DEEJAY TEN09 – Milano, 04 ottobre 2009

 

UN DIECIMILA UN PO’ COSI’


di Marco Stracciari 

 

 

Un diecimila un po' così.

Non me la sentivo. Un forte raffreddore giunto proprio alla vigilia di domenica mi stava facendo cambiare idea sul mio debutto a questa gara.
Fatico a respirare, gli starnuti sono frequenti e mi sento la testa pesante come un TIR svedese.
Mi alzo comunque dal letto e provo a riordinare le idee. Mi facilita il compito aver
preparato il borsone la sera precedente, proprio per non aver troppo da pensare la mattina.
Una spruzzata di vix sinex e raggiungo il resto della truppa al solito ritrovo pre-gara. E’ un peccato esserci in queste condizioni: sarà un diecimila vero, senza tagli o allunghi, senza troppe curve e troppi intoppi come lo è stato Cesano. Ed è un peccato arrivarci in queste condizioni. I miei amici mi avevano descritto il percorso: bello veloce, piatto, senza troppe curve e senza strappi e più o meno lo conoscevo già, avendo frequentato a lungo quelle zone in gioventù. Qualcuno lo definirebbe monotono ma per le mie caratteristiche di passista è una manna dal cielo. Come Castel Rozzone o forse più.
Raggiungiamo il Lido di Milano, punto nevralgico della manifestazione e Claudio, che è un pò il padrone di casa, estrae mille chiavi che ci aprono porte a tutti vietate. Grandioso lo spogliatoio personalizzato con armadietti, docce calde e bagno per i bisognini e per questo e per altro ancora che va il mio, anzi, il nostro grazie.
Si parte. Prima verso gli stand, molto numerosi e ben sistemati, dove incontro l’amico Carlos, e poi verso la Montagnetta di San Siro, che sarà teatro del nostro riscaldamento.
La partenza, affollatissima, alle 9.30 ed è, come previsto, un vero e solito macello. Solito perché, in assenza di gabbie, nelle prime file si trova di tutto. Gente con improbabili completini da basket, gente con i-pod incorporato, gente addirittura con porta telefonino e abbinato aggeggio elettronico ben sistemati su un fianco. Addirittura due attempati e pingui signori si prendono gioco della situazione e in dialetto locale esclamano: “Come al solito partiamo con quelli forti… partiamo e basta”. L’ignoranza non conosce limiti e confini per questi “tapascioni” che con il loro modo di fare offendono la categoria.
Beh, più o meno bene si parte e subito la prima, brutta, sorpresa. Il primo chilometro corso in un improbabile 3’20: con quel traffico mi fa subito pensare che c’è qualcosa che non va ma a scanso di equivoci rallento un pò: il tempo per recuperare c’è ed é molto.
Ma il secondo rilevamento svela il segreto di quel mille a perdifiato: 3’51. Improbabile anche questo, visto che ho sì rallentato ma non così vistosamente.
Ma per fortuna dal terzo in poi sono più o meno tutti uguali e mi assesto su ritmi attorno ai 3’35 – 3’36 al chilometro. Andatura questa che al quinto mille mi fa raggiungere Claudio, un amico della San Damianese che fino a ieri, salvo rare eccezioni, l’avevo sempre guardato nelle varie classifiche dal basso verso l’alto. Lo raggiungo ma gli sto dietro e mi lascio trascinare dall’andatura. Che cala e il crono, di conseguenza, si alza. Il quinto stop mi fa segnare un 3’41 che “sporca” un po’ la mia media ma non mi faccio prendere dalla frenesia e rimango lì, in sua compagnia. Il sesto chilometro potrebbe segnare la svolta in negativo di questa gara: 3’43 e reali sintomi di stanchezza e spossatezza che mi assalgono. Lo dico a Claudio che mi esorta di non mollare e di cercare di stare con lui. Ma chissà perché a volte accadono, in gara, situazioni imprevedibili che mai, in particolari momenti, siamo in grado di prevedere. Il settimo chilometro è la svolta, stavolta in positivo. Non solo non fatico a rimanere con Claudio ma aumento i ritmi tornando a quelli di partenza. Claudio non risponde e saggiamente rimane più o meno al suo passo mentre io, con le gambe comunque già pesanti, continuo per la mia strada e i parziali, al settimo, all’ottavo e al nono chilometro, sono sempre più o meno identici. Sono stanco: il forte raffreddore preso il giorno precedente torna in maniera prepotente a farsi sentire ma ormai, mi dico quando lo stadio S. Siro mi fa ombra, mancano solo 1000 metri e mollare qui, dopo una prestazione comunque di ottimo livello personale, sarebbe peccato mortale. Cerco di mantenere l’andatura e a circa 600 metri dall’arrivo, che scorgo lontano tra gli alberi, addirittura accelero un po' anche se il fiato è cortissimo. Arrivo, con una faccia un pò così e un’espressione un po' così, come quelli nati a Genova. L’ultimo chilometro lo termino in 3’33, stranamente il più veloce della mia performance, e il real time si assesta su un 36’08 assolutamente di grande soddisfazione, che mi vale il quarto posto di categoria e il personale sulla distanza, se escludo Parma 2004 dove il calcolo della media su un percorso di oltre 10500 metri mi assegnava un 35’ alto, alto.
Implacabile Roberto mi scatta foto vietate ai minori (avete presente la faccia delle persone che morivano dopo aver visto il filmato di Samara Morgan in “The Ring”?... ecco!) e intanto incontro Guido. Subito mi raggiunge Claudio, comunque anche lui nettamente dentro i 36’ come dentro, anche se per poco, è Massimo. Il gruppo piano, piano si ricompatta con Claudio (il padrone di casa) che ci riaccompagna alla meritata doccia e alle considerazioni del dopo gara.
Cambio veloce, quattro risate e poi via verso Rogoredo. Ricomincia un’altra giornata di lavoro… è domenica per tutti: dobbiamo farli divertire in qualche modo.
Appuntamento a domenica prossima, dalle terre dell’Oktoberfest, ammiscii!
 

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