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16 Gennaio 2006 -Milano-

 

Riflessioni sul "Trofeo Emilio Monga"

 di Luigi Viganò

 

 
Luigi Viganò con Ivano Brugetti, campione olimpico,
medaglia d'oro nella 20 Km. di marcia ad Atene 2004 

 

Cari amici,

                        dopo aver pilotato il Trofeo Monga fuori dalle secche in cui si è venuto a trovare in passato, e dopo averlo tenuto sufficientemente lontano dagli abbracci federali in modo che negli anni continuasse degnamente a vivere (naturalmente senza i fasti degli anni d’oro), è per me giunto il momento di riflettere sul futuro. Non lo vedo roseo e tenterò di spiegarmi sperando di non offendere nessuno. Qualora ciò avvenisse, chiedo scusa preventivamente.

 

                        Da parte delle Società lombarde (non faccio distinzione tra chi organizza e chi partecipa) percepisco sempre di più un atteggiamento di rinuncia a “fare” qualcosa in più oltre il necessario; rinuncia persino a “chiedere” qualcosa  per (forse?) non dover in seguito “dare” qualcos’altro. Il necessario è sufficiente per la routine. Per tenere insieme il Monga ci vuole, appunto, quel qualcosa in più.  Questo vale anche per il Brianzolo, il Club del miglio, il Fosso bergamasco e altri.

 

                        Questo qualcosa in più  manca proprio in un momento in cui difficoltà di ogni genere aumentano nello sport e nell’atletica e particolarmente incombono sul movimento amatoriale. Immagino vi siate accorti che i campi gara sono sempre gli stessi, che non c’è più un minimo di ricambio. E su questi non si può contare all’infinito, vuoi per comprensibile stanchezza organizzativa, vuoi per problemi legati ai contadini, ai centri sportivi ai quali appoggiarci, nuove strade e cemento che invadono gli spazi residui, ecc. Questo per rimanere nello specifico del cross. Volendo spaziare oltre, l’elenco da fare sarebbe interminabile.

 

                        Invece e purtroppo, crescono le critiche che riguardano la ripetitività delle località, i requisiti tecnici dei percorsi, la calendarizzazione, i premi non all’altezza di…… Persino di una mia presunta proprietà del Monga. Il Monga è di tutti, è più vostro che mio. Nell’era preistorica dell’atletica amatoriale, le basi per la nascita e poi per la crescita, furono gettate a più voci. Io ho continuato solo per onorare la figura sportiva di Emilio (che non ho neppure conosciuto ma che certamente merita i sacrifici da me fatti insieme –e nel passato- a parecchi di voi) e per l’amicizia che ancor oggi mi lega a Manfredi Tretola, ideatore e. con l’U.S. Acli, “proprietario”del trofeo.

 

                        Quanto sopra può essere snobbato, condiviso, contestato, discusso o ignorato. Ma, purtroppo, è il mio stato d’animo che da qualche mese mi accompagna nelle vicende che ci legano nella nostra comune passione. Di questa avventura non rinnego e rimpiango alcunché, sarei pronto a ripeterla. Però, una cosa mi rammarica: che di questo stato d’animo se ne sia reso conto  e me ne abbia amichevolmente parlato un solo dirigente. Un dirigente la cui sensibilità è grande più delle sue instancabili mani.

 

                        Può essere invece che tutto sia nella norma, e sono io a veder grigio. Che io abbia fatto, come si dice,  il mio tempo e semplicemente sia ora di passare la mano. Nell’un caso o nell’altro lo faccio senza problemi, augurando a chi mi sostituirà altri decenni di continuità operativa e garantendo fin d’ora collaborazione nel passaggio delle consegne che avverranno dopo la prova di Castiglione e, se richiesta, disponibilità anche oltre.

 

                        A qualcuno devo delle scuse:

-Franco Barletta, recente destinatario dei residui di una mia incazzatura non completamente smaltita e causata da chi veniva prima di lui.

-Fernanda Vavassori Lanzini e figlie, per l’eventuale interruzione  dell’operato (e quindi della memoria ) del marito e padre Mario, indimenticato artefice di un favoloso campionato italiano di cross nel lontano 92

-Flavio Ciozzani, se per i motivi sopra accennati non riuscirò ad “incastrare” degnamente l’ultima prova nell’affollato calendario

-Giovanni Vecchio, che da anni chiede le classifiche sul campo e ancora non le ha avute.

 

                        Un grazie a loro e a tutti gli altri che nei momenti d’emergenza hanno risposto.

                        E come sempre, buone sudate a tutti.

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