Olimpiadi 2008 OLIMPICHEMOZIONI - di Davide Orrera |
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Scrivo sempre su queste pagine quando il mio cuore si gonfia di sensazioni talmente intense che non posso tenerle solo per me; allora devo svuotarlo, condividendo ciò che provo con chi nutre le mie stesse passioni. Amo lo sport in ogni sua forma, più di qualsiasi altra cosa (sia chiaro parlo di cose, non di persone), ed è per questo che ogni Olimpiade mi lascia dentro un segno, va oltre l’evento, mi sembra quasi di percepire ciò che provano gli atleti presenti a prescindere dall’esito delle gare, l’emozione di aver raggiunto il massimo traguardo partecipando alla rassegna Olimpica, il sogno che si insegue fin da piccoli e che, finalmente, diventa realtà.
Non descriverò le prestazioni dei protagonisti, mi limiterò a riportare le emozioni che queste hanno lasciato dentro di me. Vorrei partire parlando del Popolo Cinese: ho sentito dire di una gentilezza e disponibilità quasi imbarazzanti, li ho visti applaudire le imprese di atleti stranieri con lo stesso entusiasmo col quale gioivano per i loro; scindo quindi la considerazione che ho di questa gente da quella di chi li comanda. Non farlo sarebbe come se all’estero tutti considerassero noi italiani gente non seria solo perché da venti anni siamo governati da cabarettisti (eufemismo). Mi fa piacere aver visto che poi, al di là di tutti i sospetti, gli atleti cinesi abbiano vinto così tanto. Chissà il loro regime a cosa li avrebbe sottoposti in caso di un fiasco, mi veniva da pensare.
Mi sono preoccupato, in questo senso, dopo aver visto Liu Xiang infortunarsi; aveva addosso una pressione esagerata, magari l’ha “rotto” qualche allenatore di Stato, ho temuto per lui. Mi ha rasserenato il fatto di aver visto che rappresenta ancora una macchina da soldi per il Partito e per gli sponsor, tanto che uno di questi ha usato la sua vicenda come soggetto per uno spot. Mi ha entusiasmato il nostro alfiere Antonio Rossi che sventolava il Tricolore con la gioia e la semplicità di un bambino che allo stadio mostra i colori della squadra del cuore; ha disputato poi, con dignità, la sua quarta gara olimpica. Bravo Antonio, un monumento, anche per la sua bellezza. E cominciamo con la categoria Alieni: Il primo in ordine di apparizione e’ l’uomo-squalo Michael Phelps .
Ho sempre sentito raccontare le gesta di Mark Spitz, dei suoi sette ori a Monaco, ma ora sono io che ho visto, che mi sono esaltato e soprattutto posso raccontarlo. Mi ha colpito poi la semplicità delle sue dichiarazioni: ha detto di non voler più vedere una piscina per un po’ di tempo, come uno di noi tapascioni che, dopo aver sottratto tempo alla famiglia e magari al sonno per preparare questa o quella gara, dopo aver raggiunto il suo obiettivo per un po’ ha la nausea di medi e ripetute, al massimo corricchia per non ingrassare. Il secondo naturalmente è lui: Usain Bolt, un uragano che ha esaltato tecnici e profani per la pulizia del suo gesto e l’entità della sua performance. Lui è figlio di una terra, la Giamaica, nella quale la corsa di velocità sta come il Brasile al calcio: non è solo disciplina sportiva, ma anche cultura, gioia di vivere. E lui ha trascinato tutto il pubblico del pianeta col suo reggae a 47,5 km/h annichilendo avversari e cronometro e contagiando tutti con la sua allegria. Immenso.
L'"aliena" per eccellenza è Yelena Isinbayeva; quella che, a dispetto di attrici, veline, letterine ecc., considero la mia personale icona sexy, di collezionare primati mondiali e titoli ne fa routine, come un impiegato che timbra il cartellino, ma ogni volta che lo fa "tira dentro", grazie all'entusiasmo ed all'appeal che il suo fascino emana. C'é chi la critica per il fatto di centellinare per poi capitalizzare le sue prestazioni come fece a suo tempo Bubka. Non condivido queste critiche: Yelena è una fuoriclasse ed in quanto tale fa l'imprenditrice di se stessa, avendo nel talento il proprio capitale; che male c'è a farlo fruttare il più possibile, aiutata anche dal fatto che nella sua specialità si può calibrare l'entità della prestazione? Sono altri i mali dello sport, io al posto suo farei ugualmente.
Parlando dei nostri atleti inizierei con Valentina Vezzali: tre ori individuali su quattro partecipazioni olimpiche più le medaglie a squadre, mamma, moglie, atleta, insomma una vera eroina che fa tutte queste cose con una semplicità disarmante, la vedi in tv come se fosse Alice nel Paese delle meraviglie, quando poi trovi "mezze tacche" che si atteggiano a primedonne. L'ho vista in una trasmissione quasi in soggezione davanti a Moratti chiedendole di essere ospite ad una partita dell'Inter di cui è tifosa (grande!!), mi veniva voglia di abbracciarla come la sorella che non ho.
A proposito di scherma, come non parlare del nostro "velino" Aldo Montano? La sua controprestazione, attenuata dal bronzo a squadre, non va banalizzata. Certo, il talento da solo non basta per confermarsi ai massimi livelli, ci vuole applicazione ed oggettivamente questa è venuta un po’ meno, Aldo stesso ne sarà consapevole, ma lui è maggiorenne e vaccinato ed avrà valutato a suo tempo le conseguenze delle proprie scelte. Potrà ancora affermarsi a Londra, se lo vorrà, ma dovrà fare vita da atleta e non farsi sedurre dalle sirene mediatiche. Se poi deciderà in altro modo sarà affar suo, noi siamo liberi di condividere o meno la sua scelta (personalmente io no), ma non abbiamo nessun diritto di giudicare.
Una grandissima emozione, amplificata dal fatto che arriva da una disciplina "della nostra famiglia", me l'ha data Alex Schwazer. Lui sfata il cliché dell'Altoatesino-musone, quello che commenta l'Inno di Mameli dicendo "Io no konosce kvest kanzone". Ha pianto di rabbia l'anno scorso ai mondiali, di gioia qua a Pechino, ha salutato la sua amata Carolina, si è commosso ed ha commosso. Nelle interviste poi, anche lui, umile nella sua gioia, sembrava un bimbo a Gardaland. Ed ora la Fede Pellegrini. Dopo il tonfo nei 400, nei 200 ha fatto l'extraterrestre realizzando 2 volte il record mondiale e vincendo la medaglia d'oro. Massimo rispetto per la sua impresa, tuttavia il personaggio non mi entusiasma, condisce ogni suo successo con una vena polemica, come se ogni vittoria non fosse mai "dedicata a" ma "alla faccia di".
E poi io nel nuoto "tengo" per Alessia Filippi, la Pupona romana e romanista. Che gioia vederle l'argento al collo e che simpatia sentirla commentare la sua gara "en romanesco" con tanto di dedica "ar capitano" Totti. E Sefi Idem? Sette Olimpiadi, 41 anni, un altro argento qui a Pechino che porta a 5 il suo bottino di medaglie, e poi i 2 figli... ma allora i supereroi esistono! Il Dream Team, poi, guardavo le partite divertito come un bambino al circo, e che finale con la Spagna! Infine menzionerei l'ultima (in ordine di tempo) medaglia azzurra che è quella del "gigante buono" Roberto Cammarelle. Era in finale con un cinese, ho pensato che per vincere l'oro, visto che c'era una giuria, avrebbe solo dovuto stenderlo: detto e fatto, che grande! E che bello sentirgli dire che vuol restare dilettante perché, a detta sua, il mondo dei pro non gli appartiene.
Mi ha fatto capire che c'è ancora gente che non vende i propri valori, ma preferisce goderne appieno i frutti che essi portano, anche con un po’ di gloria e soldi in meno. Vorrei poi dire grazie a tutti gli atleti azzurri vincitori di medaglie che adesso non ricordo, ci hanno emozionato ed hanno fatto inorgoglire i nostri vertici sportivi, che poi sistematicamente fanno sì che tante discipline spariscano nell'anonimato per altri quattro anni. So che questo è un luogo comune, ma sono 50 anni che in Italia nello sport campiamo sui fenomeni, molti dei quali per affermarsi devono metterci del loro per sopperire a strutture inesistenti o, nel migliore dei casi, insufficienti.
Poi, quando questi vincono: “Alè!”, tutti sul carro del vincitore, dirigenti, politici e mammasantissima vari che fino al giorno prima erano uccel di bosco. Parliamoci chiaro, in Italia la cultura dello sport, fatta eccezione per il Dio Pallone, è a un punto morto. Non ci sono delle linee guida di diffusione, è già stato detto e stradetto, ma la strada giusta sarebbe quella di andare nelle scuole avvalendosi della consulenza delle società sportive, in tutte le nazioni considerate "potenze dello sport" (alle quali noi impropriamente ci accostiamo) funziona così. Visto però il clima che si respira al momento nella Pubblica Istruzione, penso che ora più che mai questa cosa sia lungi a venire. See you in London 2012. |
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