10° STRABEROT - Trucazzano (MI) 14 Settembre 2003
Il dolce suono dello sparo
Di Marco Stracciari
INTRO
Monza, 14 settembre: Michael Schumacher torna alla vittoria. E’ un’occasione importante per celebrare il ritorno di un campione la’, nella posizione che piu’ gli compete; insomma, il mondiale piloti sta tornando a casa.
Ma il 14 settembre, piu’ modestamente, segna il mio ritorno alle gare. Era da una uggiosa mattina di dicembre che non sentivo il dolce suono di uno sparo (di solito questo rumore evoca nefaste vicende…). Reggio Emilia, una maratona corsa con la schiena a pezzi, una gamba che cominciava a dare i primi segni di insofferenza e un crono senza infamia ne’ lode ma insomma: sotto lo striscione ci ero arrivato.
LA SOFFERENZA
Poi il calvario: una tremenda pubalgia che comincio’ a torturarmi il giovedi’ successivo a quella gara e poi cure, antinfiammatori, fisioterapia e riposo: tanto, troppo.
La pubalgia e’ una malattia subdola: chi non l’ha mai provata forse non si fa un’esatta idea di che cosa sia, ma chi l’ha provata sa che anche il piu’ semplice gesto (vestirsi, dormire, salire in macchina) sa che diventa doloroso, oltreche’ problematico.
Poi, come d’incanto, tutto sparisce e allora di nuovo sotto con le prime corsette e poi, piano piano, con tutto il training del bravo podista: pianino pianino.
LA GARA
Complice una domenica in totale solitudine; gli amici di sempre calavano su Parma per fare il solito saccheggio di premi, mi dirigo verso Trucazzano per la ormai tradizionale Straberot.
Certo, non e’ una maratona internazionale ma una gara di paese, niente keniani o marocchini a 3’ al mille ma solo qualche buon podista lombardo ma va benissimo cosi’: perche’ parte un po’ piu’ tardi, perche’ il percorso che si sviluppa attorno al canale Muzza e’ molto bello e pianeggiante e anche perche’, a fronte di una quota di partecipazione di soli 3 euro, il pacco gara finale fa davvero paura… e il paio con il ricchissimo ristoro finale.
Va bene lo sparo, ma mi impongo un bel lungo lento di 18 km e scelgo il cartellino giallo, quello che fa classifica. Non l’avessi mai detto ed ecco apparire due amici, Giampaolo e Umberto… anche loro trovano scuse su scuse per percorrere ad andatura dimessa lo stesso percorso. Ma io li conosco quei due e ci credo poco.
Accompagnati da un loro amico partiamo chiacchierando, anche se l’andatura e’ subito sostenuta. L’amico si mette davanti e tira, tira sempre di piu’: smettiamo di chiacchierare e ormai siamo vicini ai 4,10 – 4.15 al mille. Ristori volanti come in gara vera anche se i chilometri scivolano via come una saponetta bagnata poiche’ la giornata, stupenda con un sole bellissimo e un venticello di quelli che proprio ci voleva, e’ di quelle che non si puo’ non stare bene!
Ovviamente, dopo aver percorso altri chilometri attorno al 4’, chiedo ai miei soci se si offendono se li abbandono perche’ va bene l’entusiasmo e la giornata ma la forma e’ quella che e’. In questa iniziativa sono supportato da Giampaolo e gli altri decidono di rallentare giusto un qualcosina. Un ragazzo raccattato li’ per li’ ci segue e quindi formiamo un allegro gruppetto di 5 elementi, si torna a parlare, a ridere e a scherzare anche perche’ l’andatura piu’ sommessa lo permette. Ma ai 1500 finali (o poco piu’) si torna a fare sul serio e Umberto si mette a tirare il trenino. A poco a poco i vagoni si staccano e l’unico che rimane attaccato alla locomotiva e’ quello che tanto tempo aveva passato in carrozzeria durante le lunghe e noiose stagioni precedenti.
Taglio il traguardo in compagnia di Umberto dopo aver percorso, su stradine sterrate e dal fondo tutt’altro che regolare, un bel 18km e 3 in 1h16’ e quasi non ci credo… ma non doveva essere un lento?