Senago (MI) - 26 Giugno 2010

Running for… Senago 2010
di Marco Stracciari 

 

 

I Talloni d’Achille
Fa caldo, molto caldo. Ed é anche umido, molto umido… molto più che a Villasanta e Brugherio, dove si sono svolte le ultime due gare alle quali ho partecipato.
Eppure ci sono: un po’ per approfittare del mio buono stato di forma, un po’ perché sapevo della presenza di altri Gamber e un po’ perché so che i proventi di questa manifestazione andranno in opere di bene.
Con me c’e’ Sabrina, sempre in veste di fotografa (speriamo ancora per poco e non per la qualità del servizio) e appena giunti all’accogliente centro sportivo vediamo Matteo, Mario e Guido.
C’è poca gente, forse per l’orario, ma col caldo che fa più di 120 – 150 persone sicuramente non sono attese.
C’è anche Mario Villa, che sapevo di trovare e c’è “Johnny” Ripamonti, che invece credevo di non vedere, almeno lì.
Poi una sequela di concorrenti, a me, sconosciuti o semisconosciuti anche se, dai racconti di Matteo, in breve, riesco a sapere vita, miracoli e tempi di almeno una trentina di loro.
Con Guido e Mario, dopo varie chiacchiere, cominciamo una sottospecie di riscaldamento che ci porterà ad “esplorare” il giro di 3 km e oltre che percorreremo tre volte prima di entrare in pista e completare la nostra fatica. Pronti via e dopo due curve subito il cimitero del paese… e qui si sprecano le battute su quale giro ci porterà, invece che al traguardo, a far compagnia ad un caro estinto.
Il percorso è per alcuni tratti veloce e per altri tortuoso: attraversa il centro e la periferia. Una periferia tipica del nord milanese di vecchia data con il suo bel corollario di capannoni e varia “cementatura” sparsa qua e là e il centro, rimesso a nuovo, ma con una serie spaccagambe di curve e controcurve.
Si parte dalla pista di atletica e per trecento metri saranno quelle sei strisce rossastre a lanciarci verso il primo dei tre giri e, appena abbandonato l’impianto, subito la canicola ci avvolge. Da sotto il cemento che getta calore a piè sospinto e da sopra quell’aria pesante di fine giugno che non ti permette di respirare come vorresti, ma che in compenso ti bagna più di un getto d’acqua… calda!
Subito si formano i gruppetti: un primo gruppetto di superforti atleti che prende il largo, un altro gruppo di buoni atleti, il nostro, e dietro un folto schieramento di atleti non più giovanissimi ma molto agguerriti: presumibilmente il gruppo dal quale dovrò guardarmi per avere una buona posizione finale di classifica di categoria.
Ben presto l’andatura sostenuta mi fa rimanere in compagnia di un solo atleta, che mi seguirà per tutta la mia breve, ma intensa avventura. E’ un duatleta e mi confessa di aver percorso, al mattino, 60 km in bicicletta e di essere reduce da una gara di sette chilometri giusto due giorni fa. Un uomo di ferro, tanto per intenderci, che mi segue a 3’34 come se fosse una romantica passeggiata all’ombra di un faggeto.
La tattica che adotto, più o meno volutamente, è un po’ contraria al mio modo abituale di correre e parto forte in modo tale da staccare subito quel fastidioso e nutrito gruppo alle  mie spalle. E in men che non si dica fermo il cronometro su un onorevolissimo 18’ netto al cinquemila, con alle costole sempre il mio angelo custode che mi incita, mi sprona e mi sostiene, pur non dandomi un cambio che sia uno.
La cosa non mi da’ fastidio, anzi, e il passo cadenzato di entrambi mi aiuta nel ritmo che mi farà recuperare alcuni atleti partiti troppo forte. Davanti a me ora c’è Mario Villa, che si invola nel vincere la sua categoria. Lo vedo ed a ogni curva lo perdo, poi lo rivedo… ma mentre si fa sempre più vicino le mie gambe mi dicono che basta così!
Mancano ancora due chilometri e mezzo e finalmente Achille, questo è il nome del mio occasionale amico, mi fa vedere i suoi talloni che macinano metri su metri non temendo alcuna freccia su di essi.
Mario, a poco a poco, sembra allontanarsi sempre di più o forse è solo un effetto ottico, ma invece di occuparmi di lui mi giro più volte per vedere che fine  ha fatto l’agguerrito gruppetto alle mie spalle e la risposta alla mia domanda mi lascia un buon margine di tranquillità: diventano sempre più piccoli!
Comunico ad Achille il mio disagio e lui ricomincia ad incitarmi a non mollare, a stringere i denti che tanto è finita (dicono tutti così anche se manca una vita) e di non girarmi per non cadere nello sconforto. E invece mi giro e sono contento nel vedere che non sono l’unico in crisi, anzi si fanno ancora più lontani ma Achille non ci sta e mi sprona a non rallentare.
Confesso che se fossi stato da solo avrei amministrato maggiormente il vantaggio, ma lui non vuole sentire ragione e mi impone ancora un ritmo sostenuto. Arrivati nei pressi del traguardo, dove per altro è presente l’unica fettina di pubblico in un avvilente deserto (e non solo per la temperatura), un giovane atleta mi supera di slancio per finire, in circa 400 metri, addirittura davanti al Villa.
E mentre mi supera lo guardo in volto: è più fresco, ma soprattutto molto ma molto più giovane di me.. “vai ragazzo che è finita” gli sussurro e mentre Achille si rifà davanti, io vorrei godermi questi ultimi 400 metri di pista che mi separano dall’arrivo.
Ma ancora una volta ad Achille non sta bene: rallenta per starmi dietro e riprende con una sfilza di incitamenti e per non deluderlo mi tocca tirare, tirare e ancora tirare su quella striscia rossa che ci ha visti partire e che ora ci vede boccheggiare. Per un attimo penso che sarebbe una buona idea, in mancanza del chip, che qualche anima buona di organizzatore sollevasse di peso il gonfiabile del traguardo e lo portasse di corsa verso di me, in modo da alleviare per qualche metro le mie sofferenze, ma nessuno ci pensa e sul rettilineo finale Achille non infierisce sui poveri resti di chi Vi scrive lasciandomi arrivare davanti.
Sono letteralmente S-T-R-A-V-O-L-T-O! Il responso cronometrico finale dice 36’43 che con questo clima lo reputo di assoluto livello e di assoluta soddisfazione.
Ringrazio Achille e i  suoi talloni per avermi portato fin lì a forza di “dai.. forza.. su che manca poco” e mi “spiaggio” su quell’erba del campo mai come oggi comoda ed invitante, come e più che all’ultima edizione della Double Classic!
Finita? Assolutamente no… sono le 21.10 circa e per avere la conferma della mia posizione di classifica di categoria dovrò attendere le 22.45, dopo essere stato a lungo mangime per zanzare, che nel frattempo hanno pensato bene di trasformare le mie già dolenti gambe in una sorta di “Unisci i Puntini”: quel gioco della Settimana Enigmistica che si fa per ultimo, dopo aver finito o tentato di finire il più difficile dei Bartezzaghi.
D’altronde: le cose più belle sono quelle più sofferte no? No!!.. Portatemi davanti quel pirla che ce l’ha fatto credere: tanto ho Achille ironman che mi difende!

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