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Salsomaggiore Terme (PR), 11.10.2009
Saffetta Gazzetta di Parma |
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Un’idea comune,
avevamo avuto Matteo ed io, nel leggere di quella staffetta così reclamizzata
nel regno del culatello e del fiocco. Una squadra da proporre ad una staffetta,
dopo tre anni da quel 4x2000 di Villasanta. Ma questa volta una staffetta vera,
lunga, di quelle dove si sputa sangue per se stessi e per la squadra. Lunga e
difficile, piena di salite e di discese, tra le colline del parmense. Ne parlo
con Sabrina e subito annuisce, pensando ad un buon allenamento in vista di
Firenze. E intanto Matteo ed io a racimolare compagni di squadra per proporci in
bella evidenza. Detto e fatto: Francesco, Dario e Gianni aderiscono subito,
mentre Guido da’ forfait ma poco cambia. Il nostro presidente, dopo qualche
titubanza, si fa avanti. Alberto è uno specialista delle salite e li, sulle
colline, ci sarà terreno fertile anche per lui.
Si decidono, cartina alla mano, le frazioni. A me toccherà la prima. So, e
sanno, che l’anello debole della “catena” umana che ci porterà fino al traguardo
sarò io, non molto brillante nell’ultima uscita al Montestella. Per cui frazione
facile a me, poi Francesco per un diecimila tutto o quasi in salita, Dario per
un bel mangiaebevi, poi Alberto che toccherà la vetta massima del percorso,
Matteo per oltre sette km tutto muscoli e nervi ed infine Gianni, a cui toccherà
l’onere, ma forse l’onore, di tagliare il traguardo dopo un diecimila fitto di
lunghe discese.
Sembra un assortimento ben fatto. Sembra. Tralascio il pre-gara con Sabrina
sapendo di non accontentare gli amanti del gossip, perché tanto di questa gara,
ci sarà da raccontare.
I miei soci mi lasciano poco prima delle nove e mentre Sabrina già da mezz’ora
fa su e giù per il percorso, rimango solo. Mi riscaldo, solite cose: corsa
lenta, stretching, allunghi e ancora un po’ di lento prima di mettermi sulla
linea di partenza e sentire lo sparo, un minutino in anticipo rispetto
all’orario stabilito.
La partenza è folle e già quella che doveva essere la nostra guida, e cioè la
cartina, finisce metaforicamente in soffitta. Doveva essere un inizio in salita,
e invece scendiamo leggermente fino al parco Manzoni per poi risalire. E la
macchina non si allontana, non si allontanano i primi e mi ritrovo, ad un ritmo
pazzesco per me, a seguire l’auto di servizio per ben un chilometro, concluso a
3’19. E’ troppo e già penso di aver rovinato la mia prestazione, sapendo che ben
presto saranno altri i ritmi che mi aspettano, prima di arrivare lassù, al
termine della massacrante Via Porro, dopo il cimitero. Il secondo chilometro
infatti comincia a farmi cambiare passo ma non tattica: 3’46 in salita non so da
quanto tempo… e poi sempre più su e la salita che si fa più ripida, il respiro
più affannoso e il passo più corto e pesante. 4’34 recita il mio crono, che già
di per se rappresenta un’andatura ancora folle. Chiedo ad una coppia di atleti
che mi accompagna (c’erano anche le coppie della “S. Lucia” con noi) e uno di
loro mi dice che ci restano ancora 500 metri prima dello scollinamento. Non mi
faccio prendere dal panico e proseguo col mio passo e poi giù, finalmente!
3’50 e va bene, considerata la prima parte ripida di questo quinto chilometro.
La discesa è un toccasana e mi accorgo di essere secondo assoluto, anche se,
girandomi, vedo il terzo ed il quarto molto vicini. Mi avevano chiesto un
passaggio in quinta posizione, i miei amici, posizione che a questo punto dovrei
trovare senza grossi problemi. 3’17 e avanti così, ma subito dopo la strada
torna a salire; lunga e diritta come recitava un brano dei Nomadi… ma con tanta
salita ancora. Decisamente più lieve, ma mi chiedo e chiedo…”ma la discesa della
cartina?”. E sempre lui che mi risponde lapidario: “finita, da ora in poi
falsopiano.. e sono c…i tuoi!”. Ah! Vatti a fidare delle cartine. Non faccio in
tempo a realizzare che il terzo e il quarto mi sono addosso e prima uno poi
l’altro mi affiancano. 3’48 con ancora un buon tratto in salita ma ormai le
gambe vacillano e i sorpassi diventano inevitabili. Penso ai miei compagni e a
Francesco che mi aspetta al freddo in canotta ed è il colore di quella canotta
che mi “costringe” a non mollare. Il percorso è ancora difficile ma con due
mille poco sopra i 4’ riesco a mantenere un distacco molto contenuto tra me e il
terzo e tra me e il secondo: nell’ordine di 15-20 metri, non di più.
Al cartello dell’ottavo la strada torna a scendere e do’ il cambio a Francesco
in 33’15, dopo aver percorso 8,7 km in totale apnea. Prendo fiato, ne ho tanto
bisogno, e sono felice per un buon cambio: quarto con un distacco molto
contenuto. Solitamente la prima frazione di staffetta vede atleti veloci, giusto
per creare subito un gap poi difficilmente ricucibile. Ed è per questo e per
quella folle andatura a 3’49 al km (considerata la difficoltà del percorso) che
mi “lava la coscienza”.
LA GARA DEGLI ALTRI
Francesco parte per la sua frazione di 10km e qualcosa in più al quarto posto.
Dopo qualche centinaio di metri lo attende lo strappo più difficoltoso della sua
frazione e poi, dopo una serie di su e giù, un lungo rettilineo finale in
salita. Lo raggiungo in auto ancora al quarto posto ma lo vedo bene, tanto è
vero che concluderà la sua frazione in 37 minuti. Gran tempo, vista la
difficoltà del tratto. Il cambio avviene con il terzo posto ormai nel mirino e
Dario, che avrà la frazione forse meno impegnativa, conquista subito la tanto
desiderata terza piazza e corre bene, senza scomporsi.
Lo farà dopo quando, prima dimenticheremo la sua borsa al cambio e, poi,
dimenticheremo addirittura lui sul percorso. Lacuna che gli farà percorrere un
bel “lungo” collinare di 27 chilometri. E mentre seguiamo Dario ci imbattiamo
due volte in Sabrina, che allegramente, ma con un buon passo sta per concludere
la sua impegnativa prova.
Cambio e Dario lascia il testimone ad Alberto, che dovrebbe fare il tratto più
impegnativo, anche se il più corto, che lo porterà ai 590 metri del passo. 590?
Nemmeno per sogno: sono almeno 80-90 metri di dislivello in più, ma la cosa non
gli dispiacerà certo, tanto è la sua indole “montanara”. Alberto conclude la sua
prova mantenendo la terza posizione, ad un chilometro circa da un impossibile
secondo posto.
Impossibile per tutti, non per Matteo, che parte come un razzo e in discesa non
fa un chilometro sopra i 3 minuti. Intanto Dario prosegue e io e Francesco
recuperiamo Sabrina al passo S. Pellegrino, termine della sua prova, conclusa
con un buon 2h36”. Raggiungiamo in auto Matteo mentre affronta la lunga salita
ed incredibilmente lo vediamo a non più di 30 metri dal secondo. Lotta, sbuffa,
sputa sangue e fa piangere i suoi muscoli, Matteo: per sé e per la squadra, ma
soprattutto per la squadra. Sentiva molto la gara; la sua frazione doveva essere
la “sua” personale gara contro il suo passato. La vince: alla grande, come alla
grande affronta gli ultimi tornanti prima del cambio con Gianni, lo specialista
delle discese. Arriva al cambio contemporaneamente al secondo e Gianni parte, a
razzo.
Do’ a Matteo il cambio e un’autentica processione per pacche sulle spalle e
strette di mano a questo indomito guerriero che, forse e con quella sua folle
frazione, sta trasformando un sogno in una straordinaria realtà. Pacche e
strette di mano di sconosciuti: semplici spettatori come accompagnatori ed
atleti arrivati dopo di lui. Tutti hanno visto la sua grande prova e tutti si
complimentano.
Attendo che si cambi e poi via, in auto, per seguire l’ultima frazione
thrilling. Ci aspettiamo un arrivo in volata tra Gianni e l’atleta che è partito
con lui. Percorriamo già un buon tratto di strada vedendo gli atleti nelle
retrovie e poi eccolo lì. Ma non c’e’ Gianni, solo il suo avversario. E Gianni?
Scolliniamo prima della penultima e lunga discesa e lo vediamo che mulina le
gambe a ritmo forsennato. A occhio è un 3’15 e a occhio ha già una trentina di
secondi di vantaggio, tutti presi in quel breve tratto di salita prima del
discesone finale.
Boato da stadio con Matteo che si abbandona a cori improvvisati ed ampi gesti di
esultanza e Sabrina che quasi fonde la macchinetta digitale nell’immortalare
quei balzi. Non è ancora finita, ma da come sta andando Gianni è evidente che
ha un altro passo.
Ci fermiamo e cronometriamo una prima volta e sono 35 i secondi di vantaggio
accumulati. Lo comunichiamo a Gianni che non si scompone e viaggia sempre ai
soliti suoi ritmi. Rifacciamo la cosa, ancora 35 secondi mentre Gianni affronta
l’ultima breve salitina prima dello schuss d’arrivo.
Arriviamo a Salsomaggiore e neanche il tempo di parcheggiare che laggiù si vede
la testolina ritta di Gianni. Sembra sparato da una fionda, non cede e quando ci
incrocia si abbandona ad un sorrisetto tipico di chi l’ha combinata grossa, come
quei bambini che raggiungono il vasetto di nutella su in alto e li vedi lì col
ditino e il nasino sporchi di cioccolata. E il suo avversario? Non pervenuto…
siamo secondi!
Manca l’ufficialità sotto forma di un paio di curvette finali. Ci precipitiamo
al traguardo, ma lui ovviamente ci precede e appena ci vede si aggrappa, nemmeno
troppo provato, alla transenna.
Lo abbracciamo e ci complimentiamo con lui, autore di una grandissima ultima
frazione e di un sogno divenuto realtà.
Il gruppo si ricompatta, dopo aver ritrovato Dario, dato per disperso nella
nebbia delle colline, per considerazioni finali e il balzo, meritatissimo, su
quel secondo gradino del podio, lontanissimi da quel team di Cremona al quale,
giustamente, poniamo l’onore delle armi. Per batterci hanno dovuto frantumare il
record del percorso, visto che con il tempo da noi realizzato, lo scorso anno,
avremmo vinto.
Ma quanto è dolce questo secondo posto fatto di sudore, di sofferenza, di
spirito di sacrificio, di quel “mai mollare” che ci siamo promessi, non a parole
ma a sguardi, poco prima della partenza.
E’ lo spirito Gamber e ogni tanto è bello rispolverarlo! Come a Salso: su quel
gradino così alto del podio.