30 Marzo 2008 Treviso
 

 

"Ritrovarsi" a Treviso

DEDICATO A QUEI “RAGAZZI DEL 99”

di Massimo Bertarelli 


foto di Giuseppe Lauria

 

E’ domenica mattina, saranno si e no le 6 e sono già lavato e vestito da tempo, la sala colazioni dell’albergo aprirà tra un bel po’ ed allora, per ingannare il tempo, decido di rispondere ad un sms ricevuto la sera prima. “Cara Dani, ieri giornata meravigliosa, ed oggi? Sperem….” Passano due minuti e quell’amorevole pazzoide mi risponde “ sarà fantastica”. Quella maghetta ci aveva preso in pieno.

Devo riprovarci.

Corro le mie prime tre maratone, Milano, Firenze e Venezia, tre storie diverse, tre grandissime emozioni. Poi a dicembre sono a Reggio Emilia, alla fine di un anno podisticamente zeppo di negatività, salta la testa, non arrivano più input alle gambe e saltano anche quelle, un bruttissimo ritiro al 35^ km. Dopo una settimana, assorbita la legnata, comincio a prendere in giro gli amici definendomi un ex maratoneta, spergiurando che per mesi e mesi non ne avrei più corsa una, ma nel mio cuore ed in testa era già fortissima la voglia di riprovarci e di farlo presto, dovevo scoprire velocemente se Reggio era stato un caso o davvero mi ero trasformato cosi rapidamente in un “ex”. Quando capisco che a Roma non c’è nessuno che voglia venire a farmi compagnia la scelta di Treviso diventa automatica: tantissimi amici della Community di Podisti la correranno ed a quel punto comincio a prendere in giro anche loro. Si scatenano in un pressing asfissiante fatto di post d’inviti a venire, io continuo a dare risposte negative da “ex”, ma mi ero già iscritto.

L’avvicinamento.

L’unica cosa che mi spaventava davvero un po’ era sapere di dover preparare una maratona da correre alla fine di Marzo non potendo contare sull’aiuto infrasettimanale del Parco di Monza per gli allenamenti, per il fatto di dovermi allenare gioco forza sui marciapiedi di Monza e Villasanta dalle 19 in poi, non sapendo che tipo d’inverno ci avrebbe destinato la natura. Ai primi di Gennaio decido di ascoltare i consigli di chi “ne capisce” e mi concedo 15 giorni di potenziamento muscolare in palestra, poi parte la preparazione vera e propria, artigianale e fai da te come al solito, ma il tutto con calma e senza forzature e soprattutto con una ritrovata serenità e quel disincanto nel vivere le cose che saranno la vera arma vincente. Quando a metà Febbraio corro la stupenda mezza di Santa Margherita in 1h40’ capisco che sono sulla strada giusta, le mezze di Piacenza e Lecco me lo confermano alla grande, il lungo di 30 km in solitaria nel Parco di Monza ad un ritmo più veloce di quello che volevo fare mi fa capire che sono davvero pronto, con testa e fisico in condizioni ottimali. Ed allora decido cosa farò a Treviso: si parte con i pacer delle 4 ore e si va con loro fino alla fine.

La “passione Pasquale”.

Venerdì Santo, giorno di ferie, alla mattina svolgo un po’ di faccende domestiche ed a mezzogiorno esco per concedermi l’ultimo allenamento serio, un 21 km a ritmo maratona al Parco. Sento che qualcosa non va, decido di staccare prima, spengo il crono e leggo che segna 1h06, mi dico che in fin dei conti va bene cosi e torno a casa. Tolgo l’orologio e sul display c’è scritto 1h20, in effetti mi sembrava di aver fatto un po’ più di strada, metto la mano sulla fronte……febbre, come da anni non mi capitava più. A Pasqua la febbre lascia il posto ad un fortissimo mal di gola, due giorni e salta fuori anche il raffreddore, giovedì mattina mi sveglio con l’occhio destro devastato da un’infezione, mia moglie comincia seriamente a preoccuparsi soprattutto perché vede che io continuo a riderci su e ripeto: “tranquilla, sabato mattina non avrò più niente, è matematico.” Azzeccato in pieno.

La “ scappatella”.

Come concordato Claudia arriva a casa mia alle 11, parcheggia l’auto nel mio box, carichiamo le borse nella mia e si parte. La Milano-Venezia è incredibilmente poco trafficata e ci ritroviamo un po’ prima di Vicenza pensando che, visto come vanno le cose, c’è tutto il tempo per un panino in Autogrill. “Ma a te piace l’idea di andare in autogrill?” mi dice. “Beh, veramente, non sono uno che viaggia molto, insomma….” “Cosa ne dici di uscire e buttarci nella prima trattoria di campagna che incontriamo?”. Secondo voi sono cose da farsi ripetere due volte? Passiamo Vicenza, aspettiamo la prima uscita di paese, usciamo dall’autostrada e lasciamo fare al destino. “Boh, destra o sinistra?” “dai andiamo di qua” “ma lo sai dove stiamo andando?” “assolutamente no, ma ho visto quel campanile là in fondo, ci sarà un paese” ed arriviamo così a Montegalda. Appena in paese “sbattiamo” contro una bella costruzione, l’insegna titola “Trattoria 3 scalini”, “che facciamo?...ma si dai mi sembra carino”, parcheggio ed entriamo. Carina eccome la trattoria, ambiente famigliare, entro subito in simpatia con il titolare e la lista dei primi. “Claudia, moderazione, ricorda cosa c’è domani”. Lo sa bene ed infatti ordina spaghetti con il baccalà!! Io mi mangerei tutto, la scelta è davvero imbarazzante, ma voglio onorare la terra che ci ospita ed allora saranno “bigoli” al sugo d’anatra. Da bravi atleti per il secondo insalata e verdure miste ma gli atleti svaporano di colpo quando il diavolo tentatore prende le sembianze del carrello dei dolci. Lunghi attimi di silenzio, mi giro e le dico “chi dei due dice per primo…”ma chissenefrega della maratona”!!” Lei, subito. Ed arrivano cosi sul tavolo biscottini e bicchierino di passito e circa 500 kcalorie sotto forma di un fantastico tiramisù. Il conto non è per niente una sgradevole sorpresa se considerate che nel prezzo era compresa anche una generosissima scollatura della cameriera.

La sera delle vigilia.

Il pomeriggio scorre tra il ritiro pettorali all’expo (molto ordinato e preciso anche se inevitabilmente un po’ lungo), spietato tacchinamento con tanto di foto ad una delle finaliste del concorso “Miss Treviso Marathon”, giretto alla scoperta del centro città insieme a due autentiche “sagome” di Roma, e la sera siamo più di 15 a ritrovarci davanti al ristorante. E’ l’occasione che aspettavo per guardare negli occhi ed abbracciare un caro amico dopo quasi due anni di conoscenza virtuale grazie ad internet, ed una volta a tavola voglio davanti a me Andrea, un amico che sta vivendo un momento davvero difficile ed al quale avevo promesso che sarebbe stato un week end di sola festa. Appena ci servono gli antipasti vedo arrivare il proprietario con in mano il cordless che dice” scusate, il signor Massimo Bertarelli?”. Credetemi, mi sento gelare il sangue, penso immediatamente che sia successo qualcosa a casa e rispondo preoccupato senza neanche quasi capire con chi sto parlando. Ed invece è uno dei momenti che mi porterò incastonato nel cuore per sempre. E’ Franco, per noi della Community il nostro Franco39, che ci teneva tantissimo a farci di persona gli auguri per la gara. Che fantastiche persone che sono i podisti.

La gara.

A cena avevo fatto un po’ fatica a convincerli, Claudia ed Andrea sono molto più giovani e forti di me. Alla fine stabiliamo, e suggelliamo con una stretta di mano davanti a testimoni, il piano di gara. Primi 10 km con i pacer delle 4 ore, poi andiamo via e vediamo cosa succede. Non era esattamente in linea con i miei programmi, ma la voglia di correre in compagnia con degli amici è troppo forte, e forse proprio perché lo sono acconsentono alla mia richiesta di partire anche loro un po’ tranquilli. Che sarà giornata di record lo capisco fin dalla notte. Dopo aver riaccompagnato in albergo Claudia, Carlo e Marco mi ritrovo nella mia larghissima “singola” a disfare bagagli e pacchi gara, leggere le istruzioni dell’organizzazione, decidere la maglietta da indossare (la scelta cade sulla canotta del pacco gara, veramente molto, molto, bella), predisporre tutto per essere pronto a schizzare a prendere il treno navetta in orario e, complice il passaggio all’ora legale mi pigiamizzo che è già l’una passata da un pezzo. Prima delle altre maratone non tanto, ma un pochino di sonno ero riuscito a concedermelo. A Treviso schianto tutti i record, non riesco a dormire nemmeno per 1 minuto! Neanche i noiosi programmi televisivi notturni sono così soporiferi per aiutarmi un po’, e come scrivevo all’inizio alle 6 ero già prontissimo da un bel po’. Treno navetta puntualissimo e stracolmo, mi faccio il viaggio in piedi chiacchierando con Andrea. Allo start noi che abbiamo scelto di partire da Vittorio Veneto siamo più di 2500, mi sento veramente emozionato e per i primi 5/6 chilometri non sono molto di compagnia, poi la tensione si allenta, lo stupidotto che vive dentro me si sveglia e mentre il sole è sempre più caldo io mi scaldo insieme a lui. Ho sempre considerato correre in compagnia una delle magie di questo sport, ma mai era stato così bello. Sempre insieme, vicini, Claudia nel mezzo e noi due ai lati quasi come a scortarla, la bellezza di questa zona d’Italia come contorno e tanta, ma tanta gente calda e presente a tifarci. Io e Andrea scopriamo presto di avere una bellissima cosa in comune: la folla ci fa andare fuori di testa, ci manda l’adrenalina a mille. A Conegliano sommersi dall’affetto della “curva”, come la chiama Andrea, entriamo entrambi in trance e corriamo un mille ben al di sotto dei 5’/km, per fortuna che c’è Claudia ed il suo Gps a riportarci sulla terra. Ma l’emozione, quella vera, quella da lacrime, è al ricongiungimento dei 3 percorsi. Ponte della Priula, ad una rotonda arrivano da destra e sinistra tanti cappellini verdi e rossi, noi in mezzo con i nostri bianchi. Si forma cosi un serpentone tricolore, e gli aerei storici che ci avevano lanciato alla partenza volteggiano ancora sopra di noi lasciando in cielo le scie del nostro tricolore. Di gente ce n’è tantissima ai bordi della strada e sul ponte l’emozione gocciola sul viso. Schierati su entrambi i bordi veterani, figli di veterani o semplicemente alpini formano due file composte e dignitose con le loro divise, le loro bandiere, le loro insegne. Sono tanti che mi sorridono, tanti che mi allungano la mano per un cinque, tanti che mi guardano con gli occhi lucidi: e sotto di noi scorre placido quel fiume che quasi un secolo fa si fece rosso per il sangue versato da un’intera generazione di ragazzi che morì per regalarci il dono più prezioso che possiamo vantare in questo mondo malato. La libertà. E chi ha organizzato un evento del genere anche per ricordare ed onorare questi eroi meritava più considerazione, più rispetto. Forse non era un’occasione commercialmente valida e così Mamma Rai ha pensato bene di non trasmettere la Treviso Marathon. Complimenti di cuore a chi gestisce la redazione sportiva, davvero tanti complimenti e, mi raccomando, badate bene a non farci mancare nemmeno un secondo della diretta televisiva della “nostra” ricca e commercialissima maratona di New York. Vergognatevi!! I chilometri scorrono e noi sempre insieme, i beep del Gps di Claudia cominciano a scandire il count down finale, lei non ci dice neanche più i tempi al km, dice solo “stiamo andando bene” ed io lo so benissimo perché comincio a capire che sto cominciando ad andare a pescare le forze dal profondo della forza di volontà. Qualche dubbio di riuscire a farcela come avevo preventivato l’avevo, ma quando vedo che supero prima il 30° e poi il 35° ancora in spinta e con un tempo nettamente migliore del previsto sono nelle condizioni ideali per affrontare la crisetta che, puntuale, doveva arrivare. Mi frega lo spugnaggio del km 37,5, rimango ingabbiato, mi devo fermare per prendere 2 spugne e come riparto sento l’inguine che entra in sofferenza. Considero che a quel punto mi devo concedere per forza un paio di chilometri più tranquilli e, seppure solo pochi secondi avanti a me, capisco che non sono in condizione di ricongiungermi con Claudia ed Andrea. Allora abbasso totalmente la visiera del cappellino, guardo quei 10 metri di strada davanti a me e comincio a tenere duro. E così facendo il Max di Reggio finisce morto e sepolto, adesso c’è un Max che mi piace davvero tanto, quello che al quinto tentativo correrà un’intera maratona senza mai fermarsi né camminare. E quel Max scopre di avere un altro, meraviglioso amico. Andrea si ferma, mi aspetta, mi si affianca e dice “sto con te, dai che andiamo insieme, non mollare, ormai è finita”. No che non mollo, si tratta solo di un affaticamento ma so di avere ancora energia di riserva ed allora corriamo insieme quell’ultimo “giretto” in centro. Andrea non ha più bisogno d’incitarmi e sostenermi, sui sampietrini dell’ultimo tratto che stroncano i polpacci l’inguine si riaddormenta, passiamo sotto un arco ed il boato della folla ci proietta sul rettilineo finale. Non ci diciamo niente, neanche ci guardiamo ma nello stesso istante io ed Andrea partiamo come se fosse la finale olimpica dei 200 metri tra un muro di folla festante ai nostri lati, lo speaker che urla chissà cosa nel microfono, ed ho il tempo per togliermi e baciare il cappellino, mandare il mio solito bacio verso il cielo e terminare questa meravigliosa gara con il personal best. Ed i commossi abbracci tra noi tre dopo l’arrivo non sono certo una banale e scontata conclusione della corsa.

Hai ragione Andrea quando mi scrivi “però ricordati che l’hai corsa tu, con le tue gambe e la tua forza d’animo. Io ho solo accompagnato un amico a compiere un’impresa e quella l’hai fatta tu” ma credimi, senza di te e Claudia, quest’impresa non sarei davvero riuscito a farla.

Alla prossima.

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