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10 Ottobre Ubiale (BG)
3^ Skyrace del Monte Ubione
Piccolo é bello |
Un piccolo paese ai bordi
della statale che, d’inverno, ci porta a sciare e d’estate a camminare sui
monti. Un piccolo monte che ci attende, piccolo ma con una grande croce
sopra. Croce da ammirare anche giù giù sulla statale e che, a dispetto di
una quota modesta, sembra così lontana da apparire irraggiungibile. Ieri
l’ho raggiunta, e di corsa.
Mi piaceva l’idea
di ricominciare la stagione lasciando la strada, che pur mi ha dato molte
soddisfazioni in questi ultimi due anni di gare; per affrontare sentieri,
mulattiere, pascoli; assaporare l’odore dell’erba appena tagliata e godere
di panorami e paesaggi da mozzare il fiato.. e correre, o camminare, sopra e
di fianco questi magnifici doni della natura. Senza l’assillo del cronometro
e senza preoccuparmi della classifica; tanto, in queste gare, si arriva e si
è contenti comunque.
Avevo cominciato
due settimane fa sul circuito del Bolettone denominato “Giroingiro” e mi era
piaciuto tantissimo, ma avevo bisogno di una controprova e quindi di un
percorso duro, difficile, nervoso e maggiormente tecnico.
Consultando il
calendario delle skyrace mi accorgo che a mezz’ora di strada da casa vi era
ciò che faceva per me. Terza edizione e quindi già collaudata, organizzata
per lo più da un gruppo podistico il cui webmaster è un caro amico, basse
quote ma partenza praticamente in pianura e “suegiù” ripidi e continui… e
allora perchè non provarci?
La propongo a
Claudio, anch’egli amante della montagna. Lui ci pensa quei 10 secondi e poi
conferma la sua presenza e alla 6.45 di domenica siamo già in auto direzione
Ubiale.
Appena arrivati ci
accorgiamo dell’operosa “spartanita’” tipica di quei luoghi: basta un campo
sportivo da destinare a parcheggio, le docce del campo sportivo, il bar del
campo sportivo per iscrizioni e ristoro, un gonfiabile, un cronometro; e
dopo un caffè consumato con un simpatico nuovo amico brianzolo e quattro
risate con Alessandro il via: senza sparo, ma con tre lettere appena
sussurrate… tanto siamo un centinaio e niente ressa alla partenza: cosa si
può chiedere di più?
Ciò nonostante il
gruppo di quelli “forti” è davvero ben rappresentato e a vedere quelli che
mediamente si sfidano e sfidano i monti pare difficile, ma per me non è una
sorpresa, distinguere i più forti da quelli “della domenica”.
E infatti la
partenza, che avviene su asfalto e in leggera discesa, non lascia dubbi: qui
di podisti “della domenica” non ce ne sono. Subito una sterzata a sinistra e
sono ripide scale nel bosco. Sarà così per un’ora abbondante: scalini,
ripidi sentieri, passaggi tra pittoreschi borghi che sembrano dimenticati e
poi giù per risalire e ancora scalini, ripidi sentieri, passaggi tra
pittoreschi borghi con l’aggiunta di qualche bel sentiero a mezza costa che
fa godere dei panorami sottostanti e quando credi di aver già raggiunto una
buona quota… sorpresa: giù di nuovo fino a valle per poi risalire su un
interminabile sentiero che ci porterà a vedere la croce anche se, come
giustamente disse Claudio al termine della fatica, “la croce io l’ho vista
molto prima”. E gente: escursionisti che diligentemente si mettono da parte
e fanno il tifo e gente, nei borghi e lassù ad aspettarci e a fare il tifo:
applausi per tutti e qualche urletto per i conosciutissimi atleti locali,
che oggi sono giustamente la stragrande maggioranza.
Con Claudio rimango
circa una mezzoretta poi, durante la seconda salita, lui cede leggermente
mentre io mi accorgo di avere un buon passo e forse esagero perchè prima,
molto prima della croce, non ne ho già più. Mi passano almeno una decina di
atleti in quei ripidissimi e brevi tornanti che ci portano in vetta. Si
scivola e cerco qualche ramo e qualche fusto (inteso come albero, ovvio) che
mi aiuti e mentre faccio tutto ciò come bufali inferociti questi sbuffano
chini sulle ginocchia e mi scartavetrano per benino ma… inizierà la discesa!
Arriviamo alla
croce tutti diligentemente in fila. Mi fermo giusto un attimo al ristoro e
prendo fiato sorseggiando una coca cola e poi giù a perdifiato calpestando
roccette che sbucano minacciose e taglienti da un sentiero dove i miei
lunghi piedi a fatica trovano entrambi un appoggio. Ma la voglia di scendere
è tanta e grazie ad una ragazza che ci fa da capofila formiamo un trenino di
quattro sbuffanti vagoni che si gettano a testa bassa verso l’arrivo, che
però è lontano almeno una ventina di minuti.
I quattro, grazie
anche ad un lungo rettilineo pianeggiante, rimangono prima tre e poi due: io
e il secondo del treno. Lui allunga, io riesco a restargli a tiro e quando
il ripido sentiero lascia spazio, per il restante chilometro e mezzo, ad un
altrettanto ripida strada compio il mio capolavoro. Prendo lui, un altro e
altri ancora recuperando almeno parzialmente le posizioni perse nell’ultimo
tratto di salita e mi catapulto al traguardo segnando un tempo leggermente
superiore all’ora e ventotto.
Alessandro, oggi
occasionalmente assunto al ruolo di “servizio scopa”, mi aveva predetto,
conoscendo le mie performance montane, un tempo attorno all’ora e trenta,
azzeccandoci quasi al minuto!
Duecento secondi
dopo arriva il nuovo amico conosciuto davanti al caffè (a proposito, grazie
e a buon rendere) e sette minuti dopo il mio arrivo ecco apparire Claudio,
solo soletto, che affronta gli ultimi metri sprintando e tagliando il
traguardo allunga il petto come ad una finale dei cento, scatenando le risa
dei presenti e attirando l’attenzione della fotografa che gli stampa una
serie di click.
E’ finita, bene e
forse un po’ presto, questa mia apparizione nel mondo sky (e ogni
riferimento a slogan propagandistici è puramente casuale). Sono a metà
classifica, battuto anche da un atleta del ’48, ma a differenza di quando
corro su strada la classifica è l’ultima delle mie preoccupazioni. So di
essere un intruso in questo mondo ed è per questo che mi sono divertito
anche soffrendo. La montagna è sofferenza, ma la montagna è vita: me lo ha
insegnato quell’atleta del ’48