10 Ottobre Ubiale (BG)

3^ Skyrace del Monte Ubione

Piccolo é bello
di Marco Stracciari 

Un piccolo paese ai bordi della statale che, d’inverno, ci porta a sciare e d’estate a camminare sui monti. Un piccolo monte che ci attende, piccolo ma con una grande croce sopra. Croce da ammirare  anche giù giù sulla statale e che, a dispetto di una quota modesta, sembra così lontana da apparire irraggiungibile. Ieri l’ho raggiunta, e di corsa.
Mi piaceva l’idea di ricominciare la stagione lasciando la strada, che pur mi ha dato molte soddisfazioni in questi ultimi due anni di gare; per affrontare sentieri, mulattiere, pascoli; assaporare l’odore dell’erba appena tagliata e godere di panorami e paesaggi da mozzare il fiato.. e correre, o camminare, sopra e di fianco questi magnifici doni della natura. Senza l’assillo del cronometro e senza preoccuparmi della classifica; tanto, in queste gare, si arriva e si è contenti comunque.
Avevo cominciato due settimane fa sul circuito del Bolettone denominato “Giroingiro” e mi era piaciuto tantissimo, ma avevo bisogno di una controprova e quindi di un percorso duro, difficile, nervoso e maggiormente tecnico.
Consultando il calendario delle skyrace mi accorgo che a mezz’ora di strada da casa vi era ciò che faceva per me. Terza edizione e quindi già collaudata, organizzata per lo più da un gruppo podistico il cui webmaster è un caro amico, basse quote ma partenza praticamente in pianura e “suegiù” ripidi e continui… e allora perchè non provarci?
La propongo a Claudio, anch’egli amante della montagna. Lui ci pensa quei 10 secondi e poi conferma la sua presenza e alla 6.45 di domenica siamo già in auto direzione Ubiale.
Appena arrivati ci accorgiamo dell’operosa “spartanita’” tipica di quei luoghi: basta un campo sportivo da destinare a parcheggio, le docce del campo sportivo, il bar del campo sportivo per iscrizioni e ristoro, un gonfiabile, un cronometro; e dopo un caffè consumato con un simpatico nuovo amico brianzolo e quattro risate con Alessandro il via: senza sparo, ma con tre lettere appena sussurrate… tanto siamo un centinaio e niente ressa alla partenza: cosa si può chiedere di più?
Ciò nonostante il gruppo di quelli “forti” è davvero ben rappresentato e a vedere quelli che mediamente si sfidano e sfidano i monti pare difficile, ma per me non è una sorpresa, distinguere i più forti da quelli “della domenica”.
E infatti la partenza, che avviene su asfalto e in leggera discesa, non lascia dubbi: qui di podisti “della domenica” non ce ne sono. Subito una sterzata a sinistra e sono ripide scale nel bosco. Sarà così per un’ora abbondante: scalini, ripidi sentieri, passaggi tra pittoreschi borghi che sembrano dimenticati e poi giù per risalire e ancora scalini, ripidi sentieri, passaggi tra pittoreschi borghi con l’aggiunta di qualche bel sentiero a mezza costa che fa godere dei panorami sottostanti e quando credi di aver già raggiunto una buona quota… sorpresa: giù di nuovo fino a valle per poi risalire su un interminabile sentiero che ci porterà a vedere la croce anche se, come giustamente disse Claudio al termine della fatica, “la croce io l’ho vista molto prima”. E gente: escursionisti che diligentemente si mettono da parte e fanno il tifo e gente, nei borghi e lassù ad aspettarci e a fare il tifo: applausi per tutti e qualche urletto per i conosciutissimi atleti locali, che oggi sono giustamente la stragrande maggioranza.
Con Claudio rimango circa una mezzoretta poi, durante la seconda salita, lui cede leggermente mentre io mi accorgo di avere un buon passo e forse esagero perchè prima, molto prima della croce, non ne ho già più. Mi passano almeno una decina di atleti in quei ripidissimi e brevi tornanti che ci portano in vetta. Si scivola e cerco qualche ramo e qualche fusto (inteso come albero, ovvio) che mi aiuti e mentre faccio tutto ciò come bufali inferociti questi sbuffano chini sulle ginocchia e mi scartavetrano per benino ma… inizierà la discesa!
Arriviamo alla croce tutti diligentemente in fila. Mi fermo giusto un attimo al ristoro e prendo fiato sorseggiando una coca cola e poi giù a perdifiato calpestando roccette che sbucano minacciose e taglienti da un sentiero dove i miei lunghi piedi a fatica trovano entrambi un appoggio. Ma la voglia di scendere è tanta e grazie ad una ragazza che ci fa da capofila formiamo un trenino di quattro sbuffanti vagoni che si gettano a testa bassa verso l’arrivo, che però è lontano almeno una ventina di minuti.
I quattro, grazie anche ad un lungo rettilineo pianeggiante, rimangono prima tre e poi due: io e il secondo del treno. Lui allunga, io riesco a restargli a tiro e quando il ripido sentiero lascia spazio, per il restante chilometro e mezzo, ad un altrettanto ripida strada compio il mio capolavoro. Prendo lui, un altro e altri ancora recuperando almeno parzialmente le posizioni perse nell’ultimo tratto di salita e mi catapulto al traguardo segnando un tempo leggermente superiore all’ora e ventotto.
Alessandro, oggi occasionalmente assunto al ruolo di “servizio scopa”, mi aveva predetto, conoscendo le mie performance montane, un tempo attorno all’ora e trenta, azzeccandoci quasi al minuto!
Duecento secondi dopo arriva il nuovo amico conosciuto davanti al caffè (a proposito, grazie e a buon rendere) e sette minuti dopo il mio arrivo ecco apparire Claudio, solo soletto, che affronta gli ultimi metri sprintando e tagliando il traguardo allunga il petto come ad una finale dei cento, scatenando le risa dei presenti e attirando l’attenzione della fotografa che gli stampa una serie di click.
E’ finita, bene e forse un po’ presto, questa mia apparizione nel mondo sky (e ogni riferimento a slogan propagandistici è puramente casuale). Sono a metà classifica, battuto anche da un atleta del ’48, ma a differenza di quando corro su strada la classifica è l’ultima delle mie preoccupazioni. So di essere un intruso in questo mondo ed è per questo che mi sono divertito anche soffrendo. La montagna è sofferenza, ma la montagna è vita: me lo ha insegnato quell’atleta del ’48

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