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18 Marzo 2010
Cernusco Lombardone (LC) |
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Ci tenevo ad esserci, tantissimo. E dopo un inverno
passato ad allenarmi ad orari impossibili, temperature impossibili e strade
impossibili, mi sentivo pronto per affrontare nuovamente, dopo tre anni e mezzo
dalla mia ultima apparizione, la "reginetta" delle distanze.
Ma un improvviso quanto doloroso inconveniente mi fa temere per la mia
partecipazione pochi giorni prima della gara. Un movimento strano del ginocchio
destro e un sinistro "clack!". E poi la solita trafila che conosciamo tutti:
arnica, voltaren e ghiaccio mi accompagnano fino a domenica.
Domenica che si presenta nella sua veste peggiore: cielo grigio e pioggia,
mentre il mio ginocchio ancora fa le bizze. La ragione suggerirebbe di starsene
a letto, gli amici suggeriscono ciò che mi sussurra la ragione; ma a volte ci
capita di ascoltare più il cuore... e mi metto in macchina.
Destinazione Cernusco Lombardone e quella maratonina che tanto mi piace per la
caratteristica tutta particolare del percorso e per il fatto che ci sono tutti,
ma proprio tutti; trasformando questa gara in una sorta di campionato brianzolo,
non ufficialmente riconosciuto, di mezza maratona.
Zoppico e mi fa male, anzi: mi brucia. Ancora gli amici che mi chiedono se ne
vale la pena ma ormai sono lì e un tentativo lo devo pur fare. Mi cambio, da
solo e sotto l'acqua e da solo comincio una sottospecie di riscaldamento e...
oplà: di colpo sparisce tutto!
Il mio stato d'animo nel giro di pochi secondi muta radicalmente. Raggiungo gli
altri e a Claudio suggerisco: "amico, oggi ci divertiamo!". Detto e fatto e allo
sparo, dopo aver "assaporato" odori di varia umanità sulla starting-line,
partiamo come se fossimo ad una gita parrocchiale. Ci sono davanti praticamente
tutti e oggi, che è oltretutto il nostro campionato sociale, il percorso e il
clima, tutt'altro che favorevole, suggeriscono una partenza in sordina.
Creiamo un "trenino" arancione molto suggestivo su ritmi tutt'altro che folli
anche se, in compagnia, i primi chilometri scorrono veloci e nonostante non ci
danniamo l'anima cominciano i recuperi. Prima Francesco, poi Adelio e Cecco..
insomma: prima o poi tutti sono "vittime" dell'orange train. Un treno composto
da me, che fungo da locomotiva, e da Claudio, Gerardo e Massimo: quattro pseudo
atleti dalle andature più o meno simili. Qualcuno rovina la cromia del treno
agganciandosi ma chiunque è bene accetto: nel non riconosciuto campionato
brianzolo di mezza sono molte più le persone a noi conosciute che le facce
nuove.
Al nono l'orange train recupera anche Luca, come al solito partito in tromba. Un
urlo: "tapascione!!" lo spaventa e si ferma. Lo aggancio e diventa anch'egli un
vagone. Ma un vagone che sbuffa e che tira rutti come se fosse alla sagra della
salamella. "Mi sembra di avere un tombino al posto dello stomaco", mi dice e per
poco la battuta non diventa preludio del mio ritiro. Soffoco la risata che mi
rimane a mezz'aria e non mi fa respirare e per un attimo, forse l'unico in tutti
i 21 chilometri, vado in affanno. Intanto gli altri del trenino si staccano
leggermente e per farli riagganciare comincio a rallentare e a zigzagare prima
della salita del decimo chilometro poi, girandomi, vedo che il vantaggio che ho
accumulato diventa importante e a quel punto inizia ufficialmente la mia gara.
Poco prima del passaggio al primo dei due giri vedo in lontananza la criniera
fluente di Giuseppe, prossimo mio compagno alla Double Classic, e se il suo
distacco è così risicato vuol dire che qualcosa non va. Ed infatti al termine
del giro, mentre lo raggiungo, lui si ritira. Mi spiegherà più tardi che
avvertiva un senso di nausea e gli girava la testa. Fisico o psicologico? Non
so, ma è capitato anche a me e in questi casi, come dico spesso, è meglio un
onorevole ritiro che un drammatico arrivo.
Taglio il "traguardo volante" e mi precipito, grazie alla strada che si fa
diritta e in leggera discesa, verso il dodicesimo, dove scambio quattro
chiacchiere con un podista che ha un buon passo e che mi confessa di essere lì
per la prima volta, come credo tanti oggi. Gli descrivo con dovizia di
particolari il percorso con tutto il fiato che ho di riserva, mentre lui ormai,
pur di seguirmi ed ascoltarmi, può solo annuire col capo. Lo lascio e prendo
Domenico, un forte atleta della Di.Po. Mi spiega che per colpa della nube
islandese invece di essere a Vienna per la maratona è qui con me in Brianza.
Ormai sicuro di una posizione "a premio" risponde negativamente ad una mia
richiesta di proseguire insieme. Lo lascio per "puntare" la prima donna: è
l'eterna Daniela Gilardi, che sfoggia una buonissima condizione. Me ne accorgo
da come alza i talloni e da come comanda un gruppetto che fa fatica a seguirla,
figurarsi a tirarla. La raggiungo al termine della salita della ferrovia e mi
metto davanti a lei cercando di tagliarle l'aria e la pioggia, che sono sempre
insistenti. Aumento leggermente l'andatura e lei mi segue per altri tre
chilometri ma oggi ne ho veramente tanto e aumento ancora. Lei non mi segue più
e non ne ha motivo: il suo primo posto è in ghiacciaia e sarebbe scellerato
cercare un crono che non aggiungerebbe nulla alla sua ottima prestazione.
Intanto supero atleti su atleti: solo nel secondo giro ne lascerò dietro una
ventina; e laggiù in fondo appare Dario. Improbabile solo l'idea di raggiungerlo
ma un diciannovesimo chilometro corso a 3'40, mentre tutti gli altri che sono lì
con me viaggiano ormai sopra i 4', mi avvicina in maniera inesorabile a lui e a
Stefano.
Lo raggiungo poco prima dell'ultima salita e gli chiedo una foto insieme al
traguardo. La risposta è: "vai pure, io non ne ho più'". E allora mi metto tra
lui e Stefano e prendo fiato per trovare energie in vista di uno sprint finale
che non farò. Anche Stefano è "alle corde" e lo supero di slancio al termine
della salita. Ancora due curve ed è finita.
Concludo a braccia alzate godendomi, da dietro, l'arrivo dello strepitoso Luigi
Ippolito che vincerà, come sempre, la sua categoria.
Vedo Giuseppe e mi appoggio, nemmeno tanto provato, alle transenne scambiando
due chiacchiere nel tentativo, riuscito, di veder arrivare i vagoni del mio
treno: Massimo, Luca, Gerardo e Claudio in ordine sparso arrivano quasi
contemporaneamente. Tutti felici e nemmeno provatissimi, a parte "il tombino"
nello stomaco di Luca che prosegue nell'emissione di gas tossici.
In sostanza ho mantenuto la promessa che avevo fatto a me stesso e a Claudio: mi
sono divertito, tantissimo, come poche altre volte. Talmente tanto che la
notizia del mio undicesimo posto di categoria, il primo dei non premiati, non
scalfisce assolutamente il mio morale, anzi: è motivo per una risata in più.
E il ginocchio? E il legamento? Non pervenuti... ma mentre scrivo ho le mani
sporche di Voltaren. Le ragioni del cuore hanno ancora una volta prevalso... e
per fortuna!
(Foto di Roberto Mandelli - Podisti.Net)
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