
Claudia nel mezzo e noi due ai lati quasi come a scortarla, la bellezza
di questa zona d’Italia come contorno e tanta, ma tanta gente calda e
presente a tifarci. Io e Andrea scopriamo presto di avere una bellissima
cosa in comune: la folla ci fa andare fuori di testa, ci manda
l’adrenalina a mille. A Conegliano sommersi dall’affetto della “curva”,
come la chiama Andrea, entriamo entrambi in trance e corriamo un mille
ben al di sotto dei 5’/km, per fortuna che c’è Claudia ed il suo Gps a
riportarci sulla terra. Ma l’emozione, quella vera, quella da lacrime, è
al ricongiungimento dei 3 percorsi. Ponte della Priula, ad una rotonda
arrivano da destra e sinistra tanti cappellini verdi e rossi, noi in
mezzo con i nostri bianchi. Si forma cosi un serpentone tricolore, e gli
aerei storici che ci avevano lanciato alla partenza volteggiano ancora
sopra di noi lasciando in cielo le scie del nostro tricolore. Di gente
ce n’è tantissima ai bordi della strada e sul ponte l’emozione gocciola
sul viso. Schierati su entrambi i bordi veterani, figli di veterani o
semplicemente alpini formano due file composte e dignitose con le loro
divise, le loro bandiere, le loro insegne. Sono tanti che mi sorridono,
tanti che mi allungano la mano per un cinque, tanti che mi guardano con
gli occhi lucidi: e sotto di noi scorre placido quel fiume che quasi un
secolo fa si fece rosso per il sangue versato da un’intera generazione
di ragazzi che morì per regalarci il dono più prezioso che possiamo
vantare in questo mondo malato. La libertà. E chi ha organizzato un
evento del genere anche per ricordare ed onorare questi eroi meritava
più considerazione, più rispetto. Forse non era un’occasione
commercialmente valida e così Mamma Rai ha pensato bene di non
trasmettere la Treviso Marathon. Complimenti di cuore a chi gestisce la
redazione sportiva, davvero tanti complimenti e, mi raccomando, badate
bene a non farci mancare nemmeno un secondo della diretta televisiva
della “nostra” ricca e commercialissima maratona di New York.
Vergognatevi!! I chilometri scorrono e noi sempre insieme, i beep del
Gps di Claudia cominciano a scandire il count down finale, lei non ci
dice neanche più i tempi al km, dice solo “stiamo andando bene” ed io lo
so benissimo perché comincio a capire che sto cominciando ad andare a
pescare le forze dal profondo della forza di volontà. Qualche dubbio di
riuscire a farcela come avevo preventivato l’avevo, ma quando vedo che
supero prima il 30° e poi il 35° ancora in spinta e con un tempo
nettamente migliore del previsto sono nelle condizioni ideali per
affrontare la crisetta che, puntuale, doveva arrivare. Mi frega lo
spugnaggio del km 37,5, rimango ingabbiato, mi devo fermare per prendere
2 spugne e come riparto sento l’inguine che entra in sofferenza.
Considero che a quel punto mi devo concedere per forza un paio di
chilometri più tranquilli e, seppure solo pochi secondi avanti a me,
capisco che non sono in condizione di ricongiungermi con Claudia ed
Andrea. Allora abbasso totalmente la visiera del cappellino, guardo quei
10 metri di strada davanti a me e comincio a tenere duro. E così facendo
il Max di Reggio finisce morto e sepolto, adesso c’è un Max che mi piace
davvero tanto, quello che al quinto tentativo correrà un’intera maratona
senza mai fermarsi né camminare. E quel Max scopre di avere un altro,
meraviglioso amico. Andrea si ferma, mi aspetta, mi si affianca e dice
“sto con te, dai che andiamo insieme, non mollare, ormai è finita”. No
che non mollo, si tratta solo di un affaticamento ma so di avere ancora
energia di riserva ed allora corriamo insieme quell’ultimo “giretto” in
centro. Andrea non ha più bisogno d’incitarmi e sostenermi, sui
sampietrini dell’ultimo tratto che stroncano i polpacci l’inguine si
riaddormenta, passiamo sotto un arco ed il boato della folla ci proietta
sul rettilineo finale. Non ci diciamo niente, neanche ci guardiamo ma
nello stesso istante io ed Andrea partiamo come se fosse la finale
olimpica dei 200 metri tra un muro di folla festante ai nostri lati, lo
speaker che urla chissà cosa nel microfono, ed ho il tempo per togliermi
e baciare il cappellino, mandare il mio solito bacio verso il cielo e
terminare questa meravigliosa gara con il personal best. Ed i commossi
abbracci tra noi tre dopo l’arrivo non sono certo una banale e scontata
conclusione della corsa.
Hai
ragione Andrea quando mi scrivi “però ricordati che l’hai corsa tu, con
le tue gambe e la tua forza d’animo. Io ho solo accompagnato un amico a
compiere un’impresa e quella l’hai fatta tu” ma credimi, senza di te e
Claudia, quest’impresa non sarei davvero riuscito a farla.
Alla prossima.
