22 Gennaio 2005 Giussano -MI-

CAMPIONATO BRIANZOLO
DI CORSA CAMPESTRE 2005

 

MEMORIE DI UNO
 STRADAIOLO PENTITO, OVVERO..

LE MIE PRIME CAMPESTRI – parte 1^ 

(parte prima)  (parte seconda)  
(parte terza)  (parte quarta)

(parte quinta)

 

di Marco Stracciari

 
 

Beh.. alla fine ci sono cascato! Un po’ per “riconoscenza”, un po’ per “lavarmi la coscienza” per quelle volte che avevo detto “si” e poi “no” per problemi superiori al mio volere e, massi’, diciamolo, un po’per quello spirito di appartenenza che tutti noi Gamber abbiamo nel nostro DNA podistico. Ho accettato… ho mangiato la mela, bevuto l’amaro calice.. insomma, ho “assaggiato” fango ed erba, pozze e sassi e alla fine eccomi qui a raccontare com’e’ andata (finora).

Movente di questo mio pentimento, e quindi galeotta, fu la mia decisione di partecipare all’edizione 2005 del Campionato Brianzolo di corsa campestre, un misto tra raduno di vecchi e nuovi amici e agonismo piu’ sfrenato, il tutto condito dai classici “tarallucci e vino” (assenti i primi, ben presente il secondo) che fanno amichevole anche la piu’ accanita delle sfide. 

1° REGOLA: ACCENDERE IL FUOCO 

Teatro della mio primo tradimento nei confronti della strada e’ stato il boschetto di Capriano di Briosco, nel nord nemmeno troppo estremo della Brianza, dove mi sono presentato tutt’altro che carico in compagnia degli amici Matteo e Claudio e di un paio di scarpe che tutti i pregi hanno tranne quello di tenere nel fango. Una sorta di gomme superslick un tempo usate in formula 1 montate su una cinquecento.. questo ero io in quel di Briosco e se ci aggiungiamo le motivazioni quasi completamente assenti, ecco il quadro del mio nemmeno troppo oscuro bioritmo di quel sabato. E infatti alla partenza sono dietro, molto dietro. Tutti partiti a razzo mentre io, con quel passo un po’ cosi’ da 4 al mille come se fosse una maratona, mi confondo nelle retrovie… e li’ rimango per molto tempo. “Sei 62°!” mi gridano i coniugi Parisi: bene, a meta’ gruppo ed esattamente nella stessa posizione di Torino 2004, con la differenza che a Torino eravamo in 2000 e qui in 120 e poi il ’62 non e’ il mio anno di nascita? E mentre Claudio si allontana per aggrapparsi di forza ad uno splendido 12° posto, vedo davanti a me gente che mai si sarebbero sognate di essere li’ e di vedermi li’, arrancare e posare per il nostro web-fotografo Roberto. E dopo il primo dei tre giri decido che e’ ora di fare una bella corsetta, giusto per sudare un po’ e giustificare il consumo di acqua e docciaschiuma e parto. I “Parisi’s” mi comunicano, al termine del secondo giro la mia nuova posizione: 48… e, con quelle gambette che il Solfrizzo si chiede come mai quei tempi mi automotivo e ne prendo.. e ne prendo… per arrivare a giocarmi la volata (addirittura vinta) per la 38esima posizione! Il tutto con le mie superslick, ma il sacro fuoco gia’ mi e’ entrato dentro e per la prossima…

2° REGOLA: AGIRE DI SORPRESA

…ci sono di nuovo. Laghetto di Giussano: un sole primaverile con tanto di vento (o tanto di quel vento) che spettinerebbe perfino i peli della schiena di Doublescimmia Cesare. Ma, come spesso ripeto, chi ha corso a Salsomaggiore tre anni fa o a Monteforte l’anno scorso non dovrebbe temere nessun tipo di avversita’.

 Sono stranamente carico, e ripeto stranamente perche’ come obiettivo di fine settimana non ho di certo una breve sull’erba ma una mezza in collina e domani sara’ di nuovo Monteforte, corsa al contrario e quindi ancora piu’ difficile (grazie eh?). Ma sono carico perche’, lasciate le superslick sull’affollatissimo balcone di casa mia (con colonie di formiche a farmi compagnia) mostro in tutto il suo splendore un paio di nuovissime Nike (e gia’ e’strano da parte mia, io … un Asicsiano convinto fino al midollo e oltre) con sei piu’ sei chiodi nientemeno del 12!

“Stracciari con le chiodate???” e furono brividi… (sara’ il vento?). C’e’ chi ride, chi cerca di darmi consigli sull’utilizzo come se si dovesse correre in chissa’ quale modo (provero’ il passo del giaguaro o… mimetizzarmi con dei rami secchi infilati nel bandana o… fingere una pseudo camporella appoggiandomi ad un muro ed abbracciando me stesso come faceva Ralph Malph nella sigla di Happy Days, boh!!); sta di fatto che, durante la ricognizione con i miei tre accompagnatori  Claudio, Matteo e “Diegoarmandomaradona” Giuseppe mi sollazzo all’idea di provare quelle fuoriserie da Cross.

E venne il momento: lo sparo e piu’ di 120 invasati che cercano la migliore posizione per infilarsi in quell’imbuto di sassi e terra che e’ una strettissima passerella naturale che ci portera’ di slancio a girovagare per 5 volte dentro un circuito che sembra disegnato da Mario Cotelli piu’ che da un podista (sano). Claudio e’ clamorosamente tra i primi 3 (lui sostiene tra i primi 6 ma non sa quello che dice e l’espressione della sua faccia, nell’immediato pregara, conferma la mia tesi) e anch’io, a differenza della mia prima esperienza, mi lascio trascinare da quell’andatura da comari in attesa dell’apertura del market il primo giorno dei saldi.

Iniziano i giri.. nessuno ha preso un alkaselzer da mandar giu’ per il mal di testa: 5 giri li’ e viene in automatico. Cerco di prevenirlo con un metodo che qualcuno definirebbe “Zen” ma che io, meno prosaicamente e in maniera piu’ terrena, definirei buon senso e mi accodo ad un trenino che mi accompagna per un giro e mezzo e poi, come una settimana prima (anche se i Parisi’s mi hanno lasciato nell’oblio) comincio a correre davvero e ne prendo.. anche qui come allora e mi gusto le mie fuoriserie col baffo che fanno una presa sulla terra e sull’erba che non avete idea (o meglio, voi l’avete, sono io che non l’avevo).

Finche’ all’ultimo giro assisto inerte e sbigottito al dramma umano del mio amico Claudio, ormai “sulle gambe” (o su quello che ne e’ rimasto) che senza ribattere alle mie sollecitazioni si lascia superare mestamente.. rallento un po’.. cerco di fargli coraggio (dai, osti, l’e’ l’ultim gir!!) ma.. niente.. non riceve. Spero che abbia un sussulto, che stia con me fino alla fine: sono disposto (e l’avevo dichiarato in precedenza) a concedergli la mia posizione di classifica qualora fossimo arrivati insieme ma viaggia troppo in sordina per la mia andatura in progressione e ne ho due li’, a portata di fuoriserie col baffo, le quali mi ordinano di pompare sangue e cercare di raggiungerli.

Alla salita finale, e mancano ancora un bel 500 metri, comincio lo scatto vero e proprio e li raggiungo e uno lo supero e all’altro mi affianco e… le mie fuoriserie dicono che e’ ora di basta: picchio un piede in una buca nel momento topico dello sprint (ma una bella colata di sano cemento no?) e il mio avversario, comunque meno provato, mi fa marameo e conclude un zic prima di me. Sono comunque 22esimo e dalle 16.30 di sabato 23.1.’05 posso parlare anch’io di campestri, per quel poco che finora ne so… alla prossima!

Ah, se vi imbattete in un signore armato di digitalcamera, con gli occhi azzurri, i baffetti e in generale simil-somigliante a Paul Newman (anche se ha 25 anni di meno) che vi chiede, mentre siete allo stremo delle forze, di cambiare traiettoria per venire meglio in foto ditegli di smetterla di millantare un oscuro dolorino al ginocchio e di mettersi un paio di chiodate e buttarsi nella mischia: quello che non ammazza… ingrassa!!

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