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18.01.2005
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La giornata è uggiosa, non piove, non c’è nebbia, ma t’invoglia a non fare nulla, se a questo sommiamo che la nottata è passata insonne, asciugando un inarrestabile naso gocciolante, preso da brividi di freddo e una morsa stretta alle tempie. Unica soluzione aspirina, acqua e letto.
Ma dopo una mattinata da “malato”, la noia è mortale, ma la posizione non permette molto, poi un idea: sviluppare uno spunto avuto nella notte. Ed ecco qui, portatile sulla pancia come una bool di acqua calda, illuminato in volto dallo schermo, nella camera buia.
Il periodo a cavallo d’anno porta a momenti di riflessione, cosa si è fatto, cosa si potrà fare.
Sulle campestri, stendiamo un velo pietoso, sabato a Briosco, che freddo! che nebbia! e forse proprio questa nebbia mi ha nascosto, quando trotterellando ho chiuso il percorso in 30’35”, dietro di me il nulla.(no anzi le avanguardie della categoria successiva).
Il 2004, tutto sommato per le corse con andato male, la ripresa è iniziata con la mezza a Cernusco, da li in avanti una serie di non competitive e 21 col pettorale che mi ha portato a Cannara (terra Umbra) con un dignitoso 1.39.
Visto che unico appuntamento fissato sul calendario era Reggio in Dicembre, mi sono tolto il gusto di partecipare a una serie di tapasciate considerate “classiche” : Giro del Lago,Terremotata, Inverigo-Ghisallo e molte altre che per le strade della Brianza e la Bergamasca, hanno una sola caratteristica : il saliscendi, che tempra fiato e gambe.
Le cose hanno cominciato a funzionare, lievi i problemi, così anche il periodo estivo è trascorso libero da impegni (..no Resegone?..no party!) macinando dei bei chilometri.
Quando le cose girano, ci si gasa, e mi sono esaltato a tal punto che per l’autunno mi sentivo già pronto per un primo confronto, la scelta è caduta su Carpi, già, ma come si corre una maratona? Non dimentichiamo che sono ancora un novello della distanza, l’ultima corsa risaliva a Salsomaggiore nel 2003.
Come al solito in questi casi, si cerca aiuto nei compagni più esperti, sperando in una corsa dove lui ti possa fare da riferimento, ma questo già l’ho capito, basta un pettorale e un colpo di pistola, e ognuno per la sua strada : con un andatura troppo forte – resti sul percorso, troppo piano – non arrivi più.
Poi : “ Idea !!?!!, i palloncini !! “, si i pacemaker solitamente messi a disposizione della organizzazione di manifestazioni importanti, e la Maratona D’Italia è una di queste. Quindi carta è penna, tempi, chilometri, tabelle di ogni tipo e dopo breve i calcoli mi proiettano su un tempo possibile di 3.30, sarebbe un miraggio, ma è possibile!
Mi convinco da solo, la decisione è presa, proviamo anche questa! In sede divulgo la notizia, per tutti in volto la stessa espressione : “???, Auguri!”.
Ed eccomi di buon ora a Maranello, accompagnato da Paolo e Livio (meglio di cosi!), le premesse del meteonon sono le migliori: freddo e al bordo strada qualcosa di bianco che ricorda la neve. Poi, poco prima della partenza esce un tiepido sole che fa cambiare a tutti l’umore, partiamo : “..piano! Piano! 5.40 primo Km, Troppo piano!”, poi sarà la strada che scende, sarà che con Paolo si parla tanto, il ritmo sale sino a 4.30 , “Troppo!”. E i palloncini? Ah, eccoli la in fondo. Anche questa esperienza diventa patrimonio del Villa maratoneta, registrata e documentata. Quindi, prima si devono trovare, poi si devono prendere, in fine se anche loro sono in ritardo sulla tabella di marcia, gli devi stare dietro.
Morale per uno che parte dal fondo come me, si tratta di recuperare subito una bella maniciata di minuti, ed eccomi dietro ad un ”Pellerossa-pennuto” con palloncino verde svolazzante, che mi sbatte sulla faccia.
Siamo già al 14° e con me un nugolo di persone, ingolfato in un fazzoletto, sfrutta “l’effetto scia”; Paolo più scafato non c’è, non mi ha seguito in questa idea da novizio, e piano piano si fa sfilare.
Tutto prosegue come previsto, anzi sono leggermente in anticipo per il “real time”, passata Modena, passati altri paesi, i cavalcavia,il 26°,30° “tutto bene!”, 32°…un po’ stanchino! 35°..si fermano le gambe; Tattica B, mollo i palloni, amministro, e viene comunque un buon tempo. Si fermano le gambe! cammino, riparto, cammino, riparto, sono recuperato da una popolazione stanca come me, ma che ancora corre, al 40° nonostante il tifo di Livio, che mi è venuto incontro, vengo ripreso da Paolo. 3.51.10, il palloncino non paga!
E il Villa cosa fa, a Reggio stesso copione, parte un po’ più piano, ma insegue i palloncini, unica diversità il percorso sale e scende e la gambe non girano da subito. Di nuovo mi trovo alla mezza in netto anticipo sulle previsioni, davanti ai miei compagni e al Gianni Nazionale. Unica eccezione della giornata Paolo, che la classifica, mi certifica presente, ma non vedrò né prima, né durante, né dopo. Chiuderà con tempone. Così sono al 27° dietro a un “Pellerossa-pennuto” col palloncino giallo, la faccia è diversa, ma il nugolo di persone nel fazzoletto è lo stesso. Bastano pochi chilometri qualche salitina e il passo non è più lo stesso, il palloncino si allontana, comincio a rivedere volti stanchi che avevo lasciato prima.
Al ristoro del 38° arraffo tutto quanto è a portata di mano, ormai i gesti sono dettati da istinti ancestrali, l’apice è raggiunto quando Morandi e Mario mi passano al culmine del cavalcavia, piantato ci vorrà un chilometro per ripartire, (nel frattempo il cronometro gira) lo striscione dello stadio,1.53.35. La tecnica del palloncino, va un po’ elaborata! Comunque, la mancata prestazione non mi mette di malumore e Reggio, le sue terre, la sua gente mi affascinano e mi fanno pensare che, potendo, diventerà una meta classica nel mio calendario.
Riguardo il 3.30 possibile! Si proveranno altre tecniche. Io non mollo!