20 Giugno 2009 Monza (Mi)

49^ MONZA RESEGONE
di Antonio Calvanese 

 

 

 

La cronaca su Podisti.Net

 

 

Come mai così tardi?
Al mio rientro a casa alle 7 del mattino trovo mia moglie che per fare uscire il gatto apre la porta e mi chiede “Come mai così tardi?”. Lei è così, sono uscito 12 ore prima per fare la Monza-Resegone e al mio ritorno la domanda è quasi banale, ma in fondo è il suo modo per esorcizzare ogni timore. Infatti pensava che sarei tornato prima, ma non ama manifestare la preoccupazione, così mi liquida in un secondo.
Ecco, quest’anno, dopo che per la terza volta ho affrontato da tapascione la MR, volevo che fosse chiaro che per noi, dilettanti del podismo, lontani dall’enfasi delle cronache del giorno dopo che celebrano giustamente l’arrivo degli atleti che si misurano in questa meravigliosa gara, per noi, dicevo, il giorno dopo è fatto di assoluta normalità, come è giusto che sia, tutto sommato.
Intendiamoci, ho ancora il cuore gonfio di emozione e di orgoglio per essere arrivato lassù e per me è stata l’ennesima conferma della forza della amicizia con Gianluca, il Coach, e Giorgia, la Star, i due soci di questa avventura.
Se l’anno scorso abbiamo boccheggiato per il caldo e l’umidità, quest’anno il freddo e la pioggia hanno fatto la differenza.
Lungo la strada la solita festa di gente, gli amici che nonostante la pioggia ci seguono e ci incoraggiano e poi la salita fino a Erve, con il freddo che comincia a farsi sentire sui muscoli e l’arrivo nei tempi al controllo prima di iniziare l’ultimo pezzo, il sentiero verso la Capanna.
A questo punto si entra in un’altra dimensione, solo tu e la montagna.
E così arrivano i crampi, il dolore lancinante, al buio, sotto la pioggia e la paura di non trovare l’appiglio giusto sulla pietra infangata e viscida. In silenzio, perchè i due soci sono avanti, ed io non posso sempre fare da zavorra, non posso chiedere a loro di mollare e così tiro fuori le energie che non pensavo di avere e la voglia di non mollare che insegni ai tuoi figli e che cerchi di applicare nella vita, ma spesso solo teoricamente.
Qui no, qui si va avanti, tra amici che insieme a te soffrono, imprecano ma non mollano. I polpacci sembrano indiavolati, tipo Alien, eppure resisto. Si va avanti, faccio passare quelli più forti, mi ringraziano, dico “Credimi, non è per gentilezza”, abbozzano un sorriso. Ancora una salita, il buio, ma questi alpini, la capanna, dove accidenti l’hanno costruita?!
Poi, alla fine, arriva quel grido di Gianluca e di Giorgia che felici mi dicono “Sei un mito, dai che siamo arrivati!”.
Tanto freddo anche dopo. Il bicchiere del the nelle mani che non riesco a tenere ferme, la voglia di sdraiarmi, ma non c’è posto, la soddisfazione di vedere sul tabellone la nostra squadra non tra le ultime. L’abbraccio e i complimenti degli altri, alcuni che conosco bene, altri solo di vista, ma così cari nel farti sentire uno di loro.
La discesa è lunga, ma dolce allo stesso tempo, tutto è alle spalle.
L’abbraccio finale con Giorgia e con Gianluca sancisce il nostro successo, la nostra gioia.
Adesso si torna a casa, senza gloria forse, ma con gli occhi pieni di immagini che continueranno ad accompagnarci, in attesa della prossima MR.

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