26 Settembre 2009 Cesano Maderno (MB)

 

CorrinCesano e... altre storie d’estate
di Marco Stracciari 

 

 

“…ma perché non vuoi più gareggiare?” “Non sono più motivato: mi piace correre, quello sempre, ma non mi interessa più la gara. Il pettorale, gli allenamenti mirati: solo al pensiero mi viene il vomito. Basta: corro per divertirmi e quello che viene, viene…”. Era un nuvoloso pomeriggio di inizio primavera quando Guido, mentre scorrazzavamo verso la Madonna delle Grazie, mi formulò questa domanda. E la risposta fu perentoria: basta gare!
Poi in una piovosa mattina di fine aprile mi si riaccese la luce: il “desmila” al parco come panacea del mio “mal di pettorale”. Strappai un onorevole 37’50 in progressione nemmeno troppo accentuata e fu l’arrivo in allegria più che il tempo a farmi fare una promessa con me stesso: ne corro un’altra.
Il venerdì successivo mi presentai ai nastri di partenza del diecimila organizzato dagli amici di Villasanta. Primo maggio, mattinata caldissima e a soli cinque giorni dal desmila sociale e senza un km in aggiunta partii per quella che diventò una cottura prolungata come poche ne ricordo.
Undicesimo posto finale, si, ma un tempo molto più alto del precedente e scherzato da Gerardo in quell’ultimo chilometro che faticherò a dimenticare.
Basta. E’ il segnale che non mi aspettavo ma che inevitabilmente era arrivato: con le competitive non c’entravo ormai più nulla.
Quel pensiero però mi fu amico, tornai a correre con spensieratezza e intanto, ogni martedì e giovedì, mi buttavo nel gruppo arrancando nelle ripetute brevi e nelle salite. A poco a poco, in sordina, senza dare nell’occhio. Mi ripresento a metà giugno con un pettorale nella vicina San Damiano, una gara di paese che “di paese” ha veramente poco. Keniani e marocchini la fanno da padroni ma, nonostante una forma ancora a dir poco approssimativa, chiudo buon 23esimo. Vacanza in Tunisia con le scarpette al seguito, vacanza in Egitto con le scarpette in valigia e ancora a sudare e sbuffare… e intanto la forma tornava e i chili in eccesso sparivano.
In Puglia la svolta. Grazie all’amico Franco cominciai ad inanellare giri di pista sempre più velocemente, ripresi con i lunghi e i collinari finché arrivò, in una calda serata di metà agosto, la vittoria ex-aequo proprio con Franco della garetta del paese. Niente di che, però per un ex competitivo uno sciroppino niente male.
Tornai, visita sportiva e la sentenza del medico: “borsite a parte, che va curata, lei con quel fisico lì ne terrà dietro ancora tanti.. dia retta a me: sono uno che se ne intende”.
Detto, fatto. Iscrizione a Castel Rozzone per il neonato diecimila, per altro più lungo di mezzo chilometro, e vittoria di categoria oltre che un onorevole ventesimo posto assoluto!
Poi, girando e girando per il Parco, la celestiale visione del manifesto dei 10.000 della Bareggia.
Con Gerardo, Claudio e Mario ci portiamo alle porte di Lissone per correre questo diecimila che diecimila non e’. Mancano circa 400 metri ma non importa. Si torna ad indossare un pettorale e il percorso velocissimo mi gasa oltremodo. Tempo strepitoso (33’ netti) e un settimo posto finale. Ma la sensazione più bella è il tanto pubblico che incita, la presenza di Sabrina che urla più di tutti al mio passaggio e una buona sensazione finale: niente spossatezza ma solo felicità.
E venne la Corrincesano. L’avevo già notata sui calendari delle riviste specializzate: è di sabato sera, è vicina a casa ed è, finalmente, un diecimila vero: senza tagli o appendici.
Con Gerardo e Matteo, quest’ultimo al rientro alle gare dopo un paio d’anni di oblio fisico, decidiamo che si può fare.
Percorso durissimo, curve ed ostacoli a non finire, ma un’ottima accoglienza e un’organizzazione degna di una grande manifestazione mi fanno decisamente alzare il pollice per questa gara.
Parto e mi colloco subito a 30-40 metri dal terzo gruppo, quello formato dagli outsiders: gente che comunque viaggia a 3’35-3’40 al km.
Non mi riesce di raggiungerli e non penso alla posizione di categoria o al tempo: al massimo cerco di stare in piedi decentemente su un tratto di sterrato quasi al buio, sui sassi che sbucano dal cemento nel centro del paese (pochi per la verità) e saltando qua e la su dossi e marciapiedi.
Non mi riesce di prenderli anche se al primo passaggio faccio registrare un buon 18’08” e un 43°  posto parziale che, con la gente che c’è, ci può stare benissimo.
Secondo giro e il gruppo che piano, piano si avvicina. Lo perdo tra le curve del centro storico; lo ritrovo nel vialone, l’unico, al 7° km. Riconosco la barba di Ruggiu, il codino di Manzoli e il capello brizzolato di Barbugian ma quel maledetto sterrato di fine gara mi impedisce di arrivare sotto e di giocarmela con loro. All’arrivo riesco a superare il solo Manzoli (grazie anche alla presenza di Sabrina che lo “distrae”) e a collocarmi comunque al 36° posto assoluto e ad un insperato terzo posto finale di categoria: se fossi stato più convinto…
Ma va benissimo lo stesso, anzi: col senno di poi chi l’avrebbe detto?
Torno a respirare l’aria della competitive ma basta con lunghissimi e maratone: ho trovato una dimensione nuova… la fatica è più intensa ma dura molto meno.
E ora sotto con la deejay ten, il diecimila di Monaco di Baviera e altro ancora.
Non saranno più storie d’estate, ma saranno comunque belle storie: da vivere e raccontare.
Alla prossima ammisciii!
 

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