La mia prima maratona

(vista dal cardiofrequenzimetro)

 

Vi siete mai trovati nell’imbarazzo di scegliere il cardiofrequenzimetro giusto tra i molti modelli disponibili?

A me è capitato e devo dire che ho faticato a trovare su internet delle esperienze dirette e disinteressate, specialmente sui modelli più recenti e poco diffusi.

Quanto segue è un resoconto di un lungo (42km) percorso in compagnia del modello di punta della gamma Polar.

Data la mia scarsa esperienza nella corsa (7 mesi) e nell’uso di un cardiofrequenzimetro (1 settimana), non azzardo giudizi universali o suggerimenti e mi limito a condividere le prime impressioni d’uso.

 

Il cardiofrequenzimetro
 

                    

Il Polar S625X è un cardiofrequenzimetro dotato di fascia toracica codificata, sensore di altitudine e temperatura, svariate funzionalità di calcolo della propria forma fisica.

E’ possibile collegarlo ad un pc tramite la porta a infrarossi, trasferendo verso il cardiofrequenzimetro le impostazioni create con un apposito programma e verso il pc i dati di ogni allenamento.

Ma l’unica caratteristica che lo contraddistingue veramente  dagli altri modelli è la presenza del sensore di velocità, che gli consente di misurare velocità e distanza percorsa

 


Il sensore di velocità
 

 

Lungo 8 cm, si attacca alla scarpa mediante una staffetta fatta passare sotto i lacci, in modo che sia solidale con il piede. I 70 gr. di peso con batteria potrebbe spaventare un po’ a prima vista, poi correndo ci si dimentica di averlo e viene istintivo guardare il piede per controllare se per caso non si sia staccato.

Il produttore dichiara che grazie ad una avanzata tecnologia a sensori inerziali è possibile non solo contare i passi ma anche capire la lunghezza della falcata alle varie andature e quindi ricavare velocità e distanza con una approssimazione migliore del 97%. Se si dispone di percorsi misurati con precisione è poi possibile correggere le impostazioni di fabbrica in modo da tarare il sensore in base alla propria corsa e raggiungere livelli di precisione maggiori.

Il sensore va acceso prima dell’uso e dialoga con l’unità da polso via radio, al pari della fascia toracica.  Sull’unità da polso vengono visualizzati: velocità istantanea, media, massima, distanza percorsa.

Le velocità possono essere espresse in km/h oppure min./km.

Un’altra funzione del sensore di velocità, che non ho ancora collaudato, è quella di fornire una guida nell’esecuzione di ripetute. Infatti è possibile programmare una sessione di ripetute indicando gli intervalli da effettuare e lasciandosi guidare dallo strumento su quando partire, accelerare, rallentare, fermarsi. La durata di ogni accelerazione può essere definita in tempo o distanza, oppure in termini di frequenza cardiaca da mantenere.

In tema di misurazioni di velocità/distanza va citato inoltre il sistema Bodylink della Timex, che a differenza del Polar si basa su un ricevitore GPS e risulta leggermente piu’ ingombrante avendo 4 componenti: unità da polso, fascia toracica, ricevitore, data recorder

 

 

Il banco di prova

 

38 anni di età, mai praticato sport di resistenza fino al Marzo di quest’anno, ho seguito una tabella di preparazione alla maratona dal titolo eloquente “Arrivare alla fine, in 30 settimane”, quindi senza velleità velocistiche di sorta. L’obiettivo è la partecipazione alla Milano City Marathon del 28 Novembre, ma avendo in programma l’ultimo lunghissimo di 42 km un mese prima, ho pensato di farlo direttamente in una maratona, quella di Verona del 31 Ottobre, in modo da approfittare dei ristori lungo il percorso. 

 

 

Si parte!

 

Sotto la pioggia, con i piedi che sprofondano nelle pozzanghere (per fortuna il sensore alla scarpa è impermeabile fino a 2 metri), si fa un giro per il centro della città e poi ci si dirige verso nord costeggiando il fiume Adige. Mi stabilizzo su un ritmo di 10 km/h con le pulsazioni a 155, poco al di sotto della mia soglia anaerobica (160).

Dal grafico si possono leggere chiaramente i primi rallentamenti (in seguito divenute soste) per i ristori e l’immediato effetto benefico sui battiti. Si nota inoltre come nelle salite è stato necessario ridurre l’andatura per poter tenere sotto controllo il battito.

 

Lo stesso grafico può essere visualizzato in funzione del tempo anziché della distanza, in questo modo c’è maggiore evidenza della reale durata dei rallentamenti e delle soste:

Dal grafico della velocità (linea blu) si può notare come le prestazioni siano degradate progressivamente a partire dal 20° km (2 ore di corsa), prima di allora erano scese solo in corrispondenza delle salite.

Ma cos’è successo al 20° km?

Eppure il peggio deve ancora arrivare...

Qualche altro grafico interessante:

 

In conclusione

 

Limitandoci a valutare gli aspetti tecnici (su quelli sportivi meglio sorvolare), c’è da dire che questo cardiofrequenzimetro ha l’indubbio vantaggio di consentire l’analisi “alla moviola” di una prestazione sportiva, grazie al rilevamento della distanza e velocità abbinate a battito e altitudine. Cosa c’è di meglio che tornare da una corsa, farsi una doccia e sedersi in poltrona a rivivere gioie e dolori delle proprie fatiche?

In più è possibile confrontare più prestazioni sovrapponendo in trasparenza i rispettivi grafici (particolarmente utile quando il percorso è lo stesso) e verificare per esempio i progressi cardiovascolari oppure confrontare le strategie di gara.

Con l’accumularsi di registrazioni è inoltre possibile ricavare un grafico settimanale, mensile, annuale sul tipo e la qualità degli allenamenti. Inoltre i più accaniti possono esportare in Excel i dati per ulteriori analisi personalizzate.

La precisione del sensore di velocità, anche in assenza di taratura, è più che sufficiente a fornire un’indicazione di velocità mentre si corre e per collocare gli eventi lungo il percorso.

A onor del vero va detto che il grafico ottenuto nel corso della maratona presentava alcuni picchi anomali (1 relativo al battito e 4 relativi alla velocità), per esempio risultava che avessi raggiunto punte di 20km/h (che mi sento di escludere). Tali picchi sono stati eliminati mediante una funzione del software in dotazione, da utilizzare, come recita il manuale, “per correggere eventuali errori di ricezione dai sensori dovuti a campi elettromagnetici, linee ad alta tensione, ecc.”.

In ultimo, da segnalare la possibilità di utilizzare il cardiofrequenzimetro sott’acqua (fino a 30 metri di profondità) o mentre si va in bicicletta (eventualmente corredandolo di sensori di pedalata e velocità).

 

Per commenti, domande, approfondimenti:

 Marco Bordieri, 4 Novembre 2004

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