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sabato 03 luglio 2004
Il Paradiso nella corsa
di Carlo Pupeschi
Nella mia immaginazione, quando mi capita di riflettere sulla vita, penso che il Paradiso sia l’equivalente al mio spazio dedicato alla corsa (che sia allenamento o gara), habitat che si materializza quando indosso le scarpette.
Dal quel momento la visuale di ciò che mi circonda assume un aspetto più a misura d’uomo: l’ambiente (ed io sono già fortunato ad abitare in un paese con verde e poco traffico) si fa più bello, noto gli uccelli, gli alberi, il profumo dell’erba è più intenso, il muschio è più verde, in autunno l’odore del bosco è ineguagliabile quanto indescrivibile, in primavera le piante che iniziano a germogliare sono uno spettacolo senza eguali. E poi il mio compagno di corsa sempre lì ad aspettarmi, il mio amato Naviglio: quando gli corro a fianco fantastico sulla sua vita, sui tempi che furono, quando era navigabile, i secoli di storia e di vite che sono passati su di lui.
Il Naviglio ha assistito anche alla crescita della mia “carriera” da tapascione, le fatiche di adattamento fisiche iniziali ad entrare in questo mondo le ho condivise con lui. Un mondo che mi ha sollevato dalla pigrizia fisica e mentale:perché la corsa oltre a che snellire, abbellire e tonificare il fisico, fa bene al cervello. Quando corro, i pensieri belli e brutti che la vita ci riserva vengono messi da parte, in una parte remota del mio cervello e viene dato spazio alla creatività, alla capacità di essere più umile, più altruista, più sociale. Questi gesti mi vengono più spontanei in occasione dell’ambito sportivo, quando per esempio passo la bottiglia d’acqua ad un altro runner che non ha fatto in tempo ad avvicinarsi al tavolo dei ristori, oppure quando si saluta una persona sconosciuta; si sa, mentre si corre ci si saluta con un piccolo accenno della mano, in questo gesto ci trovo tanta di quella spontaneità che non troverei in mille anni di saluti forzati nell’ambito lavorativo, tra parenti che magari non si possono vedere, tra “amici” per routine, e così via in tutte quelle falsità impostate da questa società del “se non ci guadagno in qualcosa non la faccio”.
Quando corro, anche alcune persone hanno un volto diverso, c’è chi sostiene che correndo si assume un’espressione stupida, invece per me alcune “facce in corsa” sono molto più significanti di tante altre immortalate sulle riviste patinate di vario genere. Nelle facce di alcuni runners si specchia la fatica, la passione, l’amore per uno sport che non regala niente, dove tutti i miglioramenti in termini di capacità di correre bene e tanto, lo si deve a se stessi, alla propria forza di volontà a caparbietà; quando ciò ovviamente non sia dovuto ad “aiuti” non consoni al naturale.
Spesso le amicizie nate nel mio Paradiso, sono brevi, senza nome ma intense e gratificanti quanto o superiori ad amicizie di lunga data, altre invece sfociano, per vicinanza e feeling, in veri e propri legami basati sulla lealtà e sincerità. Basta poco per riempire la mia giornata, ovviamente fatta non solo di corsa, ma come contorno alla mia vita già ricca di affetti e soddisfazioni lavorative.
Mi ritengo fortunato ad avere la chiave d’accesso al Paradiso della Corsa