LA CLASSIFICA          LE FOTO        La cronaca di MARCO STRACCIARI 

Monza Resegone 2003

di GioVilla.

Monza, 21 Giugno 2003

"La Premessa".

Porca ci tenevo, e sì ci tenevo proprio, e invece ….; ma non arriviamo subito in fondo alla storia, altrimenti se mi brucio il finale, poi chi la legge?

Contrariamente a quanto sostiene Marco quest’anno mi ero preparato, e secondo i miei canoni e le mie possibilità mi ero preparato bene per l’occasione, lunghi, salite, ripetute, scarico, ah che rabbia.

Tornado indietro un attimo, per tanto tempo, come per tanti brianzoli, parlando di questa corsa nostrana, mi avevano visto luccicare gl’occhi pieni di desiderio, l’idea di partecipare mi sembrava impossibile.

Poi nel .99 senza una vera preparazione mi ero buttato e con gli amici delle corsette nel Parco Marco e Fausto c’eravamo posti come unico traguardo arrivare, risultato 5.15’ in Capanna e una settimana prima di riuscire a schiacciare la frizione, senza piangere.

Nel .00 ci avevo riprovato, sempre gli stessi, stesse storie, stesse fatiche, stesso risultato 5.05’.

Il resto è storia dei nostri giorni, qualche magagna al fisico, qualcuno che dice di lasciar perdere, ma la voglia di riprovarci.

"La Squadra".

La formula della corsa, partecipazione a squadre, tre concorrenti, tutti devono arrivare, e il tempo è preso sull’ultimo, la rende unica e complessa.

Tutte le formazioni, dalla più forte, alla più scarsa, devono saper gestire le proprie forze con giusto equilibrio, pena i cedimento dell’anello debole del terzetto, con conseguenze disastrose per il cronometro.

Quest’aspetto fa si che per la composizione della squadra, tutti cerchino per tempo di aggregarsi a corridori di pari livello.

Cosi succede che già dalle campestri del Brianzolo, in tempi non sospetti, qualcuno ti chieda "Ma per la Resegone cosa fai?", ed è quello che è successo a me quando mi stavo cambiando vicino a Fausto.

Parte il gioco delle danze e si comincia con un "si, ma forse…, vedremo"; col tempo vengono fatte le prime ipotesi del trio, e nel tempo i nomi che entrano ed escono da gruppo sono scanditi da rinuncie, infortuni, passaggi a formazioni che ti danno maggiori garanzie di risultato. Cosi nei vari passaggi ti puoi trovare ora con Calcaterra, ora col tuo vicino di casa che gioca a bocce.

Ma alla fine di Maggio, volgi e stravolgi, con la rinuncia da parte di Fausto, viene confermata la versione definitiva: GioVilla, Marco Rivolta, Paolo Solfrizzi, gli equilibri non sono il massimo, ma si può fare se non si avanzano grosse pretese (viene accordato un tempo entro le 5 ore), unica cosa sicura è che io sono il più debole ed è li che si deve lavorare.

Se poi aggiungiamo che viene confermata anche una sponsorizzazione, che ancora oggi che scrivo non mi è noto come ci siamo procurati, sembriamo proprio una squadra vera, con tanto di divisa con scritta davanti e dietro.

"La corsa"

Il fascino di questa corsa, visto da fuori, lo scopri quando parli con la gente da Monza a Lecco, e noti l’enfasi con cui viene raccontata, il fatto che il tempo abbia saputo renderla mitica, il fatto che tutti abbiano un parente, un amico che ha compiuto "l’impresa".

Il fascino, di quando provi una volta a correrla, e ti accorgi che ci sono tanti che l’hanno già fatta 10,20,25 volte e pensi "ma questi sono pazzi", e l’anno successivo sei lì sotto l’Arengario ad aspettare che lo speaker ti chiami.

In fondo è una corsa di mer..., il percorso sempre dritto per 30 chilometri, al buio, in mezzo gas delle macchine, poco presidio agl’incroci e poi quel Pra di Ratt, ma non potrebbero spianarlo.

E poi sei lì in centro a Monza attorniato da amici come in un salotto, poi passi a Villasanta a stento tra due ali di folla festante, arrivi a Calozio ed Erve in piena notte e c’è ancora qualcuno che ti incita.

E cosa dire quando arrivi in Capanna Monza, e lo sforzo che ha accomunato tutti trasforma il gruppo in un'unica famiglia, per una notte.

"La cronaca"

Sono le nove meno un quarto, finalmente sono in Piazza Arengario, l’attesa mi stava innervosendo troppo, ora che sono qui si cominciano i preparativi, punzonatura, vestizione, pomata sulle gambe, pisciatina, quattro chiacchiere con gli amici e senza accorgerti è già il tuo turno di partenza.

Che sono nervoso, lo hanno capito tutti, d'altronde che cosa posso farci fa parte del mio modo d’essere e questa corsa la sento molto, solo negli ultimi momenti viene definito chi ci seguirà, Donatella (moglie di Paolo) con la macchina porta le borse e si ferma nei punti prestabiliti, Livio ed Ernesto ci seguono con la bici, il cugino di Marco con la moto (meglio del Giro d’Italia).

Partiamo, foto di rito, e giù in vasca con un bagno di folla, nonostante i segnali negativi delle ultime uscite, che mi avevano visto piantato al 6°km della "Quater pass..", e io avevo attribuito al "caldone", le gambe girano, non c’è nessun problema, anzi sono euforico.

Chiacchiero, sgambetto e saluto, senza problemi, Marco da subito richiama a un passo più moderato (e lo farà per tutto il tempo), mi sembra già di andare piano e sciolto, ma forse ha ragione, conoscendomi sa che posso proseguire cosi per 30 km e poi senza preavviso mi pianto come un mulo, meglio ascoltare, mi metto dietro buono.

Attraversare "La Santa" è uno spettacolo, mai vista tanta gente, quasi si fatica a passare, ma quest’anno la gente è tanta dappertutto.

Tempo e chilometri scorrono e al 10° passiamo in 53’, così sarà anche per il 20° e il 30°, più o meno, anzi più meno che più.

Paolo è allegro, mi spinge alla chiacchiere, così mi distraggo e aumento, Marco è sempre lì, tre passi indietro, un po’ musone, beviamo di tutto, come i cammelli, c’è sempre una bottiglia che gira.

Sorpassiamo, e veniamo sorpassati, così si prosegue in un continuo di saluti e incitamenti tra le varie squadre, piano piano passano Crotti, Gerado, Luca e tutti i Gamber sparpagliati in squadre "ufficiali" e non (certo se quest’anno i Gamber partecipavano tutti con proprie squadre il trofeo per il gruppo era nostro!), "Calcaterra, come fa il Cereda quando passa …..Uuuaammm…".

Lungo il percorso conosco anche chi ci fa da sponsor, ci sta seguendo con una Smart coi colori della nostra maglia, nella discesa verso Airuno troviamo le "ragazze" della squadra B, non stanno andando bene sorreggono una compagna avvolta in un asciugamano (alla fine saranno in ogni modo terze classificate).

Al 30° in 2.56’, per me va bene, proseguiamo tutto ok, il ponte sull’Adda, vialone di ritorno verso Calozio, ahi ahi cosa succede, il mio muro la stanchezza arriva tutta insieme con contorno di dolori, diminuisco ma proseguo, pila si, pila no, ancora si corricchia.

Alla prima rampa di scale va tutto a ranare, non si riesce più a ripartire, camminiamo, Marco è nervosissimo dice di sentirsi svenire la testa gli scoppia, maltratta il cugino per il rumore della moto, io ho la nausea e un mal di schiena esagerato, Paolo, molto paziente, non dice nulla incita ma si vede che è deluso, da qui in avanti parte il suo processo per la beatificazione, che ha il culmine in Bocchetta dove lo vedremo passare come Cristo con la croce sulle spalle, solo che la sua è una "BiCroce".

Si prosegue camminando ma non c’è il ritmo, siamo molli, basta un qualsiasi pretesto per la sosta, l’andatura è così lenta che Livio ci precede non la bici a mano.

Passiamo il controllo di Erve, 4.05’ che culo ancora 10 minuti e ci squalificano, sosta maglietta con calma, e via attraversiamo il ponte (dovete vedere che bella foto, bella ferma!) in salita sembriamo le galline quando scappano dal pollaio una destra l’altra a sinistra, Marco sembra si riprenda un po’ e va davanti io in compenso mi attacco a una pianta e tiro su l’anima, il mio stomaco sembra una lavatrice dopo la centrifuga, Paolo assiste silenzioso.

La Bocchetta finalmente, tutti sti sassi sono diventati insormontabili, al rifornimento lamentano non aver più nulla, ma ormai che importa, ancora qualche parolaccia e si arriva, tutti quelli che stanno gia scendendo sparano "manca poco, 10,20,5 minuti" mi innervosisce ormai sono abbruttito, quando incrociamo Pier,Giardini e Luca manco li guardo, borbotto e tiro dritto.

La dietro un chiarore, la Capanna, foto, siamo arrivati, un chiasso festoso ci accoglie alla luce fioca del rifugio, 5.48’43" sono una biscia, se penso che sognavo di abbattere la soglia delle 5 ore … e invece sono qui distrutto e incazzato, mi cambio, e con la scusa del mal di schiena, mi defilo dalla festa e mi vado a nascondere tra le brande del secondo piano.

Ci vorrà del tempo prima che passi, quando torno giù tra gl’altri la delusione si legge in faccia, incrocio il "Cit" sempre spietato, ma questa volta mi guarda e mi dice "Guarda che qui non arrivano in molti".

"La famiglia"

Quando Paolo mi aveva detto "ci segue mia moglie" avevo pensato "Bhoo vedremo", invece la scoperta, Donatella sa perfettamente cosa deve fare è un perfetto trainer.

Ma la cosa più bella è stata la sorpresa di ritrovare alla partenza la famiglia Solfrizzi al completo, quando lungo il percorso la macchina ci passava il piccolo sbucava dal finestrino, col tempo il sonno prevale e la macchina diventa un dormitorio, intanto Donatella non perde un colpo acqua, the, integratori, distribuisce ai ciclisti di supporto e noi scoliamo.

Nelle dolci pianure di Aicurzio compaiono le albicocche, sono di Paolo ma le mangiamo noi; Marco accusa mal di testa e subito compare una borraccia con l’Aulin, la beve Paolo ma non fa niente.

Poi traspare tra i pochi scambi tra moglie e marito la sintonia, così in un momento di sconforto di Paolo forse deluso dalla prestazione compromessa, l’incitamento è "ehi, guarda che brutta faccia, " e subito ritorna il sorriso.

"Gli accompagnatori"

Sinceramente anche se la cosa è molto importante, soprattutto con giornate calde come quelle che stiamo passando, con mi ero preoccupato molto di reclutare qualche amico che ci seguisse lungo il percorso.

Invece al momento della partenza mi ritrovo vicino Livio con la bici della figlia di Paolo, il cugino di Marco che ci seguirà in moto, ed Ernesto anch’esso in bici, ci seguiranno tutti, la cosa fa stare tranquilli,

Lungo il percorso oltre ad essere un valido supporto per la distribuzione di rifornimenti, diventano importanti per scortarci nel traffico.

Ernesto a Merate ci saluta, Livio invece ci seguirà sino ad Erve, su quella bici è un po’ ridicolo ma è di grande compagnia.

"L’Encomio"

A pochi minuti dalla partenza, incrociamo Minetti che ci dice aver perso uno dei sui compagni, è un vero peccato, questo significa compromettere tutto, ma lui ci dice essere determinato a partire ugualmente anche se questo non avrà nessun valore ai fini della classifica. La sua squadra parte poco dopo la nostra, bastano pochi chilometri e i due ci passano, poi ci faranno da battistrada per molto tempo, ma sulle prime rampe verso Erve anche il suo compagno finisce k.o. Minetti prosegue da solo e quando a perdere i colpi siamo noi, ci passa e lo ritroveremo al traguardo.

Un impresa che ha il sapore del passato, cose mitiche di antichi pionieri, o forse tornado coi piedi a terra voleva solo andare a prendere la sua borsa ?

GioVilla

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