1 Maggio 2010 Besana Brianzae (MB)



8^ Brianza Double Classic
Mezzo Pieno o Mezzo Vuoto?
di Marco Stracciari 



 

Il titolo dice tutto: é stato un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto quello “bevuto” alla mia quarta edizione della classica a coppie di Besana? E’ una domanda alla quale non riesco a dare una risposta.
Certo: se penso alla schiacciante vittoria di squadra alla quale anche il mio compagno d’avventura ed io abbiamo dato un ottimo contributo, non posso che uscirne a testa alta. Rimane però qualcosa che mi dice che forse si poteva fare meglio, anche se tutto sommato rimane la mia seconda migliore partecipazione a questa gara e la miglior classifica finale delle quattro. E’ il senno del poi? Forse… e quindi accontentiamoci.
Ero allenato e la conferma l’avevo avuta due settimane prima alla mezza di Cernusco: su quelle lunghe discese e quegli strappetti infami ero riuscito ad ottenere un buon risultato, soprattutto per il morale. A Besana invece ho avuto la sensazione di non essere riuscito a dare tutto anche se l’accorta condotta di gara dei primi chilometri, concordata con il mio compagno Giuseppe, ci ha permesso di percorrere gli ultimi chilometri più o meno come i primi o forse addirittura meglio.
Il percorso é maledettamente affascinante… ti provoca per i primi chilometri illudendoti di andare oltre ogni possibilità e poi ti castiga con 8 chilometri durissimi, di quelli che lasciano il segno e se non ce n’e’ più anche l’ultimo chilometro in discesa diventa un calvario.
Partiamo, Giuseppe ed io, con il pettorale n. 133 su 160 partenti. La lista é composta in base alla dichiarazione dei tempi attuali sulla mezza maratona e in base a questa teoria la nostra classifica finale dovrebbe attestarsi intorno alla 27° posizione. Ma questa é una gara, come detto, che se non é gestita a dovere ti castiga e, mentre il crono aumenta, di pari passo aumenta la stanchezza ed il rammarico di non essere andati come nelle previsioni.
Giuseppe non conosce benissimo il percorso e appena partiti mi accorgo che forse il nostro ritmo é superiore a quello concordato. Lo esorto più volte a non esagerare, consapevole del fatto che é indubbiamente molto più forte di me, anche se meno allenato sulle lunghe distanze. Lui però, a differenza di Cernusco, si sente “la gamba” mentre io sento la paura di quando arriveremo alla celeberrima salita della Canonica, primo vero test dopo il paio di strappi nei primissimi chilometri di gara. Ed infatti, dopo aver percorso una serie di mille decisamente sotto i 4’, ci troviamo davanti a quel muro d’asfalto. Le frequenze si riducono mentre i battiti cardiaci aumentano, ma aumentano anche i sorpassi di quelle coppie che, partite prima di noi, sono meno veloci di base o forse hanno solo sbagliato l’approccio con il percorso. Il crono ci da’ ragione e quel mille terribile fa segnare un confortante 4’34. Però lo pago: chiedo a Giuseppe di ridurre i ritmi in quel falsopiano che ti fa sembrare di correre diritto, ma che invece non e’ così e quel 4’23 in quel tratto la dice tutta su quanto avessi bisogno di un buon recupero per affrontare le ultime asperità al meglio. E in effetti è stato cosi… mi riprendo in quel di Tregasio dove il percorso da’ modo di respirare. C’e’ chi respira, e viene superato, e chi invece ci supera: é la coppia che vincerà a mani basse ed infatti la lasciamo andare senza curarci ovviamente di loro. L’ultima salita, quella più dura, di Casaglia l’affrontiamo con ormai le residue forze che una gara del genere ci lascia. L’affrontiamo bene anche se l’affanno ci porta a sbuffare ripetutamente e finalmente (?) sento sbuffare anche il mio compagno, che prima di quel momento dimostrava di avere un passo decisamente più vispo del mio. Scolliniamo e alla nostra sinistra il cartello del 17°: ne manca uno solo più i 250 metri di pista e in quel momento, grazie anche al percorso più congeniale alle mie caratteristiche, parto come lanciato da una catapulta verso l’arrivo. Avevo promesso al mio socio un finale a 3’30 ma baravo perché quest’ultima e dolce fatica la percorreremo con un passo inferiore ai 3’15. Tagliamo il traguardo in 1h12’42”,  con Sabrina, incontrata anche in precedenza subito dopo il cimitero, che immortala il nostro arrivo e subito cerco quell’angolino di prato che mi aveva ospitato qualche anno fa dopo aver chiuso 30” più’ tardi di oggi e decisamente più provato.
Facciamo i conti con le altre coppie dei Gamber se é il caso di festeggiare subito la vittoria di squadra o aspettare l’ufficialità. Quinti Valentini – Morelli con un tempo attorno all’1h09” e ventesimo il duo Bacis – Gessago. Questi ultimi ci precedono di soli 3 secondi, relegandoci al poco gradito ruolo di prima coppia non premiata. Alla vigilia avevo dichiarato che se ci avessero preceduto di poco, anche noi avremmo fatto un ottimo tempo. E’ stato più o meno così anche se non pensavo di dover lasciare proprio a loro la ventesima posizione. Poco male: oggi c’e’ tanta gloria per i Gamber: la coppa é alzata e risplende nel plumbeo cielo di Besana e facce allegre, le nostre, rendono solare questa giornata senza sole. Ma del sole, almeno noi della “Double”, ne abbiamo fatto volentieri a meno.
 

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