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IL MIO AUGURIO: UN
SERENO NATALE. |
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Le porte della metropolitana si aprono e Sereno sale. Si guarda intorno, il posticino là nell’angolo in fondo alla carrozza è vuoto, oggi non deve accelerare il passo per arrivare prima di quella sguaiata culona che si siede, prende il posto per due e ti guarda minacciosa se fai tanto cosi di tentare di sederti. Quel posto è per la sua amica che sta arrivando con calma, tanto il bulldozer tiene il posto. E quando cominciano a parlare a voce alta come se ci fossero solo loro, il silenzio che le circonda ha un che di irreale, perché vorresti non sentire ma non puoi farne a meno, vorresti pensare ai casi tuoi ma come la trovi la concentrazione quando parole sconosciute ti rimbombano nel cervello, vorresti essere da un’altra parte e in quello Sereno ci riesce benissimo. Si cala il cappellino fino a coprire gli occhi, l’ombra della visiera sembra una paratia che lo isola dal mondo e la sua fantasia comincia a correre lontano. Ogni giorno, alla stessa ora, stessa carrozza, stessa scena: Sereno compie quel gesto che ormai è un rito, si abbassa la visiera ed il maleducato ciarlare diventa un lontano sottofondo, qualcosa che non può dargli fastidio perché lui è andato nei boschi che tanto gli piacciono. Li corre libero, la sua anima diventa leggera come il passo che calpesta foglie e sassolini, il sottofondo è un grande, assordante silenzio della natura che lo circonda. Qualche uccellino cinguetta allegro come se lo stesse salutando al suo passaggio, tra i rami il vento muove le foglie che ritmano il passo ed il respiro e Sereno sorride. Chi è davanti a lui lo conosce perché tutti i giorni, alla stessa ora, stessa carrozza, assiste a quel rito: vedono quell’uomo seduto in mezzo a tanti ma come se fosse in disparte, lo vedono abbassarsi la visiera del cappellino e dopo qualche secondo sorridere. Non sanno il perché, Sereno non lo conosce nessuno, nessuno l’ha mai sentito dire una parola, è una persona che tutti conoscono e che nessuno conosce. Ma oggi Sereno non si accorge che alla stessa ora, stessa carrozza è salito da solo. Si accomoda nel suo angolino preferito e gusta quella conquista felice ed incosciente. Sereno sente nelle orecchie le stesse sguaiate parole, si abbassa la visiera ed è già nei suoi boschi. Ma nessuno sa che Sereno è solo un sognatore, lui non corre, vorrebbe farlo ma non ha mai trovato il tempo e la voglia per cominciare. Sereno abita in uno di quei grandi quartieri dormitorio alla periferia della grande metropoli, case popolari, degrado, criminalità e valori umani talmente appiattiti che ormai ti riducono ad abitare vicino ad una famiglia per vent’anni ed a momenti non sai neanche come si chiamano. Buongiorno, buonasera, sorrisi di circostanza sull’ascensore. Ma per lui la corsa in mezzo ai boschi è l’evasione da tutto, quei boschi cosi lontanissimi dal suo mondo, dalla sua vita, un sogno che ogni giorno lo porta fino alle soglie della fabbrica, del lavoro sempre uguale, sempre lo stesso, senza felicità ne fantasia. “Sereno, perché hai abbassato la visiera? Non vedi che oggi ci sei solo tu?” Strano, pensa Sereno, non ci sono parole nel mio mondo alla mattina, perché gli uccellini oggi non cinguettano al mio passaggio? Chi è entrato nel mio sogno? “Sono io Sereno, sono davanti a te. Guardami”. Che bella voce pensa Sereno, calma, un’armonia di parole e suoni, ma perché dovrei alzare la testa? Quel mondo li fuori non mi piace, non mi appartiene, io resto qui nel mio bosco, ma tu chi sei? “Guardami Sereno”. Una luce azzurra circonda i piedi di Sereno, una luce che nel suo sogno è là in alto, sopra le foglie, dopo la cima degli alberi. Non può essere cosi in basso, il mio sogno non può ribaltarsi. “Guardami Sereno”. La mano destra di Sereno lentamente esce dalla tasca del giaccone imbottito, dopodomani è Natale, fa freddo, ed arriva alla visiera del cappellino. Si ferma, tentenna, questa non è la mia solita vita, non sono ancora arrivato alla mia fermata. Piano piano la visiera si alza e Sereno si accorge che la luce azzurra è ovunque, il vagone della metropolitana con quel colore è bellissimo. Ed è bellissimo ciò che vede. Seduta davanti a lui, le mani incrociate sul grembo, sorridente. Ma chi sei, sei vera? Sei un angelo? E dove sono gli altri? Ma Sereno pensa solamente, non riesce a dirle queste parole. Lui non parla mai, soprattutto la mattina. “Perché non riesci a parlare neanche con me? Sereno io lo so cosa stai pensando, io ti sento lo stesso, perché io sono te, sono il tuo sogno. Vedi, oggi non c’è nessuno, siamo solo io e te, non hai bisogno di sognare dentro di te, io sono qui e ti sto aspettando.” Sereno sorride, lui nel suo sogno sorride sempre, ma questa volta lo sta facendo al di fuori della sua mente, e gli piace questa novità, la sua anima è sempre leggera, oggi tanto leggera che è li, davanti a lui. “Guarda Sereno, guarda i tuoi piedi, che belle scarpe nuove ti ho regalato. Sono scarpe da corsa, non le vuoi provare?” Non ci crede, alza un piede, alza anche l’altro e le vede, nuove, belle, colorate e sono morbide come pantofole. Ma io non so correre, pensa Sereno, non l’ho mai fatto e se questo non è un sogno… “Certo che è un sogno, Sereno, è il tuo solito sogno, ma oggi lo viviamo insieme, tu ed io. Siamo arrivati, la prossima fermata è la nostra, vuoi viverlo per davvero?” Sereno si alza, con calma si toglie il giaccone, lo appoggia sul sedile. Ed il cappellino vola via, lo lancia in alto con allegria. Sereno non sorride più, adesso ride. Ed è felice, più felice di ogni mattina vissuta finora. Si avvicina alla porta della metropolitana ed allunga una mano accanto a se. Spera che il suo sogno faccia lo stesso. La fermata, la porta si apre, Sereno mano nella mano al suo sogno fa un passo in avanti e gli uccellini cominciano a cinguettare, il vento muove le foglie e…… Sereno comincia a correre nel suo bosco. |