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Monza- 21 Novembre 2007

 

NON FARO’ TILT.
di Massimo Bertarelli 






 

 

La giornata è andata così così, nella testa rimbalzano come palline da flipper pensieri diversi, tutti vogliono entrare in quella buca che si chiama “sogni”, ma da un po’ i respingenti sono diventati più grossi, più potenti, e quei sogni respinti girano e girano, sempre più forte, ma non deve uscire la scritta “tilt”, questa partita si deve concludere bene lo stesso. E fuori piove, è tanto che non succedeva, è tanto che l’aspettavo ed ho una cura infallibile per fermare quel vortice mentale, almeno per un’ora.

Mi cambio tranquillamente, scelgo con cura i pantaloni lunghi, le calze, l’intimo e la maglietta, è inevitabile, quasi automatico ritrovarmi vestito di nero, anche i guanti ed il cappellino sono neri, ma la casacchina gialla catarifrangente è sopra a tutto, è un colore vivo, allegro, è quello che si vede di più, è quello che comunque mi rappresenta di più.

Fa freddo, è qualche giorno che la temperatura è cambiata ed è buio, tanto buio. Non l’avevo ancora fatto, ma da stamattina quell’idea mi frullava per la testa e quando esco tra gli occhiali e la visiera del cappellino indosso per la prima volta la mia lampadina frontale.

Mi sto preparando per una corsa importante, ci siamo quasi, normalmente si sente dire in questi casi “quanti sacrifici, quanto impegno….”. Io non sono in quella condizione, ho fatto tanto in questi mesi ma senza ansia, con calma ed in compagnia, divertendomi molto e coltivando nuove e belle amicizie, vedendo giorno dopo giorno progredire la forma fisica e le buone sensazioni, provando solo quel sottile piacere di sentirti ogni giorno un pochino meglio.

Ed anche se sto andando a correre in un posto che conosco a memoria sarebbe stupido rischiare, basterebbe una semplice storta o inciampare in ramo appena caduto e mi ritroverei a rimpiangere qualcosa. E’ già capitato quest’anno, non deve più succedere, almeno non adesso.

Bastano pochi minuti di corsa tranquilla per varcare la soglia di un cancello e ritrovarmi di colpo nel mio paradiso. Il rumore, le macchine, il ritmo frenetico del mondo rimangono fuori, per loro quel cancello è una barriera invalicabile ed io mi ritrovo completamente da solo in un enorme giardino. Ha la forma circolare, la sottile striscia che corre tra i prati è formata da terra pressata ricoperta da una minuscola ghiaietta che scrocchia leggermente sotto le mie suole: è l’unico rumore che mi accompagna. Nel primo tratto il percorso è illuminato dai lampioni della caotica strada che corre parallela al di là del muro, ma è un pezzettino, la mia stradina gira verso destra, s’infila dentro un boschetto, il buio si fa fitto ed accendo la lampadina. Piove forte, le gocce rimbalzano sulla casacchina, armeggio un pochino per trovare la giusta inclinazione del fascio di luce, un po’ mi rimbalza sulla visiera e s’infila tra gli occhi e le lenti, cosi non va bene. Giro all’indietro la visiera, mi tolgo gli occhiali, la pioggia mi bagna il viso e di colpo mi sento bene, felice, era quello che volevo fare, questa volta la realtà è più bella del sogno. Per un po’ gioco con i movimenti della testa, più giù e mi s’illuminano le scarpe, più su ed il sentiero davanti a me non ha segreti, destra, sinistra ad illuminare gli alberi, son felice come un bambino. Ed il flipper si è completamente fermato.

So dove mi porteranno le gambe, sempre più dentro questo grande giardino, sempre più nel buio e più avanzo e più ritrovo la mia luce. I sentieri si susseguono, è come nella vita di tutti i giorni, corro più piano e con fatica le salitelle, vado leggero e più spedito nelle discesine e come nella vita sono circondato dal mondo ma sono solo, questa corsa è mia, è dentro di me che devo trovare la forza per concluderla bene. Ma stasera non è un allenamento, stasera è solo gioia di vivere, da solo, immerso in un contesto fantastico, con il viso bagnato di pioggia, la mia piletta che illumina il cammino, una grande tranquillità dentro e fuori.

Vorrei non fermarmi più, ma la vita ha le sue regole, il mio paradiso ha un orario di chiusura ed allora ritorno verso quel cancello, lo supero e mi ritrovo nel rumore, nel caos frenetico della solita vita.

Però non mi da fastidio, lo so che non posso farne a meno, è una parte del mio quotidiano e forse è giusto che sia cosi.

Ma so anche che quando il tilt si avvicina non devo fare altro che varcare un cancello: tutto si resetta e poi……. giù un altro gettone, si ricomincia.

 

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