|
26 Settembre 2010
Albavilla (CO)
37° Giroingiro del Bollettone – |
“Camminata non competitiva sui sentieri del monte Bollettone”. Questo recitava, a grandi linee, il volantino di presentazione.
Non fa molta fatica Angelo a convincermi della bellezza di questa gara. Il luogo, la bella compagnia e un programma dopo-corsa da leccarsi i baffi mi inducono ad accendere la mia Clio verde, caricare i borsoni e trascinare Sabrina in questa nuova avventura.
Sabrina ha piu’ di un dubbio: il percorso non certo facile, il lotto dei concorrenti agguerrito ed abituato alla durezza di questo tipo di gare e la dicitura “camminata non competitiva” assolutamente da non prendere alla lettera.
La paura di arrivare fuori tempo massimo (il limite era fissato a ben tre ore!) ed il timore di arrivare ultima non la convincono piu’ di tanto. Io invece ero convintissimo e dopo i duri allenamenti in montagna di queste ultime settimane (fin troppo duri), non vedevo l’ora di testarmi su un percorso vero.
Giungiamo in forte anticipo al campeggio dell’Alpe Vicere’, splendida localita’ sopra Albavilla, e subito ci accorgiamo del clima che avvolge questa manifestazione. Come al solito, in questi luoghi e in queste gare, i concorrenti sono in formissima. Un campionario di “stambecchi” ben lontano dallo stereotipo del maratoneta tutto “marsupi” che Sabrina e’ abituata a vedere e a frequentare nelle sue ultramaratone. “Camminata non competitiva”, diceva il volantino … ma qui si fa sul serio e i cento ed oltre partecipanti sembrano prontissimi per la “camminata” che di camminata avra’ poco.
In attesa di Angelo, scambio quattro chiacchiere con gli amici Luca, Sergio e Roberto, quest’ultimo autore di un’impresa non da poco: lo Scaccabarozzi in poco piu’ di 7 ore con la febbre giusto una settimana prima!
E le dichiarazioni del pregara hanno sempre un nonsoche’ di comicita’ piu’ o meno involontaria: “vediamo come va…”; “la facciamo cosi’ per divertimento…”; “tanto arriviamo tutti…” eccetera eccetera ed in effetti, negli istanti che precedono il via, il clima e’ tutt’altro che da agonisti veri. Sara’ perche’ si conoscono un po’ tutti, sara’ che finalmente in una gara non c’e’ alcun tipo di premi in palio eccetto le solite tre targhe ai primi tre; ma l’atmosfera e’ certamente piu’ da tapasciata che da gara competitiva.
Siamo tutti talmente rilassati che la strana situazione coinvolge anche la pistola a salve dello starter: il colpo non parte ma… ormai tutti sono lanciati verso i primi tornanti in discesa.
Si parte a chiodo, come poche volte mi e’ capitato di fare ed infatti rimango imbottigliato nelle posizioni di retrovia, anche perche’ una partenza del genere in una gara che comunque fa segnare piu’ o meno 300 metri di dislivello per 12 chilometri di durata, proprio non me l’aspettavo.
Vedo comunque i primi per diversi minuti, anche perche’ dopo un tratto pianeggiante, il percorso diventa subito nervosissimo e in breve si arriva alla baita Patrizi, che ospitera’ il dopo nostro dopogara a base di ottima polenta e succulento brasato.
Sono con Roberto, che dichiarava alla partenza una partecipazione oltre l’ora. Bugie: in salita e’ un demonio e cerco di restargli alla ruota mentre parliamo di varia attualita’. Ma ad un certo punto mi si spegne momentaneamente la luce e le salite che, a dire il vero, non sono impossibili diventano per me di una difficolta’ notevole. Complice anche l’ultimo allenamento al San Genesio di venerdi’ (cosa che peraltro non rimpiango assolutamente di aver fatto) i polpacci mi diventano subito duri ma non demordo e se e’ vero che Roberto mi sfugge via, giungo al punto piu’ alto del percorso (San Pietro) ancora abbondantemente entro la ventesima posizione.
Ristoro, mi fermo e vengo superato da un paio di podisti, poi riparto ma… sotto il comodo sentiero in cresta fa capolino un panorama mozzafiato: e’ il lago di Como che sotto ai miei piedi sonnecchia facendosi cullare dal tiepido sole di una splendida giornata. Rallento e mi godo a piu’ riprese questo splendido paesaggio per poi farmi inghiottire dal meraviglioso sentiero dei Faggi: vegetazione lussureggiante e una stradina sterrata morbida, comoda e in leggera discesa. E li’, per me, inizia un’altra gara.
Comincio a mulinare le gambe come ai vecchi tempi e quelli che sembravano atleti irraggiungibili ora sono sagome sempre piu’ grandi e sempre piu’ vicine.
Ne prendo uno quasi subito, un altro e altri due diventano obiettivi da centrare.
Uno di questi due non e’ altri che Ilaria Bianchi, in forza all’Atletica Valle Brembana nonostante le sue origini siano del posto. Ilaria, messasi in luce durante i recenti campionati italiani di corsa in montagna e recente vincitrice dell’ultima edizione del “Jack Canali”, una volta raggiunta mi da’ cambi regolari e cosi’ in discesa la passo, mentre in salita mi detta i tempi.
Ora, raggiunti questi ultimi, formiamo un piccolo trenino che fa aumentare i ritmi e anche se ha ormai dominato la classifica femminile, Ilaria sta al gioco portandosi addirittura davanti nei tratti in salita. La Bocchetta di Lemna e’ cosi’ vinta e il passaggio alla Capanna Mara, tra un folto pubblico di escursionisti, ci da’ la carica per l’ultimo tratto in ripida discesa.
Un addetto al percorso ci conta ed, essendo l’ultimo dei tre, risulto per lui al sedicesimo posto assoluto. Gia’ mi va bene ma Ilaria ormai tira i remi in barca, l’altro compagno di fuga parte come un “rolling stone” giu’ giu’ verso il traguardo e io dietro. E’ avanti a me 4-5 secondi, non di piu’ ma di riprenderlo non se ne parla: viaggia troppo forte ma in un attimo recuperiamo un’altra posizione travolgendo un atleta che ormai non ne ha piu’.
Giungiamo a capofitto al traguardo staccati ancora di quei quattro-cinque secondi e il mio tempo finale fa registrare un ottimo 55.13 che mi fa occupare la casellina numero 14 in classifica provvisoria.
Sono contento: per la mia prestazione ma soprattutto perche’ Angelo aveva ragione. Bellissima gara, bellissimo percorso duro quanto basta ma non di piu’ e oltretutto la fortuna di aver corso sotto uno splendido sole.
A questo punto non ci resta che aspettare Sabrina e verificare se tutte le sue paure della vigilia erano piu’ o meno giustificate ma giusto il tempo di andare alla macchina e tornare che lei spunta dalla pineta. Si e’ fatta positivamente coinvolgere dal clima tutt’altro che da “non competitiva” al punto che, durante lo sprint finale, sbaglia completamente strada dirigendosi verso il parcheggio anziche’ verso il traguardo. Non nuova a questi “exploit” (100km del Passatore 2006 docet), purtroppo questa improvvisa deviazione le costa una posizione di classifica e qualche metro in piu’ da correre in salita.
Ma il tempo di 1h26 minuti e’ ben lontano dalle pessime e a questo punto inopportune previsioni della vigilia e considerato che il suo rientro alla corsa e’ datato di fresco, si e’ comportata in modo piu’ che egregio!
Ci cambiamo, raduniamo la truppa e poi via, nuovamente verso la Baita Patrizi, dove ad attenderci c’e’ un bel pentolone di polenta fumante, qualche bottiglione di vino, un brasato buono e tenero e la crostata della casa. Angelo, terminata la festa, estrae il jolly: una bottiglia di genepi’ da lui prodotto che mette l’accento ad una giornata stupenda!