| Monza (MB) 19.06.2010
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Monza - Resegone di Antonio Calvanese
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La mia Monza Resegone comincia tanti mesi prima, è sempre così per un tapascione come me.
Bisogna prepararsi bene per non soffrire troppo, per arrivare dignitosamente e senza penalizzare i miei due soci. E questa preparazione ha tanti aspetti che forse molti conoscono e condividono e probabilmente molti altri non conoscono. Leggo poi che ci sono anche qui (siamo pur sempre in una porzione di vita vissuta...perchè stupirsi?) ci sono i furbetti. Peccato. Peccato per loro, perchè un’emozione così vale proprio la pena di viverla fino in fondo, senza alcun tipo di scorciatoia...ma ancora una volta: questa è la vita, in fondo.
Comunque, torno rapidamente alla mia Monza Resegone, che vivo così tanto in anticipo e che così tanto pesa e mi fa entrare in conflitto con la mia quotidianità. La famiglia, il lavoro, la sofferenza fisica. Tante volte questa pena è dura da sopportare, eppure, questa pena, che si compie nel suo tormento totale quando arrivo su alla Capanna...già mi manca, già vorrei ricominciare.
Ho parlato dei miei due soci, ma è più giusto chiamarli amici, quelli veri, che mettono il sacrificio personale prima di ogni cosa, per far prevalere lo spirito del gruppo.
E’ a loro che devo tutto, ed è con loro, solo con loro, che ha senso tutto questo.
La corsa ormai è stata raccontata mirabilmente da tanti altri partecipanti, a me premeva riflettere su cosa c’è dietro, in particolare per noi tapascioni che abbiamo come unico talento l’entusiasmo, quello sì da top performers.
E così ringrazio tutti, i volontari che ti accompagnano,ti coccolano quasi, fin su alla Capanna e poi ti aspettano ancora, lungo il sentiero del ritorno, per un ultimo, caldo buffetto con una bevanda e con parole di congratulazioni.
Ringrazio le persone per tutto il percorso che ti esaltano con i loro applausi, anche se corri come un vecchietto o magari cammini.
Ringrazio quei due matti che in bicicletta, uno fino a Erve, ci hanno assistito nella corsa, nella notte e nel freddo, nella pioggia e nella fatica
Ringrazio mia moglie, che non leggerà mai questa breve cronaca, perchè mi ha permesso con la sua pazienza di riprovarci.
E ringrazio Gianluca e Giorgia che ancora una volta hanno portato il nonno in montagna.
(Foto di Roberto Mandelli - Podisti.net)