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16 Gennaio 2006 -Milano-
Riflessioni sul "Trofeo Emilio Monga" di Luigi Viganò
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Cari amici,
dopo aver pilotato il Trofeo Monga fuori dalle secche in cui si è venuto a trovare in passato, e dopo averlo tenuto sufficientemente lontano dagli abbracci federali in modo che negli anni continuasse degnamente a vivere (naturalmente senza i fasti degli anni d’oro), è per me giunto il momento di riflettere sul futuro. Non lo vedo roseo e tenterò di spiegarmi sperando di non offendere nessuno. Qualora ciò avvenisse, chiedo scusa preventivamente.
Da parte delle Società lombarde (non faccio distinzione tra chi organizza e chi partecipa) percepisco sempre di più un atteggiamento di rinuncia a “fare” qualcosa in più oltre il necessario; rinuncia persino a “chiedere” qualcosa per (forse?) non dover in seguito “dare” qualcos’altro. Il necessario è sufficiente per la routine. Per tenere insieme il Monga ci vuole, appunto, quel qualcosa in più. Questo vale anche per il Brianzolo, il Club del miglio, il Fosso bergamasco e altri.
Questo qualcosa in più manca proprio in un momento in cui difficoltà di ogni genere aumentano nello sport e nell’atletica e particolarmente incombono sul movimento amatoriale. Immagino vi siate accorti che i campi gara sono sempre gli stessi, che non c’è più un minimo di ricambio. E su questi non si può contare all’infinito, vuoi per comprensibile stanchezza organizzativa, vuoi per problemi legati ai contadini, ai centri sportivi ai quali appoggiarci, nuove strade e cemento che invadono gli spazi residui, ecc. Questo per rimanere nello specifico del cross. Volendo spaziare oltre, l’elenco da fare sarebbe interminabile.
Invece e purtroppo, crescono le critiche che riguardano la ripetitività delle località, i requisiti tecnici dei percorsi, la calendarizzazione, i premi non all’altezza di…… Persino di una mia presunta proprietà del Monga. Il Monga è di tutti, è più vostro che mio. Nell’era preistorica dell’atletica amatoriale, le basi per la nascita e poi per la crescita, furono gettate a più voci. Io ho continuato solo per onorare la figura sportiva di Emilio (che non ho neppure conosciuto ma che certamente merita i sacrifici da me fatti insieme –e nel passato- a parecchi di voi) e per l’amicizia che ancor oggi mi lega a Manfredi Tretola, ideatore e. con l’U.S. Acli, “proprietario”del trofeo.
Quanto sopra può essere snobbato, condiviso, contestato, discusso o ignorato. Ma, purtroppo, è il mio stato d’animo che da qualche mese mi accompagna nelle vicende che ci legano nella nostra comune passione. Di questa avventura non rinnego e rimpiango alcunché, sarei pronto a ripeterla. Però, una cosa mi rammarica: che di questo stato d’animo se ne sia reso conto e me ne abbia amichevolmente parlato un solo dirigente. Un dirigente la cui sensibilità è grande più delle sue instancabili mani.
Può essere invece che tutto sia nella norma, e sono io a veder grigio. Che io abbia fatto, come si dice, il mio tempo e semplicemente sia ora di passare la mano. Nell’un caso o nell’altro lo faccio senza problemi, augurando a chi mi sostituirà altri decenni di continuità operativa e garantendo fin d’ora collaborazione nel passaggio delle consegne che avverranno dopo la prova di Castiglione e, se richiesta, disponibilità anche oltre.
A qualcuno devo delle scuse:
-Franco Barletta, recente destinatario dei residui di una mia incazzatura non completamente smaltita e causata da chi veniva prima di lui.
-Fernanda Vavassori Lanzini e figlie, per l’eventuale interruzione dell’operato (e quindi della memoria ) del marito e padre Mario, indimenticato artefice di un favoloso campionato italiano di cross nel lontano 92
-Flavio Ciozzani, se per i motivi sopra accennati non riuscirò ad “incastrare” degnamente l’ultima prova nell’affollato calendario
-Giovanni Vecchio, che da anni chiede le classifiche sul campo e ancora non le ha avute.
Un grazie a loro e a tutti gli altri che nei momenti d’emergenza hanno risposto.
E come sempre, buone sudate a tutti.